Dopo Sanremo 2025, tanti ritornelli hanno invaso le nostre playlist e le nostre menti. Ma ce n’è uno che non è nato da un vero e proprio testo, bensì da un modo unico di tenere il ritmo, di dare vita alla musica attraverso il corpo. Un’espressione spontanea, quasi magica, che ha trasformato una semplice coreografia in un fenomeno virale. “Io non lo so dire bene come lo fai tu” è la prima cosa che dico a Carlos Diaz Gandia mentre cerco di ripetere quelle parole che ormai risuonano nelle nostre teste da un paio di settimane. Lui sorride con estrema naturalezza e dolcezza, perché è vero: “Shom sha sha tichita-tà-tà”, detto da lui, ha qualcosa di speciale che nessun altro può replicare. Non è solo un suono, non è solo un ritmo: è un’energia che parte da dentro, dalla sua passione viscerale per la danza, dalla dedizione che lo ha portato a farne il suo lavoro. È quella scintilla che, senza bisogno di spiegazioni, arriva dritta alle persone, facendole sorridere, ballare, sentirsi parte di qualcosa. Ed è proprio questa ondata di energia positiva che ha fatto innamorare TikTok di Carlos. Tutto è iniziato con un video girato dalla make-up artist di Gaia — cantante con cui Carlos ha collaborato alla coreografia di "Chiamo io, chiami tu" — che catturava un momento spontaneo e autentico: per incoraggiare Gaia a dare il massimo, Carlos ripeteva quel motivetto con la sua inconfondibile energia. In poche ore il video è esploso, fino a diventare un tormentone impossibile da ignorare. Un successo nato dal nulla e arrivato ovunque, persino in televisione: lo scorso weekend, infatti, Carlos è stato ospite di Fabio Fazio a "Che tempo che fa". Ci troviamo a Milano, dove Carlos viene almeno 2-3 giorni al mese, partendo da Madrid o da qualunque angolo del mondo dove la danza lo porti. Milano è diventata quasi una "seconda casa" per lui, grazie alle connessioni profonde che ha saputo intrecciare nel tempo con artisti e creativi. Quando lo incontri, basta osservare il suo modo di muoversi, il suo modo di parlare, per capire che in lui c’è molto più di un personaggio virale sui social e molto più di un semplice coreografo. Carlos possiede un’energia pura, potente, quasi magnetica, capace di travolgere chiunque lo circondi. Un dono che non è mai stato scontato, ma che ha saputo riconoscere e coltivare fin dal principio. Ed è proprio da quel riconoscimento, da quel momento che segna l'inizio del suo percorso, che prende avvio la nostra chiacchierata.

Sei diventato virale sui social grazie al video con Gaia, ma per chi ancora non ti conosce, come ti descriveresti?

«Ti direi che Carlos è un ragazzo spagnolo di trent'anni, un po’ pazzo…o meglio, loco, come diciamo in Spagna. Sono una persona innamorata dell'arte e della musica, e ho lavorato duramente per trasformare il mio sogno in realtà. Oggi sto vivendo il momento che ho sempre desiderato, e questo mi rende davvero felice. Quindi, per concludere, direi che Carlos è semplicemente un ragazzo che sta realizzando i suoi sogni».

Svegliarsi e scoprire di essere in tendenza su TikTok dev’essere un’esperienza particolare. Come hai vissuto quel momento? Ti affascina il mondo dei social e degli influencer?

«È stata una sorpresa incredibile, qualcosa che non mi sarei mai aspettato. Il coreografo, di solito, è una figura che resta dietro le quinte, nascosta dalle telecamere. In questo caso, invece, il coreografo era al centro dell’attenzione, ed è stato bellissimo dare risalto a questo ruolo, non solo per me, ma anche per i miei colleghi. È un modo per avvicinare il pubblico al nostro mondo, facendo capire quanta preparazione e dedizione ci siano dietro ogni esibizione di un artista. Mi è piaciuto molto perché è emersa anche la mia personalità, il ritmo che sento dentro. Quello che si vede in quel video sono io al 100%. È stato incredibile percepire le good vibes che sono riuscito a trasmettere alle persone. Ho ricevuto messaggi bellissimi, come chi mi scriveva che vorrebbe impostarmi come sveglia per iniziare la giornata con la giusta energia. Forse molte persone hanno colto proprio la gioia che provo per la vita e per il mio lavoro. Ho ricevuto un’infinità di messaggi positivi da tutta Italia e anche dall’estero. Ovviamente, ci sono sempre commenti negativi, frasi che preferiresti non leggere. Credo che alcune persone non siano ancora pronte ad accettare qualcuno come me, con il mio fisico, nel mondo dell’intrattenimento. Ma io ascolto, prendo quello che mi serve e vado avanti per la mia strada. Alla fine, ciò che conta davvero è l’energia che arriva alle persone, quel workflow potente che si crea con ogni artista e ogni volta che ballo».

«Tichita-tà-tà» è ormai il tuo marchio di fabbrica per tenere il tempo e guidare gli artisti nelle coreografie. È sempre stato così? Da dove nasce questo tuo modo unico di esprimerti?

«Credo che inventare parole per accompagnare i movimenti sia una cosa molto comune tra noi coreografi. È un modo personale e divertente per far percepire il ritmo a chi sta imparando una coreografia. Spesso, quando insegniamo, lo facciamo senza musica per spiegare i movimenti con più calma, e queste parole diventano un supporto per trasmettere il tempo e l’energia giusta. Nel caso della coreografia con Gaia, mi è venuto tutto in modo spontaneo. Volevo darle la carica giusta per dare il massimo sul palco, e lei ha spaccato al 100%! Quando il video è uscito, le persone si sono divertite, si sono gasate… segno che quell’energia è arrivata forte anche a loro».

Quando è nata la tua passione per la danza e cosa ti ha spinto a intraprendere questo percorso?

«Ballo da quando ancora non sapevo nemmeno camminare, ma avevo già l’istinto di muovermi a ritmo. Credo che questa sensibilità appartenga a tutti, ma chi lavora con la danza la sente in modo ancora più forte. Fin da piccolo mi sono sempre sentito connesso alla musica: inizialmente suonavo il pianoforte, poi un giorno ho provato a ballare… ed è stato amore a prima vista. La danza mi ha fatto scoprire una felicità nuova. Ricordo che ero felice ogni giorno, ma soprattutto il lunedì, quando avevo lezione. Crescendo in Spagna, nel periodo in cui sono nato, non vedevo molte figure come me nel mondo della danza, anche per via del mio fisico. Non è stato facile e, all’inizio, non riuscivo nemmeno a immaginare che potesse diventare una carriera. Col tempo, però, la danza è diventata il mio stile di vita. Ho iniziato con piccoli progetti e collaborazioni che mi hanno fatto crescere, fino a guadagnare i primi soldi. Passo dopo passo, ho capito che forse dovevo crederci davvero, perché la danza poteva essere molto più di una passione: poteva diventare la mia vita. Così, a vent’anni, ho aperto la mia scuola di danza a Valencia, che esiste ancora oggi. È stato in quel momento che ho capito che la danza non era solo un sogno, ma il mio futuro».

Aprire una scuola di danza a vent'anni è decisamente presto...

«Sì, mamma mia! Però io sono veramente una persona matta, capito? Io sento proprio che non mi posso fermare. Sono continuamente ispirato da tutto e sento il bisogno di creare. Dopo dieci anni dall'apertura la mia scuola di danza è ancora lì e continuiamo a spaccare come abbiamo sempre fatto. Sono molto felice e orgoglioso».

Quali sono state le maggiori difficoltà che hai affrontato nel tuo percorso da ballerino a coreografo?

«Credo che la danza sia una carriera unica nel suo genere. Noi coreografi lavoriamo costantemente con le nostre emozioni: non è un lavoro meccanico, dove si entra in ufficio, si svolge un compito e poi si stacca completamente. La nostra professione è fatta di energia, sentimenti e passione, e tutti gli ups and downs della vita personale si riflettono inevitabilmente anche nella carriera. Per me, la sfida più grande è stata rimanere sempre umile e dare il massimo ogni giorno per realizzare i miei obiettivi. È stato un percorso impegnativo anche dal punto di vista emotivo, soprattutto quando ho ricevuto critiche legate al mio corpo. Purtroppo, molte persone non sono ancora pronte ad accettare un ballerino con un fisico diverso da quello stereotipato, e spesso si fermano alle apparenze senza considerare il talento o il lavoro che c’è dietro. All’inizio, il giudizio superficiale può essere un ostacolo: vieni escluso, sottovalutato. Ma poi, quando le persone vedono davvero quello che faccio, rimangono sorprese. Per questo, il mio motto è sempre stato "Don’t judge a book by its cover"».

Parlando infatti di progetti, tra le tante collaborazioni importanti spicca quella con Will Smith. Com’è nata questa opportunità e com’è stato lavorare con lui?

«In Spagna si tiene un evento di grande rilevanza chiamato "La Velada del Año", che coinvolge streamer e celebrità ed è organizzato da Ibai Llanos. In una delle edizioni, Ibai aveva invitato Will Smith per una performance e serviva qualcuno che creasse una coreografia per lui. È così che sono arrivati a me. Quando mi hanno contattato, non ho avuto dubbi: ho accettato subito di collaborare. Lavorare insieme è stato così naturale e stimolante che da lì sono nati altri progetti. Per me, Will Smith è sempre stato un idolo: lo guardavo in TV da bambino e ballavo le sue canzoni nella mia cameretta. Poter collaborare con lui è stato un traguardo incredibile per la mia carriera, un vero successo personale e professionale. L’esperienza è stata unica e il suo team si è rivelato straordinario. Sono davvero grato per questa opportunità che la vita mi ha regalato».

È questo il progetto che consideri "il tuo più grande successo" o c'è un altro traguardo che ti sta più a cuore?

«Forse la collaborazione con Mahmood è quella che mi sta più a cuore. È un artista che stimo molto e con cui lavoro da anni. Quando abbiamo iniziato a collaborare, non era ancora così famoso, quindi è stato un po' come crescere insieme. Un momento che ricordo benissimo è stato l'esplosione di "TUTA GOLD" come singolo. In quel caso, la coreografia era davvero un tutt’uno con il brano, si era creata un’energia potentissima. Quando ho visto migliaia di video sui social di persone che replicavano la coreografia, non riuscivo a crederci. Un altro traguardo speciale per me è stato quando "ESTÁS BUENÍSIMO" di Nathy Peluso ha vinto il Latin Grammy come miglior video. In quel caso, la coreografia era la vera protagonista del videoclip, quindi per un coreografo è stata una soddisfazione immensa. Non ci potevo credere: ero a casa con il mio fidanzato, piangevo dalla felicità».

E se potessi scegliere un artista con cui collaborare in futuro, chi sarebbe?

«Anna Peppe, let's go! Per me è una vera icona di stile, una hitmaker incredibile. Ha un appeal internazionale che sento molto vicino al mio. Penso che sia pronta per immergersi ancora di più nel mondo della coreografia e sono sicuro che lavoreremmo benissimo insieme. Potremmo creare qualcosa di davvero potente».

A chi sogna di ballare o fare una carriera simile alla tua ma ha paura del giudizio degli altri, cosa diresti?

«Ascoltatevi, sempre. Alla fine, non possiamo vivere i sogni dei nostri genitori o dei nostri amici. Non possiamo vivere i sogni degli altri. I sogni sono nostri e dobbiamo seguire ciò che sentiamo dentro. Non dobbiamo preoccuparci di quello che pensano gli altri, perché abbiamo una sola vita e l’opportunità di fare ciò che davvero desideriamo. Tutte le persone che hanno cambiato il mondo, come ad esempio Steve Jobs, hanno infranto le regole per creare qualcosa che rispecchiasse i loro valori e il loro modo di essere. Non siamo qui per compiacere gli altri, ma per vivere la nostra vita. La felicità è una scelta, e io scelgo di essere felice. Scelgo di essere gentile e di trasmettere la mia energia più pura e autentica per contagiare gli altri in modo positivo. Non sono qui per vivere secondo l’opinione altrui. La vita è imprevedibile, le cose possono cambiare all’improvviso. Dobbiamo provare a inseguire i nostri sogni, e se non ci riusciamo—perché ci sono tanti fattori che non dipendono solo da noi—abbiamo sempre la possibilità di reinventarci. Personalmente, non vorrei mai arrivare a cinquant’anni con il rimpianto di non aver mai provato a ballare. Non voglio questa sensazione per me, e non la voglio per nessun altro che sogna di fare arte. Credete nei vostri sogni, sempre. E non mollate mai.»

Che consiglio daresti ai giovani della Community di Cosmopolitan che stanno leggendo questa intervista?

«Che la vita è una sola, e per questo dobbiamo sempre seguire tutti i nostri sogni. Alla fine, l’energia che portiamo nel mondo ci ritorna indietro: il karma esiste, ne sono convinto. Se sei una persona umile, che lavora con il cuore, troverai sempre la tua strada. Certo, lungo il cammino potresti incontrare persone che cercano di spegnere la tua luce, ma se continui a diffondere positività, questa ti tornerà indietro sotto forma di felicità. Trovare la felicità non è semplice, il percorso è sempre più complicato. Ogni anno sembra diventare più difficile trovare una strada che ci faccia sentire a nostro agio, utili, rispettati e, perché no, anche ben pagati. Ma non dobbiamo smettere di cercarla, perché stiamo parlando della nostra vita. Auguro a tutti i giovani di "buttarsi" nelle cose, di provare, di viaggiare, di muoversi per trovare il proprio posto nel mondo. Perché quando lo trovi, è qualcosa di meraviglioso da vivere. Anche io, ad esempio, ho i miei momenti difficili. È normale affrontare drammi e problemi, sentire la stanchezza, pensare di voler mollare tutto. Ma poi mi fermo, osservo ciò che ho costruito e mi dico: "È questo che volevi, no? E allora è il momento di celebrare, di essere felice per ciò che hai". Certo, a volte si piange, ci si prende una pausa. Ma poi si torna a riempire il mondo con la propria energia, perché è proprio quella che ci fa svegliare ogni giorno con uno sguardo nuovo».

Puoi darci qualche spoiler sui tuoi progetti futuri?

    «Ci sono alcuni progetti importanti di cui presto potrò parlare sui social. Per ora non posso dire molto, ma vi anticipo che a maggio inizieranno i tour di Gaia e Mahmood…e io sarò lì, come coreografo! Sono davvero felice di far parte di questi due progetti e non vedo l’ora di condividerli con voi. Quindi, ragazzi, prendete i biglietti perché sarà un’esperienza incredibile. E per tutto ciò che verrà in futuro, continuate a seguirmi sui miei social…presto vi racconterò tutto!».