Lazza ha un potere: piacere a tutti. È stato così fin dal suo esordio come rapper, quando nel 2017, uscì con l'album ZZala e conquistò le strade e le piazze, le stesse che a Milano lo avevano visto crescere dentro le t-shirt da basket giganti e con la musica hip hop inchiodata fissa nella testa – e sulla bocca. È stato così a febbraio 2023 quando, per un soffio, non ha vinto Sanremo con il singolo "Cenere", certificato in seguito Triplo Disco di Platino streammato più di 100 milioni di volte. Fra Calvairate e l'Artiston, per Lazza, al secolo Jacopo Lazzarini, ci sono di mezzo 49 dischi di Platino, 41 dischi d’Oro, tre album, oltre al primo Re Mida (2019) e Sirio (2022), il record, di quest'ultimo, in assoluto mai registrato di permanenza al primo posto in classifica.

Subito dopo è arrivato un nuovo brano, "Zonda", dedicato al suo pubblico pre-sanremese, e l’Ouver-Tour, il giro dei palazzetti d'Italia andato completamente sold out a poche ore dall'apertura delle vendite dei biglietti e che parte oggi 19 aprile dalla Capitale. Per celebrare l'inizio del tour, Cosmopolitan dedica al rapper dei record la sua nuova cover digitale. In questa intervista fra successi che hanno scritto la sua storia e obiettivi che definiranno il suo futuro, Lazza si racconta, instancabile e generoso, a poche ore dall'arrivo del suo ultimo singolo e «trepidante» di salire sul palco.

È appena uscito "Zonda". Come sta andando?

«Bene, è un bel missile. Il primo giorno cercavo di capire come fosse percepito, perché non è scontato uscire da Sanremo e tirar fuori un pezzo del genere, così street. Mi sono preso un rischio ma io ho sempre abituato il mio pubblico che ci si può aspettare qualsiasi cosa da me, la mia musica gioca sull'effetto sorpresa. Inoltre, volevo uscire con un pezzo in cui il mio pubblico pre-Sanremo mi riconoscesse. Per "Zonda", sono contento di aver lavorato con due produttori del calibro di 808 Melo, con cui già collaboravo, e NKO, con il quale invece era la prima volta. 808 Melo è il fondatore del movimento del genere Drill che poi è esploso nel mondo, ma chiunque lo faccia, prende spunto da lui. E, siccome non è una tendenza musicale che appartiene all'Italia, credo che farlo con lui sia stato il modo giusto di valorizzarla. Non vedo l'ora di cantarla in tour».

«La mia vittoria a Sanremo è stata rompere il cliché»

Questo brano in qualche modo rappresenta un ritorno in strada dopo Sanremo. C'è effettivamente stata questa esigenza di ritornare alle origini come se l'Ariston in qualche modo le avesse tradite?

«Assolutamente no. Sanremo è stato un boost enorme di una cosa che io avrei comunque fatto in un disco. Per questo, abbiamo deciso di includerlo nell'album è in linea con la musica che ho anche già fatto e quindi non mi ha tolto proprio niente, anzi mi ha aggiunto. Ora, bisognerà far capire al pubblico di Sanremo che prima di "Cenere" c'era già molto altro, tanta discografia già certificata e che io non sono uscito così dal nulla. Tipo, vorrei che chi mi segue da Sanremo sapesse che il mio tour era già sold out prima che io partecipassi al Festival della Canzone Italiana».

Ci sta anche però che tanta gente non ti seguisse prima di Sanremo, anche solo per un discorso generazionale.

«Assolutamente. Tra l'altro, il pubblico più adulto è molto prevenuto e io per le mie sembianze potrei sembrare loro un cattivo esempio. Il classico pregiudizio sui giovani. Diciamo che la mia vittoria a Sanremo è stata soprattutto questa, rompere quel cliché del rapper cattivo».

lazza cosmopolitanpinterest
Simone Biavati
Lazza indossa total look Missoni e occhiali, Cartier. Styling di Simone Furlan

In effetti all'Ariston è stato un successo grandioso.

«Sì, non posso più uscire di casa. Già prima di Sanremo, mi capitava che in giro mi facessero video e, solitamente, c'era una signora di turno che chiedeva chi fossi. Ora lo sanno. Tra l'altro, proprio dalle signore arrivano le richieste più assurde. Tipo ieri sera ero al ristorante con la mia ragazza e una coppia di amici e, mentre stavamo mangiando, una signora si è alzata e mi ha chiesto se potevo andare al suo tavolo a cantare una canzone per la festeggiata».

Qual è il tuo ricordo più bello del Festival?

«Guarda, ho il brutto vizio di non godermi le cose. Sul momento sono talmente concentrato su quello che sto facendo che non penso ad altro. La cosa bella che mi viene da dirti è che eravamo tutti insieme, io ero fra gli artisti in gara uno di quelli con il team più numeroso, e ogni componente è stato fondamentale: dallo styling, alla preparazione a livello vocale, alla comunicazione o semplicemente a tenermi tranquillo. Tutti i membri del mio team hanno fatto un lavoro da manuale ed è giusto riconoscerlo. Sono molto affezionato a loro, sono la mia seconda famiglia».

Hai registrato anche note negative?

«Una cosa che mi manda fuori è la cattiveria della gente adulta sui social. Io tendo a non dare peso agli hater perché sono concentrato, però mi rendo conto che ci sono persone che odiano proprio in generale. Come se dovessero scrivere qualcosa di cattivo per esser in pace con loro stessi. Anche provando a mettermi nei loro panni, non riesco a capire come si possa arrivare ad augurare la morte a un giovane».

«Ci sta che io sia arrivato secondo dato che arrivo sempre primo»

In questi casi, come ti proteggi da questa violenza?

«Non me ne frega niente. Quando li leggo penso quanto sono incoerenti che dicono che i rapper sono dei cattivi esempi e poi loro, a cinquant'anni, scrivono a un ragazzo questo genere di minacce».

Nell'ultimo anno, tante celebrità si sono tolte dai social per questo. Tu invece?

«Dopo questo mio boom post Sanremo ho deciso di andare da un terapista, cosa che consiglio di fare a tutti, mi sta aiutando davvero tantissimo. Anche perché con la mole di lavoro che ho, non è per niente facile gestire lo stress. E mi sono proprio reso conto che parlarne con un esperto, fa vedere le cose da un altro punto di vista».

Come ci si sente ad arrivare secondi?

«Io sono relativista: ci sta che io sia arrivato secondo dato che arrivo sempre primo. Sono comunque contentissimo così, perché arrivare subito dopo a uno come Marco [Mengoni NdA] è un ottimo risultato dal momento che per me lui è nella top cinque dei migliori cantanti italiani. Tra di noi è nata una bella amicizia».

«Ogni brano che ho scritto è un pezzo di un puzzle che è la mia adolescenza»

L'8 aprile Sirio ha compiuto un anno e, a breve, partirai a cantarlo in tour. Cosa è cambiato e cosa è rimasto di te rispetto a un anno fa?

«Ho fatto così tante cose in quest'ultimo anno che mi sembra ne siano passati quattro. E di questo anno, più di un terzo lo abbiamo passato primo in classifica ed è un risultato gigantesco, quasi irripetibile. Come artista mi sento cresciuto perché ho aggiunto tantissime esperienze nel mio bagaglio. Mi sento pronto per fare nuove esperienze: ho in testa obiettivi ancora più grossi come lo stadio, perché un San Siro sold out con la maglia del Milan lo voglio fare prima o poi. E mi piacerebbe che anche all'estero venissero riconosciuti dei meriti a noi cantanti italiani perché c'è tanta musica valida anche qui, non siamo solo cibo e moda. Certo, tanti artisti italiani hanno successo all'estero – Laura Pausini , Eros Ramazzotti, Tiziano Ferro e i Maneskin – però uno che fa rap italiano, veramente forte, all'estero, non c'è».

Riguarda indietro e scegli il brano a cui sei più affezionato.

«Sono più di uno per disco. Sul primo disco "DDA" perché era un pezzo che già avevo abbozzato prima di lavorare con Sid e la gente non ci aveva puntato molto mentre io ci credevo. Ti dico anche "Lario" perché è stata la mia prima hit - e infatti è in scaletta per il tour. Dal secondo disco, "Porto Cervo", anche se è un amore e odio, ma oggi, dopo cinque anni, fa ancora 60mila streaming al giorno. "Morto mai" è uno dei miei pezzi meglio riusciti, mi sono reso conto che la versione con il piano ha dato risalto al testo. "Catrame" perché una strofa l'ho scritta per mamma, infatti quando lo faccio live mi viene un po' il magone perché è un brano molto intimo. Del disco nuovo, "Uscito di galera", il primo che ho registrato quest'anno, ma anche il brano con Tory Lanez o con French Montana. Sono tutti pezzi di un puzzle che è la mia adolescenza. Non saprei quale scegliere».

Cosa ci dobbiamo aspettare dal tour?

«Posso solo dirvi che sarà bello. Sul palco sono bravino».