È il 2012. Siete nel pieno dell’adolescenza e state guardando un film di formazione sul divano, con il volume della TV più basso possibile e il pollice sospeso sul telecomando, pronti a cambiare canale nel caso in cui un genitore entri improvvisamente nella stanza. È l’età della curiosità e i personaggi che appaiono sullo schermo sono un sogno: cuori spezzati e velocemente ricuciti attraverso avventure notturne affrontate con disinvoltura, libertà e voglia di nuove esperienze. E anche se siete ancora troppo giovani per capire del tutto cosa stiano vivendo i personaggi, poco importa.
Proprio mentre la storia si fa più intensa e avvincente, parte la pubblicità: una coppia sorridente appare sullo schermo e una voce fuoricampo promette che troverete l’anima gemella in «soli 60 secondi» inviando un like. Nel frattempo vostro fratello maggiore entra nella stanza, il telefono gli vibra in tasca con le ultime notifiche delle sue dating app, di cui voi non conoscete ancora nemmeno l’esistenza. In fondo al corridoio vostra sorella ascolta Last Friday Night di Katy Perry. Sentite le sue amiche chiacchierare di amori fuggenti con leggerezza e immaginate come sarebbe discutere degli stessi argomenti a un pigiama party, con le vostre amiche, un giorno. Poi arrivano i vent’anni e capite che tutto ciò che vi eravate immaginati sarebbe andato diversamente. Perché, per la Gen Z, la fantasia non coincide del tutto con la realtà.
Siamo infatti cresciuti nutrendoci di melodrammi ipersessualizzati (Glee è forse uno degli esempi più lampanti), dove il caos e il sesso occasionale venivano venduti come la norma. E mentre noi eravamo incollati alla TV, la generazione precedente — i Millennial — viveva il proprio momento di gloria, diventando adulta affacciandosi al dating online e destreggiandosi tra le prime app sul mercato, quando il sesso casuale era più accessibile e percepito come emancipante e il burnout non si era ancora fatto sentire. Per la Gen Z, invece, diventare adulti oggi non somiglia affatto a una fantasia alla Samantha Jones. Il dating è diventato sempre più digitalizzato e ci ha resi emotivamente consapevoli, ma anche cronicamente esausti, avvezzi ai meme sugli stili di attaccamento e fin troppo a nostro agio con il mondo delle situationship. E oggi, mentre termini come “ghosting” e “breadcrumbing” costellano il vocabolario sentimentale, lo swipe verso destra sembra non funzionare più. Sempre più membri della Gen Z stanno abbandonando silenziosamente il sesso occasionale, chiedendosi: «Come siamo arrivati fin qui, esattamente?».
Gli anni d’oro del sesso occasionale
Il sesso occasionale esisteva ben prima dell’iPhone e dello swipe infinito. Basti pensare a Eve Babitz, che negli anni ’70 scriveva già di fluidità tra amore, sesso e Los Angeles in libri come Sex and Rage. O, naturalmente, a Carrie e Big, la “situationship” per eccellenza, arrivata sugli schermi nel 1998, più di dieci anni prima dell’arrivo di Tinder. Poi, tra la fine degli anni Duemila e l’inizio del 2010, la hookup culture ha subito un restyling: nuove app, nuovi acronimi, nuove regole del gioco. Internet, che all’epoca viveva il suo momento migliore, rendeva i desideri romantici più reali e raggiungibili. Le dating app erano la nuova frontiera, carica di promesse, e per i Millennial rappresentavano un modo per rivendicare la propria autonomia in un mondo in cui tecnologia e regole sull’amore e sul sesso stavano rapidamente cambiando.
In quel periodo la liberazione sessuale si è scontrata con un’accelerazione tecnologica senza precedenti, creando una tempesta perfetta in cui il sesso occasionale veniva romanticizzato e appariva incredibilmente accessibile. Così, mentre lo slut shaming resisteva, si scardinavano stigma e tabù e venivano messe in discussione monogamia, eteronormatività ed esclusività del rapporto. Le app si sono moltiplicate velocemente, offrendo una gamma sempre più ampia di identità e dinamiche relazionali. Bumble ha messo le donne al primo posto, Feeld ha accolto chi esplorava la non monogamia e il poliamore, mentre Her e Grindr hanno creato spazi fondamentali per la comunità queer. Al suo apice, la hookup culture ha abbattuto barriere storiche, rendendo il sesso più libero e immediato, seppur caotico.
Il declino della dating culture
Sulla carta la Gen Z dovrebbe essere la generazione più ossessionata dal sesso. Ma dietro thirst trap curate al millimetro e talking stage infiniti basati su teorie social, emerge un desiderio diverso, più autentico. Secondo un’indagine promossa dalla Società Italiana di Andrologia, in Italia un ragazzo su tre fa solo sesso virtuale e oltre un milione e 600mila giovani tra i 18 e i 35 anni non ha mai avuto rapporti sessuali. Numeri che raccontano non una generazione iperattiva sessualmente, ma il contraccolpo di una cultura iperdigitale, cresciuta tra swipe e gratificazioni immediate. La promessa venduta dalle app — sesso facile, veloce e senza confini — sta perdendo fascino. Christine Rafe, esperta di sesso e relazioni di Lovehoney, parla di “swipe fatigue”: uno stato di burnout emotivo causato dall’eccesso di scelta, che ha trasformato il dating in qualcosa di transazionale. Chantelle Otten, terapeuta e sessuologa di Bumble, osserva invece che le app stanno cercando di spostare l’attenzione verso scelte più intenzionali, soprattutto per le donne.
Ma quando tutti cercano di essere intenzionali, il rischio è che il gioco diventi più pesante: lo swipe non è più divertente, ma un compito. Secondo un sondaggio di Forbes Health, il 79% degli utenti Gen Z dichiara di sentirsi esausto delle app di dating, mentre una ricerca della Social Health Foundation mostra che il 46% ritiene che queste aumentino il senso di solitudine. Questo cambiamento emerge anche dal linguaggio. Termini come “situationship” e “the ick” sono esplosi negli ultimi anni. Secondo Google Trends, “the ick” compare già nel 2011 ma raggiunge il picco dieci anni dopo; “situationship” nasce nel 2012 ma esplode nel 2024, segnando un cambiamento generazionale non solo nel modo di frequentarsi, ma anche nella modalità scelta dai giovani di raccontare ogni emozione e difficoltà nel rapporto. Nel corso del tempo il dating e il sesso occasionale sono diventati, paradossalmente, tutt’altro che casual. Il 41% della Gen Z ammette di aver fatto ghosting, il 27% di aver subito love bombing, e tutti conoscono qualcuno che sta ancora cercando di riprendersi da un rapporto che tecnicamente non era nemmeno una relazione.
Nel frattempo, lo spazio digitale è diventato un tribunale per le relazioni, pronto a vagliare le red flag e i DM più cringe che arrivano dal mondo del dating. Su Instagram, account come @hingeboizraccolgono, per esempio, i DM più imbarazzanti ricevuti su Hinge. Su TikTok, storie virali come quella di Reesa Teesa, raccontata in 52 video dal titolo “Who TF Did I Marry”, trasformano rapporti fallimentari in spettacolo, e fanno dei traumi relazionali ottimi contenuti social. Ma che effetto ha tutto questo sull’audience che se ne nutre? Se vedere personaggi pubblici prendere di mira l’ex sui social è divertente, cosa succede quando questo tocca alle persone comuni, a tutti noi? Perché, quindi, rischiare di praticare sesso occasionale sapendo che un singolo errore potrebbe diventare virale il giorno dopo o, addirittura, il nuovo titolo di un podcast? Più queste storie continueranno a dilagare, più il dating diventerà sempre più un campo minato. Oggi, infatti, alla paura di essere rifiutati e di ricevere un no si aggiungono anche l’umiliazione pubblica e la vergogna mediatica. E se l’intimità diventa intrattenimento, sentirsi al sicuro diventa quasi impossibile.
E adesso?
La domanda resta sospesa: il dating ha ancora senso al giorno d’oggi? Per la Gen Z non è più solo una questione di swipe o sesso occasionale. I termini e le condizioni che vi si nascondono dietro sono più complesse, e vanno lette con cura. Il 73% della Gen Z, a detta di Forbes Health, dichiara di sentirsi spesso solo, nonostante quella in questione sia una delle generazioni più connesse di sempre. Di conseguenza, sempre più persone scelgono di non rischiare, di optare per la stabilità emotiva, legami che si costruiscono lentamente e che non inseguono solo una gratificazione istantanea. L’obiettivo, oggi, non è più solo trovare qualcuno con cui andare a letto, ma qualcuno che vi mandi un messaggio con scritto «fammi sapere quando sei a casa» una volta finito il date.
È così che questa generazione sta riscrivendo le regole del dating, ponendo al centro una comunicazione onesta e la trasparenza prima di tutto, consapevole che, in fondo, uscire dalla hook up culture non significa rinunciare al divertimento, ma scegliere un legame più consapevole e più allineato ai propri valori. Per la Gen Z la posta in gioco è più alta, e il benessere emotivo non vale il rischio di diventare virali per sbaglio su TikTok, specialmente per una generazione che si è fatta bandiera della salute mentale. Questo non significa che il sesso occasionale sia sparito. Sta solo evolvendo, proprio come la generazione che sta crescendo con lui. Continueremo a fare swipe, sexting e a cercare l’amore, ma con un po’ più di cautela. E forse, un po’ più di cura.
















