Il 25 luglio, al cinema, esce un film dolcissimo e delicato, che è figlio di tante prime volte e per questo è ancora più prezioso. Si chiama Un oggi alla volta ed è molto più di un teen movie o di un romance: è il racconto di come si viene a patti con la prospettiva della fine senza venirne schiacciati o risucchiati ma, anzi, traendone qualcosa di buono anche se fa male e fa piangere e soffrire. Il film, diretto da Nicola Conversa (che è appunto alla sua opera prima: ha co-firmato anche la sceneggiatura insieme a Giulia Uda), racconta «l’assurda e dolce storia di Marco, un maturando come tanti, che in un mondo dove le storie d’amore nascono e muoiono all’interno di uno smartphone, decide di imparare ad amare la coetanea Aria in maniera analogica».
Marco ha il volto, il cuore e il carisma di Tommaso Cassissa: content creator da milioni di followers, nome amatissimo dalla GenZ, personalità poliedrica non solo del web, Cassissa è al suo primo ruolo da protagonista al cinema. E - lasciatecelo dire, perché non è scontato - se la cava benissimo. Il suo Marco è un ragazzo buffo e impacciato che vuole innamorarsi come si faceva una volta ma non trova, in un mondo reale di app e distanze, nessuno che glielo lasci fare. Poi si lega ad Aria (Ginevra Francesconi), che invece vive solo l'oggi senza pensare al domani semplicemente perché futuro per lei è una parola complicata. Un oggi alla volta (produzione One More Pictures con Vision Distribution in collaborazione con Rai Cinema e Sky; nel cast ci sono anche Katia Follesa, Francesco Centorame, Cesare Bocci) è un film che parla di come crescere a volte non sia come ce lo aspettiamo. E di come l'amore riesca non tanto a guarire quanto a lenire, come un balsamo che scioglie i nodi senza fare male. Non sveliamo di più perché il film merita di essere scoperto nell'intimità della sala una scena alla volta, com'è giusto che sia.
Del suo debutto al cinema in un ruolo allo stesso tempo intenso e brillante abbiamo parlato proprio con @Tommycassi.
La storia di Marco e Aria parla d’amore ma anche di crescita, di paure, di sogni. Cosa hai pensato del tuo personaggio quando hai letto la sceneggiatura?
«Mi è sembrata sin da subito una sfida complessa. E a Nicola Conversa mi è subito venuto da dire che era bellissimo, ma anche molto difficile. Poi è andato tutto bene: la vera forza, oltre alla produzione vincente scelta dal regista, l'ho trovata nel fatto che tutti hanno mostrato un lato umano molto forte sul set, tutti in qualche modo si sono legati alla storia dei protagonisti. È stata un'esperienza molto intensa, proprio com'è la storia, che però ha anche tratti leggeri e comici».
I protagonisti sono figli della DAD e del periodo di chiusura pandemico, ne portano addosso ancora i segni. Secondo te quanto ha influito quel biennio sul benessere mentale dei ragazzi?
«La mia generazione (Tommaso è del 2000, n.d.r.) è stata, se così possiamo dire, tra le più fortunate: i miei coetanei già lavoravano, oppure andavano all'università. Io stesso ho continuato a fare video e contenuti cercando di sfruttare il lato buono dell'isolamento. Marco invece deve fare la Maturità e dunque ha vissuto i primi anni di superiori, periodo delicatissimo, in casa: nel film vediamo lui ma anche i suoi amici e persino sua madre reagire a quello stesso periodo in maniera diversa. Per gli adolescenti è stato un periodo davvero difficile».
Marco è un tradizionalista, sogna di incontrare «qualcuno da presentare alla famiglia a Natale» in modo analogico. E tu cosa ne pensi delle app di dating?
«Lo ammetto, sono uno scettico: non ho mai usato neanche Instagram per conoscere persone nuove, neanche amici. Ed è difficile che sia nato qualcosa in modo digitale, non ho mai sperimentato neanche le app di dating. Mi sembra che il rapporto si crei in un modo troppo artificiale. Io sono fan del romanticismo, anche nell’amicizia. E sono fan dei social e di quello che ti possono dare, ma so anche che hanno dei limiti perché ci cose che puoi trovare solo nella realtà».
Marco è un ragazzo buffo e impacciato e questo si traduce, almeno nella prima parte del film, in una specie di incapacità di mostrare le sue emozioni. La scena in cui si lascia andare con sua madre è molto bella e onesta. Cosa hai provato nel girarla?
«Non mi era mai successo di girare una scena così diversa da come sono sul web. Nei giorni precedenti mi sono studiato una tecnica per entrare e trasferire in quelle emozioni, sono stato aiutato e supportato dal team sul set, ho provato a concentrarmi per capire che cosa aveva senso fare durante la scena. E poi ho pianto tutto il giorno. Quando giravo scene toste mi portavo dentro per un pochino questo sentimento».
Però il tuo personaggio ha anche una parte adorabile, gli piace molto dimostrare quanto ama. E tu sei team grandi gesti o no?
«I grandi gesti servono e io sono fan delle cose pure: anche se di lavoro creo maschere e reinterpreto la realtà cercando di far ridere e intrattenere sia sul web che sui palchi, nella vita vera sono fan del parlarsi faccia a faccia, del dirsi le cose di persona. Non solo quelle brutte, soprattutto quelle belle. Nella vita quotidiana i gesti onesti sono i più grandi».
Marco non ha neanche uno smartphone, tu hai una presenza social molto potente sin da quando eri giovanissimo. Come vivi questa popolarità?
«Crescendo ho capito tante cose su questo lavoro, spesso ci ho battuto la testa, all’inizio non mi rendevo conto che la popolarità a volte fa più male che bene. Però una cosa non è mai cambiata: non ho mai cercato genuinamente il consenso in quanto tale, ho sempre e solo cercato di soddisfare il mio desiderio di comunicare. Certo quando questa cosa diventa un lavoro è più complicato trovare un equilibrio. Però sono convinto che avere una voce ascoltata da molte persone sui social sia parte integrante del bisogno che ho di comunicare».
Questo è il tuo primo film da protagonista. Come ti fa sentire?
«Voglio continuare a sperimentare, fare cose sempre più distanti da me per imparare. E mettersi a nudo davanti alla telecamere è una cosa che ti fa capire tanto di te stesso, ti permette di fare una bella auto-analisi. Alla fine fare l'attore ha molti punti in comune con la comunicazione e con i social ma anche molte differenze e per questo vorrei far convergere queste due passioni e lavori, cercando di trovare il giusto equilibrio».
L’intesa con Ginevra Francesconi attraverso lo schermo sembra fortissima. Com’è stato costruire questa storia d’amore insieme a lei?
«È stata un grande fortuna lavorare con lei, perché Ginevra ha anni e anni di esperienza e si è sempre mostrata pronta ad ascoltare tutti, anche me che sono agli esordi. Da lei mi sono sentito accolto, l’intesa è scattata subito. Questa è una grande fortuna».














