Ariana Grande ha sempre parlato apertamente dei suoi disturbi mentali, legati soprattutto all'attentato durante il suo concerto alla Manchester Arena nel 2017. Quell'evento ha lasciato in lei ansia e disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Parlarne, però, non è la sua unica strategia per sensibilizzare le persone sul tema, fare capire quanto sia reale questo problema per chi ne soffre e quanto possa essere utile chiedere aiuto.

L'altro giorno su Instagram ha pubblicato una foto con due cervelli uno accanto all'altro che mostravano zone illuminate diverse, connesse alle attività registrate: una delle due immagini probabilmente era quella di un "cervello sano" e l'altra quella di un cervello in cui si rilevano le tracce di un disturbo da stress post-traumatico. Sotto una di queste immagini c'era la didascalia "Il mio cervello" e ancora più sotto il commento "Non è uno scherzo". Non ci sono ulteriori spiegazioni sulla story di Instagram che aiutino a capire il contesto generale, ma l'idea che probabilmente Ariana Grande voleva trasmettere è che ci sono delle conseguenze fisiche riscontrabili a livello anatomico.

Ci sono diversi studi sulle zone del corpo coinvolte nel caso di diagnosi di disturbo da stress post-traumatico. Douglas Bremner, M.D., in una ricerca scrive che ci possono essere cambiamenti duraturi nelle aree dell'amigdala, dell'ippocampo e della corteccia prefrontale, le principali parti del cervello coinvolte.

Inoltre, altri studi, hanno riscontrato uno stato di ipervigilanza in chi soffre di PTSD. Joan R. in Speaking the Language of PTSD scrive che il cervello tende a sovraeccitarsi per mantenersi vigile, anche quando si cerca di dormire.

Tempo fa Ariana Grande ha parlato dei suoi disturbi da stress post-traumatico in un'intervista a Vogue UK. "È quello che mi dicevano tutti: è difficile parlarne perché molte persone hanno subito una perdita grave e tremenda. Ma sì, è una cosa reale". Il fatto che tutti soffrano e abbiano sofferto molto, però, e questo è il punto a cui in qualche modo Ariana Grande voleva arrivare, non vuol dire che non se ne debba parlare: il problema esiste, e ha una consistenza reale. Condividerlo può aiutare tutti.