«Connessione, condivisione. Per me significa sudarsi addosso, fare l'amore. Proprio in questo momento dove il telefono è diventato un ipermondo, ed è bellissimo, ma ogni tanto connettersi agli altri è necessario». Occhi grandi come tutto quello che contengono le sue canzoni, gIANMARIA, 20 anni, nome d'arte di Gianmaria Volpato, parla dall'hotel da cui alloggia durante la kermesse sanremese dove partecipa dopo la vittoria di Sanremo Giovani. Ha portato "Mostro", un brano completamente autobiografico che si basa sulla domanda del ritornello, «ma che ti sembro un mostro?». «Sta tutto lì, vengo da un anno in cui mi sono trasferito a Milano e mi suono chiuso a scrivere. Avevo un'esigenza fortissima di buttare fuori». Tra connessione e sconnessione, condivisione e desiderio di recuperarne anche la dimensione tattile, gIANMARIA è pronto al nuovo viaggio che rappresenta il suo ultimo anno recente, con tutte le cose che gli sono successe, e che troverà espressione nel Mostro Tour 2023, prodotto da Vivo Concerti. Una nuova serie di live che arriva sulla scia del successo del precedente tour estivo del giovane cantautore.
Intanto, come sta andando? Sei alle battute finali.
«Non vedo l'ora di ricantare, ti dico solo questo».
Dalla vittoria di Sanremo Giovani ai 28 big in gara. Te lo aspettavi o è stata una cosa che a un certo punto ti sei ritrovato a gestire?
«La verità? Assolutamente no, non mi aspettavo nulla. Quando sono passato tra i primi sei ho pensato, ok, ho più possibilità. Ma a un certo punto è arrvato il caos, una settimana di prove per Sanremo giovani, cantavamo sempre, ho detto basta non mi interessa più niente. Anche se era un anno che volevo finire tra i big eh. Trovo incredibile che a noi giovani sia stata data una possibilità simile».
Parli al plurale, ti senti portavoce della tua generazione? Non lo dico solo per una questione anagrafica, ma perché canti paura e desideri. Anche disillusioni.
«Abbastanza, ma semplicemente per il fatto che sono una persona normale, ho 20 anni, canto e scrivo un po' di tutto quello che riguarda noi giovani. Scrivo dell'amore che è una cosa bellissima, della tristezza che è una cosa bruttissima».
Proprio in "Mostro" canti «se seguendo gli altri lascio indietro me stesso, farò di tutto per restare da solo un momento». Sei davvero così? Qual è stato il movente?
«Io nella vita sono una persona un po' estrema, dopo che sto da solo devo stare per forza con gli altri e viceversa e sono stato molto solo quest'anno. Il brano di Sanremo per esempio nasce da un momento di paura nel pieno della solitudine. Terrore di perdere le cose, i miei affetti, la mia famiglia. Autobiografico sì, ma penso che ci si possa riconoscere dentro».
Parliamo allora di una cosa che tocca chiunque abbia la tua età. Vita digitale e vita reale, le riesci a combinare bene o non sei ancora riuscito a farlo?
«Il mio lavoro coincide con la mia vita reale, anzi, ne fa parte. E epr lavoro, quindi per la musica, devo essere virtuale, anche se appena ne ho la possibilità cerco un modo per fuggire da qualsiasi cosa».
La parola chiave è connessione?
«Si, condivisione soprattutto. Se ne parla tanto ma lo si fa principalmente guardando uno schermo da soli nella propria stanza. Per me invece condivisione vuol dire sudare, sudarsi addosso, baciarsi e fare l'amore, correre su un prato. Fare cose vere, bere del latte [ride]».
Siamo in un momento in cui il telefono è diventato un ipermondo. Come ci si riconnette?
«Guarda dopo Sanremo, no, non ne voglio sapere niente. Lasciatemi da solo».
Va beh fai passare un po' di tempo.
«Per andare verso gli altri a me basta trovare persone che mi piacciano, che siano simili a me o l'opposto di me. Ma sì, mi sento di dire che ci sono persone buone nel mondo. Poche, ma ci sono».
Dedichi i brani spesso alla fragilità che ci accomuna, e ti sei ritrovato a cantare il tuo singolo nella serata in cui Blanco non è riuscito a gestire una situazione difficile per un ragazzo che ha solo vent'anni, Chiara Ferragni ha pianto pensando a sé stessa. Quanto è positivo mostrare le proprie debolezze fregandosene di autotutelarsi per riserbo?
«Tantissimo. E bellissimo. Per me è uno sforzo completamente inutile investire il proprio tempo nel mostrare una parte di te che non esiste. Nascondersi non ha significato».
E gIANMARIA chi è?
«Lo sapete di certo meglio voi di me. Io vivo in un mare di confusione. Un ragazzo normale, che canta e scrive e fa le cazzate normali che si fanno alla mia età. Cosa faccio poi? Faccio la doccia».
Meno male.
«Eh importante che mi lavi se no tu qua le interviste come le fai. Non riesci».
Quindi l'identità è qualcosa che si trova nel casino?
«Diciamo forse più dopo la confusione, dopo il caos. Io non so se l'ho trovata e penso che questo mi stia aiutando a capirmi o a provare a farlo. Però sai cosa ho capito? Che ci sono delle boe, ci sono persone che sono boe stabili a cui ti puoi aggrappare quando senti che stai andando giù in fondo. E rimani a galla».















