C’era grande attesa intorno all’arrivo di Drusilla Foer (alter ego di Gianluca Gori) sul palco dell’Ariston in occasione della terza serata del Festival di Sanremo 2022, soprattutto dopo le polemiche che, in questi giorni, hanno colpito duramente le altre co-conduttrici della kermesse canora, ovvero Ornella Muti e Lorena Cesarini.

Donne che hanno diviso il pubblico del Festival, ma spontanee e vere, proprio come lo è stata Drusilla che, non appena è comparsa in scena, ha fatto immediatamente capire a tutti il motivo del suo successo: un grande carisma, donna dall'eleganza abbagliante, leggerezza mai frivola e la capacità di farsi ascoltare senza dover mai alzare la voce. Tre doti che sul palco dell'Ariston sono pressoché fondamentali.

Naturalmente da un personaggio di questa caratura non ci si poteva non espettare ironia, verve e carattere, così come un piglio brillante e la battuta sempre pronta che ha tenuto il pubblico costantemente attento anche a notte inoltrata. Ed è proprio a fine serata che Drusilla ha avuto lo spazio che meritava, per un monologo rivolto a tutto il pubblico: parole intorno all’unicità e alla bellezza di aprirsi agli altri senza più paura come invece accade oggi, quando il timore per l’altro si trasforma troppo spesso in odio.

«Ci sono tanti temi che affollano la mia mente, ma non voglio ammorbare il pubblico. Diversità è una parola che non mi piace, crea distanza, ha qualcosa in sé di comparativo che non mi piace. Le parole sono come gli amanti, quando non funzionano più vanno cambiate», ha esordito Drusilla che, con il suo monologo, è riuscita a farci riflettere strappandoci anche un sorriso, dimostrando ancora una volta la sua capacità di arrivare agli altri con quel po' di ironia che rende tutto meno pesante, anche se il tema trattato è delicato, e merita di essere maneggiato con cura.

«Ho cercato un termine che possa sostituirlo e ne ho trovato uno molto convincente: unicità. Mi piace molto, perché tutti siamo capaci di notare l’unicità dell’altro e pensiamo di essere unici. Per niente. Per comprendere la nostra unicità dobbiamo capire di cosa è composta, di cosa siamo fatti noi. Certamente cose belle come i valori, i talenti. Ma ci sono anche cose meno belle, come le paure, le fragilità. Non è facile entrare a contatto con la propria unicità, perché ci sono tante cose che ci compongono. Io direi di tenere insieme tutte le cose che ci abitano, belle e brutte, e si portano in alto, si sollevano insieme a noi, in un grande abbraccio, gridando “che bellezza!”. Tutte queste cose sono io, sarà una figata pazzesca», ha proseguito Drusilla lasciandosi trascinare dalle parole arrivando quasi alle lacrime ma senza mai abbandonarsi completamente, poiché quello che stava dicendo era importante e il messaggio doveva arrivare forte e chiaro, senza sbavature.

«Sarà bellissimo abbracciare la nostra unicità. A quel punto sarà più probabile aprirsi all’unicità dell’altro, e uscire da questo stato di conflitto che ci allontana. Vi chiedo di dare un senso alla mia presenza qui, tentando un atto rivoluzionario, che è l’ascolto, di se stessi e degli altri. Promettetemi che ci proveremo, ascoltiamo, accogliamo il dubbio, anche solo per essere certi che le nostre convinzioni non siano solo convenzioni. Facciamo scorrere i pensieri in libertà, senza pregiudizio e vergogna» ha poi concluso la co-conduttrice del Festival, le cui parole potentissime hanno chiuso in bellezza una serata dedicata alla musica, alla condivisione e all’unicità.