L'ombra di un vampiro può essere più lunga di quella di un uomo comune, soprattutto se quel vampiro ha i tratti di Robert Pattinson. Nonostante una carriera passata a cercare di demolire l'immagine del "bel tenebroso" attraverso ruoli importanti e collaborazioni con i più grandi registi mondiali, l'attore britannico sembra condannato a una sorta di immortalità cinematografica (forse) non desiderata: quella di Edward Cullen.

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Robert Pattinson e il "ritorno" di Twilight: il successo sui social e il rapporto con i fan

Nei giorni scorsi Robert Pattinson è stato a Roma insieme a Zendaya per la promozione del film The Drama, per questo motivo hanno incontrato molti fan, alcuni dei quali ancora legati all'indimenticabile Edward. Cartelli che inneggiano alla saga di Twilight, magliette con i volti della famiglia Cullen e un caos che sembra non aver risentito dei quasi vent'anni passati dal primo capitolo.

Questo fenomeno non si limita alle piazze: i social network, in particolare TikTok, sono stati letteralmente inondati da nuovi montaggi video e edit nostalgici che ripropongono i momenti più iconici della storia d'amore tra Bella ed Edward.

Eppure negli ultimi anni Pattinson ha lavorato con maestri del cinema d'autore come David Cronenberg in Cosmopolis, ha interpretato figure tormentate in The Lighthouse e si è caricato sulle spalle l'eredità pesante dell'Uomo Pipistrello in The Batman. Eppure, durante le interviste promozionali, le domande tornano spesso lì, tra le foreste piovose di Forks. Addirittura le sue partner di set, da Jennifer Lawrence a Zendaya, vengono interrogate sulla loro posizione nel celebre dilemma "Team Edward o Team Jacob".

Una dinamica che Pattinson oggi affronta con una maturità ironica - scherzando sul fatto che nessuno sia realmente dalla parte del lupo mannaro - ma che sottolinea quanto sia difficile, per un attore, slegare la propria identità da un ruolo che ha definito l'adolescenza di un'intera generazione.

La carriera di Robert Pattinson dopo Edward Cullen: tra film d'autore e grandi successi

Negli anni immediatamente successivi alla fine della saga, Pattinson aveva manifestato un certo distacco, quasi un'insofferenza, verso quel successo mondiale che rischiava di soffocarlo. Aveva "rinnegato" l'isteria collettiva, ammettendo che le richieste assurde dei fan - come quella di essere morsi - lo avevano spinto a cercare rifugio in produzioni indipendenti e meno esposte.

Tuttavia, il tempo sembra aver risanato questo rapporto conflittuale. In recenti interviste, l'attore ha ammesso che, ora che l'isteria si è placata, riesce a guardare a quegli anni con un po' di affetto, riconoscendo che senza Edward Cullen non avrebbe avuto il potere contrattuale per scegliere i film di Christopher Nolan o Denis Villeneuve.

È giusto continuare a chiedergli di Twilight nel 2026? La risposta sta in una zona grigia. Da un lato, ignorare un curriculum così pieno di interpretazioni di successo appare come una mancanza di rispetto verso l'evoluzione di un interprete eccezionale. Dall'altro, è innegabile che il cinema viva di icone, e quella di Edward è una di queste.

Pattinson sembra aver trovato un equilibrio: non fugge più, ma non si ferma a contemplare il passato. Accetta la nostalgia dei fan come un tributo alla sua capacità di aver creato qualcosa di duraturo e cerca di farsi una risata.