Quanti primi appuntamenti servono per trovare l'amore? O forse la domanda andrebbe riformulata: quanti primi appuntamenti ci vogliono per smettere di odiare i primi appuntamenti? Forse per qualcuno quel momento non arriva mai, ma secondo la scrittrice Sonya Gurwitt con il tempo si può sviluppare il giusto atteggiamento per navigare il mondo del dating godendosi l'esperienza senza troppa pressione.

Lei, di primi appuntamenti, ne ha avuti 76 negli ultimi tre anni e mezzo e, a un certo punto, ha iniziato a segnarseli su un foglio di calcolo, come racconta in un pezzo sul TIME. «La realtà», spiega Gurwitt, «è che molti primi appuntamenti non si trasformano in secondi appuntamenti. Si fanno le stesse conversazioni più e più volte, si va avanti con appuntamenti mediocri uno dopo l'altro». Ovvio che, dopo un po', il processo può diventare più demotivante di un lavoro ripetitivo, ma secondo lei è più che altro una questione di imparare come muoversi senza che il dating risulti un peso. «C'è un copione negli appuntamenti in una grande città», racconta, «quanti messaggi si mandano su Hinge prima che uno dei due chieda all'altro di uscire. Le attività standard del primo appuntamento. Le domande tipiche. Chi paga. Quanto tempo si aspetta per mandare un messaggio se ci si è divertiti. Quando è accettabile sparire a vicenda se non ci si è divertiti». «È una danza che nessuno ha coreografato», scrive, «ma con passi distinti che dovremmo imparare strada facendo».



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Foto di Masoud Mostafaei su Unsplash

    76 primi appuntamenti

    Secondo il foglio excel di Gurwitt, 46 appuntamenti su 76 sono stati un drink, 13 sono stati delle passeggiate e 11 un caffè: a prescindere dai dating trend, dunque, è difficile che si organizzi qualcosa di più originale ed è inutile aspettarselo. Poco meno della metà di questi appuntamenti (35) si sono conclusi con un secondo appuntamento. Meno di un quarto (15) si sono conclusi con quattro o più appuntamenti. «Sono uscita con quattro Matt, quattro Josh e quattro Dan», scrive.

    La maggior parte degli uomini (56) li ha incontrati tramite app di dating mentre gli altri 20 tramite amici comuni oppure a eventi o feste. «Le app di incontri sono spesso oggetto di odio, ma devo dire che hanno portato a primi appuntamenti migliori», osserva. In ogni caso, per quanto si possano spulciare le bio su Tinder, bisogna essere consapevoli che trovare l'amore richiede tempo, pazienza e una buona dose di fortuna: se tornate da ogni appuntamento pensando che sia quello giusto, è probabile che non stiate selezionando abbastanza.

    Qualche consiglio

    L'ostacolo, quindi, è spesso proprio l'ansia di liberarsi dal peso dei primi appuntamenti e chiudere una volta per tutte con il dating. Del resto non è qualcosa che viene naturale: «È strano», scrive Gurwitt, «incontrare persone in un contesto così predeterminato, come se si trattasse del loro provino per una posizione sentimentale nella mia vita, senza altre opzioni su come potrebbe evolversi la relazione». Avere fretta, però, è controproducente ed è qui che sta l'inghippo. Conviene, se possibile, provare a godersi il processo.

    Secondo la scrittrice, c'è modo di farlo e lei, dopo numerosi tentativi, ci è riuscita. Il primo punto su cui riflettere è questo: «Se l'appuntamento viene inquadrato come la ricerca di qualcosa che manca, come puoi apprezzare il ​​processo in cui cerchi di trovarlo?». Bisognerebbe prendere l'esperienza del dating come un passatempo a sé, come un'opportunità: di entrare nel mondo di qualcuno, di vedere posti nuovi, di imparare qualcosa, di conoscere nuovi amici, di capire qualcosa di noi. «Cerco di ottenere qualcosa da ogni appuntamento», scrive ancora Gurwitt, «anche se non è una storia d'amore. Ho scoperto i miei bar di quartiere preferiti, ho scoperto nuovi libri di fantascienza, ho trovato una nuova domanda preferita da fare alle persone con cui esco (quali qualità cerchi in un amico?) e ho fatto molte amicizie (fino a 15, dice il mio foglio di calcolo)».

    Un'altra buona strategia, poi, è pensare che, alla fine, stiamo tutti improvvisando e che, col tempo, farlo diventerà più facile e più divertente. In fin dei conti, secondo Gurwitt, «Si tratta di trovare il modo di avventurarsi nella mediocrità, finché non si inciampa nella magia».