Ben 250 milioni di dollari. Non si tratta di un risultato al botteghino, traguardo ambitissimo da registi e celebrità, ma dell'importo richiesto al New York Times da Justin Baldoni come risarcimento: il quotidiano è, secondo gli avvocati del regista (e di altri nove querelanti), colpevole di aver dato voce alle diffamanti accuse di Blake Lively in merito all'ormai celeberrima esperienza sul set del film It ends with us. Oggi le 80 pagine di accuse a Lively, al suo team, al marito Ryan Reynolds, sono diventate di dominio pubblico: sono prove che capovolgono ancora una volta la posizione dell'attrice, che pochi giorni prima di Natale aveva a sua volta denunciato Baldoni per molestie sessuali sul set, accusandolo di aver costruito una campagna ad hoc per minare la sua credibilità. Nelle pagine della denuncia di Baldoni si legge che Lively lo ha accusato ingiustamente e che i suoi comportamenti durante le riprese del film hanno reso in certi casi impossibile il lavoro sul set: il regista ha pubblicato senza tagli gli scambi di messaggi tra lui, la collega e le persone dei rispettivi team che compaiono sì nella denuncia di Blake, ma non per intero.
I creator di Tik Tok, soprattutto quelli americani, si sono ovviamente scatenati con analisi e approfondimenti della questione, dato che finalmente entrambe le versioni - quella di Blake Lively e di Justin Baldoni - sembrerebbero essere state rivelate nella loro completezza. L'opinione pubblica, con la denuncia del regista al NYT, si è nuovamente capovolta a suo favore: nella denuncia si legge sostanzialmente che il quotidiano si sarebbe piegato al volere di Lively e del marito Reynolds, considerati potentissimi a Hollywood, pubblicando senza contradditorio una lunga lettera dell'attrice piena di accuse «false e non verificate». Nonostante i nuovi elementi oggi finiti in pasto ai media, non è però per niente facile capire cosa sia successo davvero.
Un recap della guerra tra Blake Lively (e Ryan Reynolds) VS Justin Baldoni
Ricapitolando, dato che la questione è ingarbugliatissima (e tra cause e contro-cause non si vede la fine): quando il film ispirato all'omonimo romanzo di Colleen Hoover è uscito ad agosto hanno cominciato a trapelare alcuni report allarmanti in arrivo dal set, che inquadravano Blake Lively come una sorta di bulla spalleggiata dal marito Ryan Reynolds. La promozione del film, in effetti, è stata portata avanti separatamente dal team Lively (supportata dall'autrice Hoover ma anche dalla sua co-star Brandon Sklenar) e da Justin Baldoni: la prima è sembrata promuovere il film come una romcom, più che come una pellicola drammatica che parla di violenza sulle donne; il secondo si è invece impegnato a mettere in risalto il valore di It ends With Us, risultato molto più convincente agli occhi del pubblico.
A dicembre, quando il fuoco intorno al disgraziatissimo titolo sembrava essersi placato, Blake Lively ha denunciato Baldoni per molestie sessuali, accusandolo tra le altre cose di body shaming, di aver indugiato sul suo corpo nudo in più di un'occasione, di aver parlato in modo troppo violento delle sue esperienze sessuali sul set. Di averla, di fatto, violata, rendendo la sua esperienza come attrice impossibile e sgradevole. A gennaio è arrivata la contro-querela del regista, che ha scelto, insieme alla sua casa di produzione Wayfarer, di scagliarsi contro la decisione del New York Times di dare in pasto al pubblico sostanzialmente solo la versione di Lively, senza attendere un contradditorio. Nelle pagine presentate dagli avvocati di Baldoni si legge che a un certo punto della produzione l'attrice, insieme al marito, avrebbe preso il controllo del film decretando anche la sua versione di montaggio finale come quella definitiva, scegliendosi da sola i costumi di scena e costringendo Baldoni e il suo team a costruire, di tasca propria, un percorso promozionale del titolo parallelo a quello ufficiale portato avanti da Blake. Nella sua denuncia il regista riporta anche un aut-aut della collega: a un certo punto delle riprese Lively gli avrebbe detto di adeguarsi al suo script e al suo modo di lavorare altrimenti se ne sarebbe andata, costringendolo a cercare una nuova star per il film (una scelta che gli sarebbe costata milioni di dollari).
Chissà se Colleen Hoover, una delle autrici di romance più lette e amate del mondo, si sarebbe mai aspettata che intorno al suo fortunatissimo It Ends With us si sarebbe creata una simile diatriba? Al momento non sembra esserci fine, anzi, la questione potrebbe diventare ancora più spiacevole. Dobbiamo prepararci a un nuovo round legale mediatico come quello che ha coinvolto Johnny Depp e Amber Heard? A quanto pare, se le cose tra Baldoni e Lively dovessero peggiorare, potrebbe finire proprio così.










