Sanremo è Sanremo, ormai lo sanno pure quelli che la tv non la accendono da anni. Quest’anno il Festival di Carlo Conti avrebbe dovuto mantenere la sua identità pop - conquistata grazie al rebranding delle cinque edizioni di Amadeus - ma ritornando a una dimensione più intimista, meno ancorata ai gossip e più orientata all'intrattenimento musicale. In effetti, almeno per la prima serata in onda l’11 febbraio, così è stato: abbiamo avuto tanta musica, ma senza poter tirare un respiro tra le esibizioni.
Il livello delle canzoni è mediocre, come si legge ovunque da quando i giornalisti hanno avuto l'accesso ai pre-ascolti del 20 gennaio. La maggior parte dei brani si dimentica facilmente: fanno eccezione il pop di Gaia e Olly, che canteremo sicuramente nei prossimi mesi e diventeranno brani da record di ascolti.
Sorprendono poi l'esibizione di gran classe di Joan Thiele che ha fatto conoscere al pubblico la sua "Eco", un brano di grande ricerca che in poco tempo ci porta negli anni '60, tra la Mina dei caroselli in tv e la colonna sonora di un film western. L'altra grande rivelazione è Lucio Corsi, cantautore che si fa conoscere così al grande pubblico con un testo bellissimo che parla di fragilità e paure («Vivere la vita / È un gioco da ragazzi / Me lo diceva mamma ed io / Cadevo giù dagli alberi / Quanto è duro il mondo / Per quelli normali / Che hanno poco amore intorno / O troppo sole negli occhiali); non può mancare poi il cantautorato di Brunori Sas, con un brano dedicato alla figlia Fiammetta e alla bellezza della genitorialità, Simone Cristicchi, con la dedica alla madre che ha commosso tutti. Gran ritorno di Achille Lauro, poi, con "Incoscienti giovani", una ballad classica che conferma il ritorno in gran classe dell'artista romano sul palco dell'Ariston.
Uno spettacolo con l’avanti veloce
Conti ha preso a cuore la missione di chiudere a un’ora decente (spoiler, non ci è riuscito) e di presentare i 29 cantanti in gara, compresi i vari ospiti della serata, senza perdersi in troppi fronzoli. Apprezziamo lo sforzo, ma il risultato è che non ci siamo goduti nulla: né la bellissima esibizione di Achille Lauro in frac né quella, straziante, di Simone Cristicchi, o la prova di Olly, di Brunori o di Elodie. Il volto di Tony Effe in bianco e nero mentre cantava il suo stornello? Sparito in un lampo. Fedez che intona "Battito"? Volatilizzato in un nonnulla. Insomma, tutti sono saliti sul palco in fretta e furia, giusto il tempo di consegnare il mazzo di fiori di Sanremo e poi via, verso il prossimo concorrente. Non c’è stato, a dire il vero, neanche il tempo di soffermarsi sui look - a parte su quelli della co-conduttrice Antonella Clerici, impossibili da non notare visto il livello di glitter - e neppure sulle sensazioni negative: ci siamo annoiati? Non lo sappiamo. Ci siamo divertiti, anche solo di striscio? Non lo abbiamo capito.
Nella foga di lasciare indietro il superfluo per dare spazio alla musica, la prima serata di Sanremo 2025 si è però dimenticata lo spettacolo: il puro, semplice intrattenimento che, appunto, diverte e ha nella sua ragion d’essere offrire spunti per discussioni, battute, prese in giro, tweet e meme. Le canzoni ci hanno messo del loro (non tutte, ovviamente) ma non è bastato: all’1 e 15 del mattino, quando il direttore artistico e conduttore ha chiuso ufficialmente la prima serata (in anticipo!), ci siamo risvegliati come dopo un sonno profondo, intontiti senza sapere bene il perché. Ci sono ancora quattro puntate per rifarsi, siamo fiduciosi: non pretendiamo i palpiti che ci ha regalato il dissing tra Morgan e Bugo e neanche le emozioni che ci ha regalato Blanco che spacca il palco con i mazzi di rose, ma qualche brivido, insomma, ce lo meritiamo. È lo show, bellezza. Ma lo show, dov’è?
La classifica dei primi 5 della prima serata
Achille Lauro
Brunori Sas
Giorgia
Lucio Corsi
Simone Cristicchi











