Quando, dopo aver visto quella tale persona, vi sentite sfiancati, quando sapete che dovete rispondere al messaggio di quella conoscente, ma continuate a rimandare, quando vi rifiutate ancora una una volta di telefonare a vostro fratello o, pur di non vedere vostro zio, prenotate una vacanza per Natale, beh sappiate che potreste starvi allungando la vita. L'attitudine della Gen Z che porta a scegliere il no contact, a tagliare i rami secchi senza troppa pietà, facendo decluttering anche nelle relazioni, potrebbe sembrare cinica a chi è abituato a concedere a tutti una buona dose di tempo e gentilezza. La scienza, però, alla fine sembra supportarla.
Un nuovo studio pubblicato sulla rivista PNAS, infatti, ha provato a pire cosa succede quando lo stress nella nostra vita proviene dalle persone che ci circondano. I ricercatori hanno scoperto che i legami sociali negativi agiscono come altri fattori di stress cronico e influiscono sulla salute e sul benessere, di fatto aumentando l'invecchiamento. Le relazioni tossiche accorciano la vita.
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Un nuovo studio
Durante lo studio ai partecipanti è stato chiesto di individuare nella loro rete di contatti le persone che spesso causavano loro stress o gli rendevano la vita più difficile, i cosiddetti "disturbatori". Amici, familiari, conoscenti, vicini di casa, partner, parenti, colleghi: sono state prese in considerazione le persone che, secondo quanto riportato, provocavano spesso dello stress a livello di interazione. È diverso, infatti, l'effetto delle relazioni che risultano stressanti solo occasionalmente.
I partecipanti hanno poi fornito campioni di saliva per calcolare due parametri complementari dell'invecchiamento biologico: uno misura l'età biologica rispetto all'età anagrafica e il secondo misura la velocità con cui si sta invecchiando. La ricerca ha osservato che, all'aumentare delle fonti di stress è associata a un'età biologica superiore con un ritmo di invecchiamento biologico leggermente più rapido (1,5% più veloce). «Abbiamo riscontrato che i partecipanti con un maggior numero di persone che li infastidiscono mostrano un'accelerazione dell'età epigenetica significativamente maggiore», spiegano gli autori dello studio, «che si mantiene robusta anche dopo aver tenuto conto dell'orientamento affettivo, della professione, delle esperienze infantili avverse, del fumo e delle comorbilità pregresse, oltre che delle caratteristiche demografiche e delle dimensioni della rete sociale. Questi risultati suggeriscono che le persone "disturbatrici" nell'ambiente sociale di una persona potrebbero costituire un fattore di rischio biologico trascurato ma rilevante».
Le relazioni tossiche più comuni
Secondo gli studiosi c'è poca attenzione verso i rischi che i rapporti tossici possono avere sulla salute: viene dato per scontato che le relazioni problematiche possano esistere e che vadano accettate. Quasi il 30% dei partecipanti ha riportato almeno una relazione problematica nella propria rete sociale, e circa il 10% ne ha segnalate almeno due.
Solo il 3,5% delle amicizie, inoltre, è stato classificato come fonte di stress, rispetto a quasi il 10% dei rapporti con genitori e figli, all'8,5% dei coniugi e all'8,7% dei partner. Secondo gli studiosi, «I legami caratterizzati da obblighi, spazi condivisi o interdipendenza strutturale, come genitori, figli, colleghi o coinquilini, hanno maggiori probabilità di essere fattori di disturbo rispetto ai legami volontari e auto-selezionati come amici, membri della chiesa e vicini». È interessante notare, poi, come le relazioni negative con coniugi e i partner non hanno mostrato la stessa correlazione con l'invecchiamento accelerato. Un partner tossico, insomma, è meno dannoso di un genitore con cui si ha una relazione problematica, probabilmente perché i legami di coppia mescolano scambi negativi e positivi. C'è anche un altro problema: non tutte le relazioni difficili si possono interrompere: certi colleghi si devono sopportare a meno di non riuscire a cambiare lavoro e certi parenti o familiari possono rimanere nella nostra vita a lungo. Sono questi, secondo gli studi, i casi più problematici.
C'è, in ogni caso, chi ha sollevato alcune perplessità: potrebbe forse essere l'invecchiamento accelerato a rendere le persone più irritabili e spingerle a interpretare più facilmente le proprie interazioni come tossiche? Servono ulteriori studi ma, nel frattempo, possiamo rifletterci su (Pasqua è in arrivo, con tutte le stressantissime riunioni familiari).











