Simone Biles è arrivata alla Bercy Arena di Parigi per le qualificazioni a squadre femminili di ginnastica artistica tra gli applausi scrocianti, accolta dall'ammirazione dei fan in arrivo da tutto il mondo, delle colleghe e pure delle super star internazionali riunite sugli spalti (per lei c'erano Tom Cruise e Greta Gerwig, letteralmente in visibilio). Mentre scriviamo le gare che la vedranno concorrere per l'oro devono ancora entrare nel vivo - oggi tornerà nella finale di squadra femminile, poi l'1 agosto per quella di all-around; fino al 5 sarà poi impegnata per nelle individuali di volteggio, parallele e trave- ma alle Olimpiadi di Parigi 2024 Biles, 27 anni, ginnasta pluridecorata e personaggio sportivo tra i più rilevanti dell'ultimo ventennio, ci è tornata da star. Non solo perché una celebrità lo è davvero, al pari di atlete come Serena Williams, ma perché Simone ha ripreso a gareggiare da pochi mesi dopo lo stop che si era autoimposto alla fine delle Olimpiadi di Tokyo nel 2021. Alla sua terza Olimpiade, però, l'atleta ci è tornata con una nuova consapevolezza.
A Tokyo, durante un esercizio della finale a squadre femminile, Biles aveva toccato con mano gli influssi di un fenomeno che si chiama twisties e che si configura come una sorta di blocco mentale e di disorientamento spaziale che colpisce con grande frequenza le ginnaste impegnate in esercizi di volteggio spesso molto estremi. Biles aveva descritto così quella sensazione che, dopo i Giochi di Tokyo, l'aveva tenuta lontana dagli attrezzi e dalla palestra per quasi due anni. «Ti perdi nell’aria, non sai dove ti trovi, non sai quante volte stai girando e non riesci a controllarlo. Non distingui l’alto dal basso. È estremamente pericoloso. Puoi rischiare di morire. E io non voglio».
In quell'occasione Biles aveva capito di doversi fermare per prendersi cura del suo benessere mentale, rinnegando quella narrativa del sacrificio e del martirio che spesso è stata associata al lavoro di molte sue colleghe, costrette a performare anche se doloranti, finite in barella dopo esercizi limite, convinte di dover continuare a lavorare anche in assenza delle condizioni fisiche e mentali per poterlo fare al meglio. Biles, invece, ha scelto di mettere davanti se stessa: nel frattempo si è sposata con il campione di football Jonathan Owens ed è tornata ad allenarsi con i suoi tempi e i suoi modi, iniziando la preparazione per le Olimpiadi di Parigi 2024 solo dopo essersi sincerata di stare bene, che il percorso psicologico seguito negli ultimi anni avesse portato i suoi frutti e che i twisties non sarebbero tornati a bloccarla nel bel mezzo di un volteggio.
Tra le atlete della sua generazione, Simone Biles è quella che più di tutte ha contribuito a spostare l'asse dalla prestazione all'equilibrio in uno sport competitivo come la ginnastica artistica, provante e faticoso non solo da un punto di vista fisico ma anche psicologico. A Tokyo Simone era già all'apice del successo: avrebbe potuto spingere per brillare ancora di più, invece ha scelto di ritirarsi, decelerando anziché correre , per poi tornare in scena a Parigi. Ma solo alle sue condizioni.
Una medaglia d'oro in più vale la propria salute? Biles ha scelto di dire alle milioni di bambine che seguono il suo esempio e ai suoi fan sparsi in tutto il mondo che no, lo stare bene viene prima. Un messaggio potentissimo che avvalora ancora di più la sua partecipazione ai Giochi di Parigi: qualunque medaglia arrivi, sarà arrivata al momento giusto.










