Inutile girarci intorno: ascolto Kid Yugi perché siamo entrambi pugliesi e circa due estati fa alcuni amici mi hanno parlato di lui. «Andrà lontano», diceva chiunque avesse ascoltato “Grammelot”, “No Kizzy” con 18k, “Monopolio” di TY1 con Nerissima Serpe o “Kabuki”, e lo dicevano perché chi nasce in un posto dimenticato dal mondo del sud Italia cresce pensando che per realizzarsi bisogna partire: per Roma, Bologna, Milano o anche solo per Bari, lasciare tutto, diventare fuorisede e imparare ad aprire le vocali è ciò che tocca a coloro che possono ambire a costruirsi un futuro migliore. In effetti, due anni dopo, ho appena visto Kid Yugi al Fabrique di Milano: domenica 6 ottobre si è svolta la prima delle tre Notti del diavolo, tutte andate sold out a circa 30 minuti dall’annuncio, che prendono il titolo del suo ultimo album, I nomi del diavolo. Un traguardo che lo consacra ufficialmente fra i top player del rap game italiano, dimostrando che «lontano» ci è arrivato davvero, senza però dover andare da nessuna parte per raggiungerlo. In primo luogo perché di fatto vive ancora a Massafra, in provincia di Taranto, e poi soprattutto perché i mali di cui parla sono quelli con cui noi tutti conviviamo.

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«Le porte degli inferi si spalancano e le anime dannate risalgono danzando fra le ombre. I diavoli sono qui, camuffati tra voi, con occhi rossi che brillano al buio. Il loro riso è un canto di follia». È cominciato così, con una voce fuori campo che pronunciava queste parole con tono inquietante e solenne allo stesso tempo, il primo live di Kid Yugi al Fabrique di Milano. Proprio come nel disco si parte dal principio, dall'intro de “L’ Anticristo”, brano incentrato sul nome del diavolo che con il passare del tempo ne è diventato un sinonimo nella concezione comune. Poche barre e parte “Monopolio”, subito seguita da “Terr1”, il feat con Geolier nato per riscattare i meridionali da una storia di pregiudizi e discriminazioni, con cui Francesco Stasi – questo il suo vero nome – finisce per presentare in qualche modo anche se stesso, dal suo vissuto al suo approccio provocatorio. Non è un caso, probabilmente, nemmeno che il primo ospite della serata sia Rrari dal Tacco, emergente pugliese a cui Yugi sembra voler augurare un successo come il suo: arriveranno poi anche Artie 5ive e Tony Boy per cantare “Porto il Commerciale”, “Capra a Tre Teste”, “D.E.M” e "Sintetico", e grandi nomi come Ernia e Noyz Narcosdefiniti da Yugi rispettivamente l’autore de «la strofa migliore de I nomi del diavolo» e il suo «rapper preferito» durante il concerto.

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Sempre alternati a pezzi pensati per i più affezionati – a partire da “Minaccia” e “Kabuki”, per arrivare a “Il Filmografo”, “Grammelot”, “Massafghanistan” e “Il Ferro di Čechov” – e strofe recenti come quelle di “Gotham” e “Mezze Verità” con Shiva e Lazza, domenica sera I nomi del diavolo di Kid Yugi hanno messo il Fabrique davanti a un inferno che somigliava alla realtà in cui viviamo. Ci siamo ritrovati lì, nel mezzo del cammin di nostra vita o quasi, considerando che avevamo tutti al massimo 30 anni, davanti ai mali che giorno dopo giorno continuano a dividerci mettendoci gli uni contro gli altri e perfino contro noi stessi: c’era l’avarizia che nutriamo per il “Denaro”, c’era la depressione come “Nemico”, l’amore tossico incarnato dai personaggi di “Eva” e “Lilith” e c’erano i compromessi che accettiamo per raggiungere i nostri scopi, patti col diavolo come quello che fece secondo la leggenda il violinista romantico “Paganini”, ma soprattutto c'era un ragazzo di 23 anni che ha trovato le parole giuste per esorcizzarli.

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Noyz Narcos ospite del concerto di Kid Yugi al Fabrique di Milano il 6 ottobre

Davanti a loro abbiamo cantato, abbiamo saltato, trattenuto il fiato guardando l'estratto di un film, alcuni hanno pianto ed altri si sono ritrovati ad urlare in dialetto come dannati, che fossero davvero pugliesi o no, arrivando perfino a dire cose che pensavamo non avremmo mai pronunciato – nel suo mondo non c'è spazio per i convenevoli. E come anime intrappolate in un loop, che in questo caso è quello di un futuro che appare sempre più buio per la nostra generazione, abbiamo visto nella musica e nella storia di un giovane massafrese una luce in grado di guidarci fra le fiamme.