La vita di Jennifer Lawrence è costellata di "prima e dopo". L'ultimo spartiacque sei mesi fa, quando è nato il figlio Cy. «Il mio cuore si è dilatato a una tale dimensione che non potevo nemmeno immaginare», ha raccontato in un’intervista a tutto tondo su Vogue Us, «la mattina dopo il parto, mi sono sentita come se tutta la mia vita stesse ricominciando da capo. Mi sono detta: “Questo è il primo giorno della mia vita”. Lo fissavo e basta. Ero così innamorata». Il giorno uno di un nuovo capitolo, ma non dimenticando le battaglie di sempre: il diritto all'aborto e all'uguaglianza di genere a tutto tondo.
Nell'intervista, l'attrice di Hunger Games ha raccontato per la prima volta di aver subito due aborti spontanei. L'ultimo nel 2020 sul set a Montreal di Don’t Look Up e il primo quando aveva 20 anni. Una gravidanza indesiderata per cui aveva già deciso per l'interruzione, oggi vietata nel suo Stato di nascita, il Kentucky. Un racconto tra privato e politica che diventa l'occasione per ribadire la sua presa di posizione contro l’annullamento della sentenza Roe vs Wade da parte della Corte Suprema, che lascia dunque a ciascun Stato federale la possibilità di vietare l’aborto.
«Ci ho pensato un milione di volte mentre ero incinta. Pensavo a tutto quello che stava succedendo al mio corpo. Ho avuto una gravidanza bellissima, sono stata fortunata. Ma ogni attimo della mia vita era diverso da prima», ha detto sottolineando, di nuovo, quanto quella della maternità debba essere una scelta libera, «e non potevo non pensare: ma se fossi costretta a farlo? L’idea che una bambina, o una diciottenne possano trovarsi in quelle situazioni senza avere opzioni è insostenibile».
Parlando di donne e diritti, inevitabile una riflessione sul gender pay gap. Per il film Don't look up, Jennifer, nonostante sia una delle attrici più pagate di Hollywood, ha ricevuto 5 milioni di dollari in meno rispetto al co-protagonista Leonardo DiCaprio. «Gli attori sono spesso pagati troppo. La mia è una questione di principio, non importa cosa faccio. Il fatto è che non sarò comunque mai pagata tanto quanto un attore maschio a causa della mia vagina?», ha detto.
Schietta anche nel delineare il difficile rapporto con la famiglia, repubblicana e conservatrice. Il "prima e dopo" in questo caso è l’elezione di Trump. «Mi spezza il cuore pensare che l’America poteva scegliere tra una donna e un pericoloso barattolo di maionese e ha scelto la maionese.», ha spiegato tornando alle presidenziali del 2016. Tra gli elettori del tycoon anche la sua famiglia, scelta che ha provocato una frattura non indifferente. «Non capisco come si possa crescere una figlia e pensare che non abbia diritto all’uguaglianza», le sue parole, «ho lavorato duramente negli ultimi cinque anni per perdonare mio padre e la mia famiglia e cercare di capire: è diverso. Le informazioni che ricevono sono diverse. La loro vita è diversa. Ho cercato di superarlo, ma non ci sono riuscita. Non ci riesco [...] Ho provato a trattenermi, ma non ce la faccio. Ora vado a briglia sciolta, mi spiace. Non posso più avere a che fare con le persone che non hanno posizioni politiche. Se vivi negli Stati Uniti devi essere politico. È troppo. La politica sta uccidendo le persone».













