In Mare Fuori di scene violente e disturbanti ce ne sono molte. Eppure le più angoscianti a livello psicologico riguardano senza ombra di dubbio il personaggio di Viola. Capelli rossi e sguardo gelido, la giovane detenuta interpretata da Serena de Ferrari è impossibile da dimenticare. Viola manipola le persone, le spinge a farsi del male fisico, se lo fa lei stessa, è cinica, calcolatrice, bisognosa di attenzioni ma allo stesso tempo solitaria e sprezzante. Fino all'epilogo più tragico. Molti fan della serie, su TikTok, hanno provato a trovare delle spiegazioni al suo comportamento ma, secondo de Ferrari, «dignosticare Viola» è solo dannoso.

L'attrice, che dall'uscita della serie ha più volte ricevuto insulti per via del personaggio che interpreta, ha parlato su Instagram dell'importanza di non cercare di giudicare o categorizzare le persone. «Volevo parlare di una cosa che mi sta molto a cuore. Ultimamente, sto capitando su un sacco di TikTok, commenti, ecc. di persone che vogliono “diagnosticare” Viola», ha detto. I fan, probabilmente, lo fanno perché alcuni tratti del personaggio risultano particolarmente problematici e abusanti e potrebbero far suonare campanelli di allarme in chi ha vissuto relazioni violente. Secondo l'attrice, però, bisogna andarci piano nel giudicare il malessere delle altre persone. «Io sto lavorando a questo personaggio da 4 anni e per chi è attore, saprà bene che per preparare un personaggio ci sono i salti mortali. Ricerca sui libri, documentari, osservazione, tantissimo lavoro per mettere su un personaggio. Specialmente uno come Viola».

«Io stessa sono in psichiatria da anni, ho studiato neuroscienze e psicologia (…)», ha aggiunto de Ferrari, «Nella psichiatria moderna oltretutto, non esiste diagnosi, non si diagnostica, perché le persone cambiano di continuo, il cervello muta in continuazione. Viola stessa non è la stessa nelle tre stagioni. E sentire che è schizofrenica, psicotica, narcisista, sociopatica, mi sembra esagerato. Esagerato nel senso che non è così semplice. Soprattutto dopo aver vissuto quattro anni nella pelle di Viola». Secondo l'attrice bisognerebbe accettare che « le persone sono complesse, i personaggi sono complessi, il cervello è infinito e non abbiamo neanche scoperto tutto». «Quindi facciamoci più attenzione», ha concluso, «Più attenzione a noi stessi e a quanto siamo complicati. Io dopo 4 anni ancora non mi sento di dire "Viola è così" o "è cosà" perché sono talmente tante le cose, talmente tanti i fattori che influiscono su un malessere, su una malattia, talmente tanto il dolore, che non è giusto».