Questa è una storia dai tratti inquietanti, una vicenda che si intreccia a una delle performance più discusse di quest'ultimo anno cinematografico: parliamo ovviamente del film di Jacques Audiard Emilia Pérez, che ha stracciato ogni record conquistando ben 13 statuette ai prossimi Oscar 2025 e ha macinato un successo dietro l'altro nella stagione degli awards grazie alla performance corale delle protagoniste, ovvero Zoe Saldaña, Selena Gomez e Karla Sofìa Gascón. Proprio su quest'ultima, prima attrice transgender candidata all'Oscar (nel musical di Audiard interpreta un signore della droga messicano che vuole avviare il processo per la transizione di genere chiedendo l'aiuto dell'avvocata interpretata da Saldaña), si è scatenata una vera e propria bufera mediatica che potrebbe compromettere - anzi, per qualcuno l'ha già compromessa - la sua (quasi) certa vittoria nella categoria Miglior Attrice Protagonista.

Facciamo un passo indietro. Qualche settimana fa sono stati divulgati alcuni tweet pubblicati da Gascón sul suo profilo Twitter (oggi X) tra il 2010 e il 2021. Alcuni sono contenuti a sfondo razzista come quelli sull'uccisione di George Floyd (che, nel 2021, ha dato il via al movimento Black Lives Matter); altri sono a sfondo religioso di sfondo islamofobico; c'è un commento in cui l'attrice sembra elogiare Hitler; infine è stato riesumato un tweet su Selena Gomez, sua collega sul set, che nel 2022 avrebbe definito «una riccona opportunista che si atteggia a povera stronza ogni volta che può e non smetterà mai di infastidire il suo ex ragazzo e sua moglie», in riferimento, ovviamente, a Justin Bieber, ex di Gomez, e alla moglie Hailey. Da quel tweet però Gascón si è dissociata, affermando che è stato creato ad hoc per diffamarla e che non avrebbe mai detto nulla di così terribile sull'attrice.

Gascón, che si batte da anni per i diritti della comunità LGBTQ+ e ha promosso Emilia Pérez portando alta la bandiera dell'inclusione insieme alle colleghe, è finita dunque nel classico occhio del ciclone: negli ultimi giorni, su sua iniziativa personale, ha rilasciato diverse interviste e pubblicato diverse storie sulla questione, affermando tramite comunicato rilasciato da Netflix (la piattaforma che ha prodotto Emilia Pérez) «come persona di una comunità emarginata, conosco fin troppo bene questa sofferenza e sono profondamente dispiaciuta per coloro a cui ho causato dolore. Per tutta la vita ho combattuto per un mondo migliore. Credo che la luce trionferà sempre sull'oscurità». Nella sua arringa di difesa Gascón si è scusata - quello che ha scritto è grave, il peso delle sue parole non si cancella - ha ribadito di non essere una persona razzista, che le frasi estrapolate dai tweet sono decontestualizzate e ha anche suggerito che si tratti di una campagna diffamatoria nei suoi confronti, una risposta al clima politico attuale partito proprio dal social governato da Elon Musk, braccio destro dell'attuale presidente Donald Trump.

Secondo Gascón, che nel frattempo si è anche guadagnata il biasimo pubblico di Zoe Saldaña (ha detto di essere «triste perché non tollero retorica dispregiativa per minoranze», dissociandosi dalle frasi della collega), il tempismo in questa storia gioca un ruolo fondamentale: guarda caso, proprio a un passo dalla vittoria della prima attrice transgender agli Oscar in un clima politico che punta a soffocare l'identità e i diritti delle persone trans, la sua candidatura è stata spazzata via da una «campagna di odio» che le ha aizzato contro fiumi di critiche e anche minacce di morte.

In un lungo flusso di coscienza affidato alla CNN spagnola senza che i vertici di Netflix o i suoi colleghi del film fossero informati, l'attrice ha detto che non ha alcuna intenzione di rinunciare alla sua nomination come Miglior attrice ai prossimi Oscar perché «non ha fatto del male a nessuno: l'Academy ha valutato solo la mia performance attoriale». Un commento, questo, che apre diverse riflessioni sulla questione. Primo: la reputazione immacolata, soprattutto quella digitale, oggi sembra essere una chimera. Non si sfugge, infatti, a quanto affidato al web in tempi non sospetti. Secondo: i tweet di Gascón rimangono ingiustificabili anche contestualizzandoli ed è bene che l'artista si prenda le sue responsabilità. Innegabile è però che il clima politico americano attuale sia totalmente agli antipodi del concetto di inclusione e libertà e che osteggi fortemente tutto ciò che Gascón rappresenta. La questione più annosa rimane sempre una, e comunque è senza risposta: si può scindere l'artista e la sua opera da ciò che dice o pensa, si può apprezzare la performance pur disprezzando le prese di posizione politiche e sociali di chi la compie?

Le votazioni dell'Academy per eleggere i prossimi vincitori degli awards si chiuderanno il prossimo 18 febbraio, ma i media americani sono concordi nel dire che Gascón, favorita alla vigilia, si sia definitivamente giocata la possibilità di fare la storia vincendo il premio più ambito della rosa delle nomination.