- Il trailer di Black Mirror 7 e quando esce
- L'estate nei tuoi occhi 3, l'ultimo capitolo
- Il ragazzo dai pantaloni rosa su Netflix
A meno che non abbiate vissuto in una caverna in questi ultimi giorni avrete senza dubbio sentito parlare di Adolescence, una nuova serie Netflix britannica con protagonista un 13enne dalla faccia pulita e solo apparentemente innocente che in realtà nasconde un terrificante segreto. Se non l'avete ancora fatto, guardatela il prima possibile e questo per due ottimi motivi: numero uno, perché presto vi verrà la FOMO; numero due perché è una visione tragicamente necessaria, oggi più che mai.
Di cosa parla Adolescence
La serie, diretta da Philip Barantini, racconta la storia dell'arresto di Jamie Miller (il giovanissimo Owen Cooper, da Oscar) un ragazzino accusato dell'omicidio di una compagna di scuola, Katie, massacrata a colpi di coltellate.
La trama, vista così, sembra simile a quella di altri prodotti seriali con protagonisti degli adolescenti (pensiamo a Tredici) ma è il modo in cui viene sviluppata ad essere unico nel suo genere. Ogni puntata (quattro in totale) è girata in un unico piano sequenza: si tratta di una scelta stilistica che regala a Adolescence da un lato un ritmo impagabile, dall'altro un senso di costrizione allo spettatore, che ha la sensazione di dover per forza terminare ogni puntata con il fiato sospeso.
I dialoghi sono semplici, diretti ed immediati, lo sviluppo è lineare e questo, in un'epoca dove la soglia di attenzione si sta abbassando sempre di più, è una manna dal cielo. Pochi prodotti seriali come questi ti inchiodano alla poltrona, anche in funzione di un elemento di non poco conto: alla storia di Jamie, per quanto sia un criminale, finisci in qualche modo per affezionarti. E si nasconde proprio qui l'orrore più puro, quella che alcuni chiamano la banalità del male.
Perché qualunque ragazzo dovrebbe guardare Adolescence?
La miniserie tratta di un tema attuale come non mai, quello del movimento incel, i membri maschi di una subcultura online che si sono convinti di non essere attraenti a causa dell'atteggiamento del genere femminile, che tendono così a oggettificare e sessualizzare, e questo nonostante il loro odio subdolo carico di misoginia. Negli ultimi anni, questo tipo di pensiero - di una violenza inaudita - è stato cavalcato anche da personaggi come Andrew Tate, che proprio grazie alla rete ha raccolto intorno a sé un nutrito gruppo di proseliti.
Adolescence esplora la tematica senza però mai diventare didascalico, ma anzi spargendo i suoi messaggi allo spettatore con il contagocce, permettendo a chi guarda la serie di comprendere le radici dietro al fenomeno evitando però di esplicitare alcunché.
Capiamo che il clima che si respira è pesantissimo da tanti piccoli indizi, da un ragazzino che prende in giro il compagno perché «si è fatto picchiare da una femmina», all'addetto del centro psichiatrico dove Jamie è rinchiuso che continua a fare del sottile mansplaining alla psicologa che segue il ragazzo prima del processo.
Ma Adolescence è molto, molto di più. E l'approfondimento psicologico sui genitori è l'elemento che rende questa serie non soltanto sconvolgente, ma anche straziante.
I genitori hanno davvero piena consapevolezza dei loro figli?
Il bello di Adolescence è che - in un modo non molto diverso da Anatomia di una caduta - non sembra voler dare un'unica risposta certa, ma aprire tanti diversi scenari e lasciare a noi spettatori la decisione finale sul giudizio dato ai personaggi.
Senza fare eccessivi spoiler, è importante sottolineare che fino alla fine - nonostante quello che accade nel primo episodio - non ci è chiaro se Jamie abbia effettivamente compiuto quel femminicidio, ci sembra tutto talmente assurdo da non sembrare reale. La speranza resta viva, ed è un pensiero che ci tormenta per mille motivi diversi. Ma c'è di più.
La serie racconta infatti anche la disperazione di una madre e un padre che, per quanto si considerano bravi genitori, si interrogano su cosa possa essere andato storto, sul perché non si fossero accorti di nulla, su quali fossero le loro reali responsabilità. Ma anche qui, una risposta certa non c'è, soltanto una riflessione, lasciata aperta sull'immagine di un peluche posato nel letto di una cameretta e rappresentazione di un'innocenza svanita senza che nessuno se ne fosse accorto.
Straordinario, in questo senso, il lavoro svolto dal regista nel raccontare una storia senza banalizzare il ruolo maschile, quello del padre, che pur nei suoi momenti di rabbia violenta e sconforto rimane per tutta la serie quanto di più distante dal concetto di mascolinità tossica di cui tanto sentiamo parlare.
Nelle battute finali Eddie Miller (Stephen Graham), il papà di Jamie, si rivolge all'adorata moglie Manda (Christine Tremarco) chiedendole cosa abbiano fatto per meritare una figlia eccezionale come la sorella di Jamie, Lisa (Amélie Pease): nella risposta della donna, tanto semplice quanto eccezionale, è racchiuso tutto il significato del film. Un senso, quest'ultimo, che lasciamo a voi interpretare, anche perché Adolescence la dovete assolutamente recuperare, quanto prima. Imperdibile.













