Lei cucina la cena, lui fa detonare un esplosivo. Lei si allena in salotto, lui carica il fucile sul carro armato. Il video di "Tango" che Tananai ha lanciato ieri notte per accompagnare il suo brano in gara a Sanremo stringe un nodo in gola e ci riporta indietro di un anno. Prima c'è un amore normale, ci sono i selfie e le risate, le gite nella neve e i pomeriggi sul divano. Poi le metropolitane come rifugi antiaereo, le valigie da fare per lei, le armi da impugnare per lui. Tananai ha scelto di raccontare un amore separato dalla guerra e nutrito dalla speranza di rivedersi, quello di Olga e Maxim.
Sarebbero potuti esserci anche loro tra quelle coppie che si salutavano alla stazione allo scoppio della guerra con un ultimo bacio. A noi allora erano arrivate solo le foto e qualche racconto, ma cosa è successo dopo? Amori fatti di videochiamate in pausa tra un combattimento e l'altro a distanza di chilometri con i bombardamenti in sottofondo. «Amore mio, noi stiamo bene, fa un po' meno freddo. Ora ci sono -12 gradi ma c'è molto vento. Comunque non abbiamo freddo. Mi sta scaldando il tuo amore e il tè». Le parole di Maxim sono la lettera di un soldato al fronte girata con uno smartphone. Il video di "Tango" è stato diretto da Olmo Parenti per la produzione di A Thing By. Olga e Maxim sono due ragazzi di 35 anni provenienti da Smolino, una città ucraina nella provincia di Kirovohrag, con una figlia di 14 anni, Liza.
«Ero impegnato nella scrittura di "Tango" quando mi è stata raccontata da amici la storia di Olga e Maxim», racconta Tananai a La Stampa, «e sono stato subito travolto da emozioni forti e contrastanti. L’obiettivo della mia musica è sempre stato quello di arrivare a più persone possibili e mi sembrava giusto, visto il tema della canzone, dare voce e immagini alla testimonianza di questi due ragazzi ucraini, rappresentando una delle tipologie di relazione a distanza, quella a cui non penseremmo mai: la separazione forzata a causa di una guerra. È passato un anno dall’inizio di questo conflitto e forse ci siamo dimenticati che non si tratta solo di strategia e politica ma di quotidianità che si sfaldano e si riadattano per non far svanire ogni traccia di umanità, di amore». Il cantautore ha spiegato di aver riflettuto sul concetto di lontananza sia fisica che emotiva mentre scriveva il brano per il Festival. «La lontananza», spiega il cantante, «presuppone che ci si debba godere la bellezza, la semplicità e il romanticismo delle piccole cose che si vivono quando si sta insieme fisicamente, così di conseguenza diventa “bello, bello, bello” anche stare in ginocchio davanti a un sexy shop e dichiararsi».











