«Malattie invisibili», le chiamano così. Purtroppo. La vulvodinia. di cui in Italia soffre una donna su sette, ad oggi per il Ministero della Salute non esiste, tanto che i tempi di diagnosi sfiorano i cinque anni, perché sono pochi i ginecologi in grado di individuarla e ancora meno di curarla. Discorso simile per l'endometriosi, che come si legge in un approfondimento de La Stampa ha un «ritardo diagnostico» di sette anni e mezzo, idem la fibromialgia, di cui Lady Gaga è diventata la portavoce mondiale. Pochi gli esperti, contati i centri a cui rivolgersi, inesistenti gli aiuti statati: la situazione è alquanto preoccupante. Ne ha parlato con il quotidiano torinese, Giorgia Soleri, modella, influencer e attivista del collettivo Femminista Non una di Meno.
Giorgia Soleri è stata tra le prime a metterci la faccia e a portare sui canali mainstream la sua battaglia, quella contro «un dolore insostenibile e costante» che le ha fatto desiderare «di non svegliarsi più» la mattina. La relazione con Damiano dei Måneskin le ha puntato i riflettori addosso, che la 25enne ha saputo far fruttare a dovere. Lo scorso maggio, per esempio, è stata ringraziata in Camera dei Deputati «a nome di tutte le donne» dall’onorevole Lucia Scanu che ha presentato una proposta di legge in Parlamento affinché venga riconosciuta dal SSN per rendere le cure e la diagnosi accessibili a tutte le pazienti. «Sono persino arrivata a farmi le punture di antidolorifici, trascorrevo intere giornate a letto, perdevo sangue, piangevo, urinavo», ha raccontato Giorgia, ricordando quanto siano dolorose e invalidanti le cosiddette malattie rosa, per 11 anni sue compagne di vita.
Quei dolori che sentiva dopo anni di diagnosi sbagliate, parole fuori luogo, scherni e porte chiuse in faccia oggi hanno un nome, vulvodinia ed endometriosi. Ad agosto l'operazione contro l'endometriosi mostrata sui social, un intervento riuscito che le ha aperto le porte ad una «nuova adolescenza», a uscite con la leggerezza nel cuore senza la preoccupazione di avere una toilette nel raggio di 100 metri, a vacanze che siano tali. «Al secondo giorno durante una vacanza in Grecia mi è venuta una candida, sono andata in farmacia dove mi hanno dato un ovulo. Inutile», ha raccontato sempre a La Stampa, «dopo due giorni mi hanno dato un'altra cura: anche quella inutile. Intanto i giorni passavano e non riuscivo a mettermi nemmeno il costume, né a stare al sole o a fare un bagno: l'acqua salata mi faceva urlare dal dolore, In dieci giorni, il mare della Grecia l'ho toccato tre volte».
Oggi ad aiutarla sono un fisioterapista, un ginecologo e una psicologa. Cure che costano molto, 300 euro solo per la fisioterapia quattro volte al mese. Ecco perché Non Una di Meno vuole chiedere alla Camera l'inserimento delle «malattie invisibili» nei Lea, i livelli essenziali di assistenza, e l'esenzione del ticket oltre al riconoscimento della cronicità, per cui il collettivo è sceso in piazza nei giorni scorsi (con Giorgia e Damiano in prima fila).
La sofferenza più grande? «Sentirmi dire che il dolori erano solo nella mia testa ed ero solo frigida», ha detto ricordando gli schiaffi presi in silenzio, «oggi ho un disturbo da stress post traumatico ma almeno ho le energie per arrabbiarmi: finora dovevo tenerle per sopravvivere».










