Tra le diverse chiavi di lettura con le quali si può leggere Spare, autobiografia del principe Harry uscita il 10 gennaio e già in testa alle classifiche mondiali con quasi un milione e mezzo di copie vendute, ce n'è una che ormai è sotto gli occhi di tutti: questo libro ha già cambiato la narrazione sulla dinastia Windsor, che poi, oltre ogni sovrastruttura mediatica, è la famiglia nel quale Harry è nato e cresciuto e da cui poi è scappato da adulto, insieme alla moglie Meghan Markle.

Odiato e criticato da buona parte della stampa britannica, che d'altronde è il principale nemico del duca di Sussex - dei giornalisti più detestati non fa nomi e cognomi, ma chi è stato citato nel libro si è senz'altro riconosciuto - il libro è un prodotto editoriale interessante soprattutto grazie alla penna di J.R. Moehringer, il ghostwriter delle star amante delle storie drammatiche e cantore delle relazioni padre-figlio problematiche. Senz'altro è un documento straordinario, dove per "straordinario" si intende unico nel suo genere. Non esistono libri di reali come Harry ed è probabile che non esisteranno dopo. Se pensiamo che in 70 anni di regno Elisabetta II non ha mai rilasciato un'intervista, l'unicità di questo documento appare ancora più evidente.

Dopo decenni di news ed esclusive reali generate dalle parole di nebulosi "insider di palazzo", "fonti vicine" a questo o quel membro della famiglia, sfrutteremo, negli anni a venire, un riferimento di prima mano per riportare o raccontare aneddoti reali. La versione di Harry, appunto, insider per eccellenza, nipote di una regina, figlio di un re, fratello di un erede al trono, la Riserva.

Non sapremo probabilmente mai se ciò che racconta nel suo libro sia vero o falso (anche se parecchi storici della royal family hanno già fatto le pulci su alcuni punti oscuri o errati della trama), ma la veridicità delle storie su Elisabetta, Filippo, Diana, Fergie, Carlo, e poi ancora William e Kate, Harry e Meghan e tutti i personaggi secondari che proliferano nell'albero genealogico Mountbatten-Windsor non è mai stata la vera priorità. Togliere il velo dell'aura mitica e leggendaria di questa famiglia, ecco qual è sempre stato il cuore della narrazione reale.

Quel velo lo ha tolto il principe Harry. E non è più possibile tornare indietro.

«Il re è nudo!»

Tra il 1968 e il 1969, la famiglia reale si cimentò in una sorta di reality show che avrebbe dovuto fornire contenuti di prima mano, inediti e innovativi sulla vita privata e istituzionale dei suoi membri principali, al fine di produrre un documentario: idea del principe Filippo, molto affascinato dalla tv e all'avanguardia in termini di strategie di comunicazione e marketing in un'epoca in cui queste due cose non erano affatto una priorità. Per 18 mesi, varie troupe televisive seguirono la regina Elisabetta su e giù per il mondo, ma anche a Balmoral e a Sandringham, avamposti del cuore in cui lasciava da parte gli impegni ufficiali per indossare i suoi iconici foulard di Hermès, gli stivaloni e il Barbour e fiondarsi con i suoi cani da caccia tra boschi e brughiere, libera da ogni onere. Il risultato fu un documentario, mandato in onda con grande fasto da BBC e ITV nel 1969, che è stato poi ripudiato in ogni modo da tutta la famiglia, persino dal principe Filippo che lo aveva promosso. Non andò mai più in onda e ancora oggi i Windsor superstiti si guardano bene dal nominarlo.

il documentario royal family del 1969pinterest
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Una scena del famoso documentario sulla Royal Family del 1969

Quel documento, straordinario, unico e ricco di immagini a fronte di un girato di centinaia di ore, svalutava, agli occhi dei reali, l'intera ragion d'essere della monarchia: li rendeva persone ordinarie e comuni, quali in effetti erano nel privato, trasformandoli, agli occhi dell'opinione pubblica, da divinità investite di un potere razionalmente inspiegabile ma misticamente plausibile, in puri e semplici genitori, figli, zii, cugini di una grande famiglia allargata, più ricca e potente di qualunque altra, ma pur sempre una famiglia.

Se la principessa Anna, secondogenita di Elisabetta, definita da parecchi «la migliore regina che non avremo mai», ai tempi aveva definito il documentario «marcio», non osiamo immaginare cosa possa pensare oggi, a distanza di oltre 50 anni, del libro del nipote Harry, che non solo umanizza tutte le figure di questo presepe reale, ma ne decanta principalmente i vizi e i peccati. Che poi sono quelli con cui chiunque abbia padri, madri, fratelli o cugini ha avuto a che fare almeno una volta nella vita

Il risultato, interiorizzato in anni e anni di 'never complain, never explain', è che Spare, oltre a regalare in egual modo dettagli cringe che non volevamo conoscere (chi potrà guardare una foto del matrimonio di William e Kate nel 2011 senza pensare a Harry con il pene congelato? Davvero erano necessarie due pagine per raccontare questo aneddoto?) e spunti interessanti sulla psicologia del lutto, regala in parecchi punti la sensazione di stare compiendo un oltraggio al pudore. Come se a leggere della regina che odia gli spifferi e impone un bagno di sudore al figlio Carlo e al nipote in una delle stanze di Sandringham come qualsiasi altra ultra ottantenne si facesse peccato.

Nel libro scopriamo che Kate Middleton è una perfettina sempre all'erta, sempre ben vestita, sempre rigida come appare in foto e che non molla mai neanche quando va a cena dai cognati e viene accolta in jeans e piedi nudi, mentre in realtà ci rassicurava l'idea che forse, quella facciata di perfezione, venisse accantonata a porte chiuse. Il rapporto indistruttibile tra i fratelli William e Harry, cristallizzato nel doloroso momento del lutto, in quella camminata dietro la bara della madre Diana Spencer, viene frantumato: come in ogni legame, non è il sangue a dettare l'affetto, ci svela il duca di Sussex, e non sempre il bene che pure si vuole a un parente è forte abbastanza dal perdonare le sue meschinità sempre e comunque.

Scopriamo che Carlo è il tipico padre che sa tutto ma non dice niente, quando parla comunica a metà, quando vede malesseri volta lo sguardo dall'altra parte e se può aiutare qualcuno aiuta sempre l'elemento estraneo al nucleo originale, ovvero Camilla; di Camilla, nella narrazione di Harry, è invece vero tutto ciò che il popolo ha sempre pensato.

Ciò che si evince da Spare, è, a tutti gli effetti, che i Windsor sono una famiglia come tante: si scannano e litigano per soldi, recriminano la mancanza di affetto, di attenzioni e di cura, si parlano male alle spalle, si spalleggiano a tratti, si vogliono bene ma solo nei periodi di equilibrio assoluto. Volevamo saperlo? La vera domanda è questa.

Se opere televisive ben riuscite come The Crown ci avevano già portato oltre la soglia delle porte dei palazzi, il libro di Harry spoglia quel re che ci era stato detto di non poter neanche guardare negli occhi. Figuriamoci osservarlo negli anfratti più intimi del suo corpo. Non ci importa se sia o no un buon libro, se le motivazioni del principe nel pubblicarlo siano sante o malefiche, se lo abbia fatto per soldi o per vendetta, per liberarsi o per aggiungere peso. Al netto dell'interesse nei confronti della monarchia da parte del popolo, che sarebbe comunque in picchiata senza la defibrillazione generata contenuti come questo, la biografia del principe Harry è già il faro verso cui guarderemo quando dovremo discutere di reali e dei loro peccatucci, così simili ai nostri, così terreni.