Di Guillermo del Toro, che ha diretto La forma dell’acqua, Pinocchio (nella sua versione animata), e ancora Frankenstein (in concorso alla Biennale Cinema 2025), si parla moltissimo, ma sempre in relazione ai suoi film. Cosa si cela, invece, dietro l’estro artistico di uno dei più grandi registi contemporanei?

Il documentario Sangre del Toro di Yves Montmayeur, regala allo spettatore la possibilità di conoscere il regista sotto una luce nuova, più personale, che conserva le sue radici tra Parigi e la sua città natale, Guadalajara, nel cuore del Messico, e con questa l’ossessione del suo popolo per la morte, che insieme a reliquie e tradizioni religiose (un souvenir del colonialismo cattolico), costituiscono le premesse di un film, un viaggio, nella mente di del Toro e i misteri che popolano le sue produzioni. A Orizzonte Mare, Montmayeur racconta del suo biopic, candidato nella sezione Venezia Classici (documentari sul cinema) dell’82esima edizione della Mostra, e dipinge una quadro intimo di del Toro e dell'immagine del "mostro", che anima tutti le sue produzioni, e forse, ciascuno di noi.