Appena ho ascoltato il nuovo disco di Venerus Magica Musica la prima associazione mentale che mi è venuta è stata questa: Erasmo da Rotterdam (autore de L'elogio della follia) che si è ritrovato nei bagni del Plastic di Milano che si mette l'ombretto rosa... una volta è uscita vuole ballare, ma la festa è finita e si fa una risata in bilico tra la tragedia e la commedia.
Faccio molta fatica a parlare di questo disco che è uno degli highlight musicali di questo 2021 in un linguaggio razionale, ma forse ad Andrea (questo il suo vero nome), potrebbe piacere. Per capire meglio le sue geografie e cosmogonie tanto essenziali quanto esistenziali gli abbiamo fatto qualche domanda.
Mi ha molto colpito la scelta estetica di presentarti in foto come barbone-gitano; cosa significa questa scelta di mise-en-scène nel tuo simbolismo spinto?
Prendo ogni circostanza come occasione per sperimentare. Annunciare l’uscita di un disco, insomma, perché non farlo fare a un personaggio dell’immaginazione? Inventato, sì, ma che personifica al contempo degli aspetti del mio pensiero; il matto, il folle, la persona che dalla maggior parte delle persone non verrebbe mai presa sul serio… questo aspetto diventa quasi una protezione del contenuto del suo messaggio. Il fiore nel cappello-imbuto come antenna amorevole per essere collegato alle energie dell’universo. Credo molto nelle ‘antenne’, penso che ne siamo forniti anche se sono invisibili, e la loro esistenza ci permette di capire e captare tutta una serie di messaggi non verbali.
Il singolo Ogni pensiero vola ha sonorità molto oniriche, parlerei quasi di daydreaming; “il mondo magico” quindi è nato come necessità esistenziale per scappare dalla pandemia o è una dimensione che ti è già da sempre appartenuta?
In realtà "Ogni pensiero vola" è stata scritta prima della pandemia. Mi è sempre appartenuta questa ricerca di un altrove, diciamo, come se da piccolo mi fosse stata fatta una promessa o consegnata una missione. E questo percorso va di pari passo con la mia vita. In momenti come quello della pandemia queste necessità diventano più condivisibili e sembra che parlino proprio del momento corrente, ma questa destinazione interiore è da sempre presente in me.
A parte Bomarzo e la bocca del mostro; quali sono state le tue ispirazioni visive per questo disco?
Ho un metodo piuttosto compulsivo di raccogliere fonti di ispirazione da qualsiasi cosa o ambito. Il lavoro di Magica Musica dal punto di vista compositivo è durato un anno e mezzo, durante il quale ho assorbito moltissime informazioni, ma in realtà il percorso di ricerca va avanti da tanti anni. Ho capito che l’importante nel metodo è non spegnere mai il "computer" interno, continuare a collegarsi con ciò che si è fatto e pensato precedentemente. Se guardaste anche soltanto nel mio telefono trovereste immagini e registrazioni di cose più disparate: da foto di anziani che fanno colazione al bar a registrazioni di foglie che si spostano col vento. Faccio anche tanta ricerca nel mondo della arti visive e, si può dire, che non abbia mai smesso di studiare.
Hai già pianificato in assenza di concerti nelle vicinanze a come suonare il disco? Hai in programma date in streaming o che ne so dobbiamo aspettarci un canale Twitch in arrivo?
Piuttosto che far finta di fare un concerto sono disposto ad attendere. Il concerto è l’incontro tra l’artista e il pubblico, e come in una relazione amorosa è fondamentale che questo incontro avvenga anche fisicamente. In attesa che si sblocchi il sistema dei concerti sto cominciando a immaginarmi in teatro, anche nella speranza che spazi con capacità ridotta possano accogliere delle performance più velocemente. Aldilà dell’aspetto organizzativo mi sto pensando nella dimensione del teatro perché ora come ora la vedo anche come una direzione intellettualmente stimolante; si tratta di un dispositivo performativo che mi permette di pensare molto in grande a livello creativo da tantissimi punti di vista.
Sei stato spesso definito come una sorta d’icona genderfluid della musica indie italiana; in un momento così centrale e delicato per le battaglie della comunità LGBTQ+ la vivi come una responsabilità quasi politica anche per trasmettere dati messaggi o per te alla fine tutto si riduce all’estetica di un immaginario dal quale sei attratto?
Io ho sempre lottato per difendere la mia libertà di non volermi definire o identificare in niente. È un principio fondamentale del mio essere il non sentirne l’esigenza. Quando mi sono accorto che questa visione di sé e del mondo cominciava a essere un messaggio di positività e di inclusione ho capito l’importanza di portare avanti questa battaglia. La cosa più affascinante è che io non mi sono mai esplicitamente rivolto alla comunità LGBTQ+, ma il mio sentirmi libero di esprimermi/essere/apparire come desidero ha inequivocabilmente mandato un messaggio di speranza in un presente che ancora soffre di tanta stupidità e superficialità.
Il successo porta inequivocabilmente una responsabilità per quanto mi riguarda, perché ti mette a disposizione i mezzi per parlare a tante persone, e allora diventa molto importante cosa e come lo dici. Questa cosa mi ha in alcuni momenti spinto anche a osare e a non avere paura delle mie idee, curiosità e intuizioni. L'estetica senza contenuto è, invece, il mio nemico.
















