Dura vita per gli street artist come Banksy in tempo di quarantena. Gli unici muri che hanno a disposizione sono quelli delle stanze di casa (dei bagni, nella fattispecie), le uniche strade sono i corridoi che le collegano. E quando le cose stanno così e all'arte non si vuole rinunciare, si trovano soluzioni alternative per esprimere il proprio ingegno e la creatività. Banksy, infatti, in questa situazione eccezionale innescata dal coronavirus Covid-19, fa un po' come tutti: evita di andarsene in giro, sta in casa rinchiuso il più possibile, e trasforma il bagno di casa sua in un'opera d'arte. Lavora, insomma, con il materiale che ha sotto mano. Ok, questo non lo fanno proprio tutti. In più lo fa con la moglie che, a quanto scrive lui, assiste e non è proprio entusiasta della trovata. LOL.

Su Instagram infatti l'artista dall'identità sconosciuta ha pubblicato un post in cui mostra la sua ultima opera, fatta tra il lavandino e il water di casa. La caption fa capire come lui si stia gestendo al meglio con lo smart working, con buona pace della consorte, di cui, sia detto, non sapevamo neanche l'esistenza. Del resto di Banksy conosciamo davvero molto poco, anche se le teorie più accreditate dicono che si tratti di Robert Del Naja dei Massive Attack. L'artista ha scritto nel post "Mia moglie odia quando lavoro in casa". E visto come ha conciato il bagno, quale coinquilino non potrebbe capirla?

La dida è solo una delle parti divertenti dell'opera casalinga e se vuoi ne fa anche parte integrante. Per il resto puoi farti una risata bella sonora sul tenero pet che ha dipinto sui muri e sugli accessori del bagno e su come lo ha disposto nello spazio. Banksy, infatti, ha recuperato uno dei suoi soggetti più famosi, il ratto, e lo ha fatto vagare nella stanza riconoscendo lui un ruolo in base alla sua posizione. Ci sono i topi che si aiutano a reggere lo specchio, quello che è appeso al lampadario con la coda, quello che fa il topo degli anelli (cit.) agganciato al porta-asciugamani e schiaccia il tubetto del dentifricio con somma soddisfazione. E, infine, per chiudere in bellezza come solo lui sa fare, c'è quello comodamente posizionato sulla tavoletta del water che espleta i suoi bisogni primari: fare la pipì con anche una bella parabola per centrare il buco. LOL.

A pensarci bene, il soggetto del topo non sembrerebbe esattamente casuale, soprattutto se mettiamo insieme un po' di dati. Banksy di solito lo usa antropomorfizzato come critica agli esseri umani, nei loro vizi e nelle loro debolezze. In giro per il mondo ce ne sono almeno una trentina di esempi. Nel suo libro Wall and Piece del 2005 a proposito dei suoi ratti, che sono anche un modo per lui di autorappresentarsi, dice:

"I ratti esistono senza permesso. Sono odiati, cacciati e perseguitati. Vivono nella quieta disperazione tra la sporcizia. Eppure sono in grado di mettere in ginocchio intere civiltà. Se sei sporco, insignificante e non amato, i ratti sono il modello di riferimento per eccellenza".

Inoltre a proposito dei ratti ha scritto:

“Era tre anni almeno che dipingevo topi. A un certo punto qualcuno mi ha detto: 'È brillante. 'Rat' è un anagramma di 'Art'". Ho dovuto fingere di averlo saputo da sempre".

A questo si potrebbe aggiungere un'altra notazione: la quarantena infatti è stata richiesta dall'esigenza di contenimento del Coronavirus, che in molti hanno paragonato a una sorta di peste del 300. E la peste ai tempi fu innescata dai ratti. Non si ha conferma dell'ispirazione, of course, ma a noi piace viaggiare con la fantasia sull'onda degli imput. E poi così tutto torna.

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Getty Images
Banksy, Parigi, 2018, vicino alla Tour Eiffel.

Detto questo, Banksy non delude mai, ma stavolta la domanda è: come farà a mettere all'asta il suo lavoro fatto con tanto amore in smart working?

PS. Ci dobbiamo aspettare che ristrutturi altre parte della casa, con buona pace dei sensi della moglie? Noi rimaniamo sintonizzate.

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