L’autoerotismo non fa per me. Ci ho provato, ma non è proprio una cosa che riesce a piacermi. La prima volta che ho provato a masturbarmi andavo al college: era il 2010, studiavo recitazione e avevo conosciuto un ragazzo che faceva parte del gruppo di improvvisazione. Era cinque anni più grande di me, ma avevamo molte cose in comune: Harry Potter, Joss Whedon, gli account su Tumblr - e ovviamente il teatro.

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La prima volta (con un vibratore)

Su una cosa, però, eravamo diversi: io ero vergine, lui invece no. Così la prima volta che siamo stati insieme lui ha capito la mia situazione e mi ha proposto di mettere da parte la penetrazione, chiedendomi successivamente di masturbarmi per lui.

Non mi ero mai masturbata prima. Sapevo cosa fosse, ma l’ho sempre vista come una cosa maschile. Tutto quello che conoscevo sulla masturbazione l'avevo imparato dai film e dai telefilm. Dopo aver visto American Pie 2 o dopo che Charlotte comincia a masturbarsi utilizzando il suo vibratore in Sex and the City. A parte questo, però, non avevo minimamente idea di cosa volesse dire masturbarsi.

La scoperta della masturbazione

Quando l’ho detto al mio ragazzo del college, lui ha cercato di smentire le mie credenze aiutandomi a smontare tutti i miei pregiudizi a riguardo. Mi ha perfino comprato un vibratore. Secondo lui avrei dovuto cominciare a masturbarmi per capire cosa mi piacesse, prima che fosse lui a procurarmi piacere per primo.

Ho cominciato a masturbarmi, ma mi sembrava come se dovessi portare a termine un compito, non ero sicura che mi piacesse davvero. Ho continuato per tanto tempo, ma mi sembrava tutto noioso: alla fine ho deciso di ascoltare il mio corpo e ho smesso. Non ero io a volermi masturbare, ma era il mio ragazzo a chiedermelo.

La scoperta di Stone Butch Blues

Dopo aver chiuso questa relazione, ho frequentato una ragazza, con cui ho sperimentato un grande classico delle relazioni lesbiche: stare con qualcuno che è ancora innamorato dell’ex partner. Dopo di lei ho trovato un altro ragazzo: l’ennesimo femminista etero cis che voleva cambiarmi e costringermi a risolvere il problema di non aver mai avuto un vero orgasmo. Anche lui, come quello precedente, era convinto che sarei riuscita a superare la paura del primo orgasmo semplicemente avendone uno da sola. Così mi ha comprato un vibratore e mi ha detto di masturbarmi. Così ci ho provato, per la seconda volta - ancora una volta con scarsi risultati.

È stato dopo aver scoperto un gioco di parole a lavoro - ai tempi in cui lavoravo come copywriter per una gelateria - che mi sono accorta dell’esistenza delle Stone Butch, ovvero lesbiche mascoline che non amavano farsi toccare romanticamente. Ho scoperto che Leslie Feinberg aveva scritto un libro sul tema, Stone Butch Blues, così l’ho comprato e l’ho cominciato a leggere.

Stone Butch Blues (English Edition)

Stone Butch Blues (English Edition)
Credit: courtesy photo

Non ero una Stone Butch, ma ero sicuramente diversa dagli altri. E grazie a questo libro finalmente riuscivo a sentirmi vista, per la prima volta in vita mia.

Il mio primo orgasmo

Il primo orgasmo? È arrivato con un altro ragazzo con cui ho cominciato a fare sesso. Il tipico ragazzo carino, di sinistra, comprensivo e accogliente. Gli ho parlato del mio problema e gli ho chiesto di provare qualcosa di nuovo: utilizzare un vibratore insieme, durante un gioco di coppia. Ha funzionato. Ho avuto il primo orgasmo della mia vita, ma il merito è stato mio: sono riuscita a sincronizzare tutto quello che avevo sperimentato sulla mia sessualità e l’ho incanalata nel rapporto a due.

Alla fine, lo ammetto, non è stato poi chissà che: mi aspettavo qualcosa di meno anticlimatico. Soprattutto: raggiungere un orgasmo non mi ha fatto ricredere sulle volte in cui non riuscivo ad averne uno. Sostanzialmente non è cambiato nulla. Chissà perché, però, mi sono chiesta per così tanto tempo cosa potevo fare per raggiungere l’orgasmo. Chissà perché era così problematico per me e in fondo chissà cos’è che mi aspettavo - se e quando ne avessi avuto uno. Mi sono posta a lungo queste domande, ma poi ho capito che avevo solo bisogno di accettare me stessa per quello che ero - nonostante tutto.

Essere se stessi: il miglior orgasmo possibile

Quando ho capito questa cosa, ho realizzato di essermi innamorata di una mia amica. Gliel’ho detto e abbiamo passato un mese intero a fare l’amore. Ho perfino comprato uno strap-on (sì, sono diventata il fidanzato che compra i sex toys alla fidanzata).

Alla fine ho capito che era quello di cui avevo bisogno era creare una connessione con qualcuno, preoccuparmi dei bisogni dell’altro e lasciarmi andare senza pregiudizi. Avevo bisogno di ascolto, fiducia, impulsività. Dovevo - e volevo - vivermi il momento. E così è stato.

A quel punto mi sono resa conto che stavo inseguendo ideali sbagliati, che la mia liberazione sessuale non doveva per forza assomigliare alla tua. Soprattutto, avevo finalmente capito che il sesso è una cosa personale. E che ognuno ha il diritto di viverlo - e non viverlo - come desidera. Senza sensi di colpa.

Tradotto da Cosmopolitan US

Articolo scritto da collaboratori esterni, per info e collaborazioni rivolgersi alla redazione

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Traduzione e adattamento a cura di Luna Saracino