Negli ultimi tempi la parola limerenza è entrata con forza nel linguaggio della Gen Z. Compare nei video di TikTok, nei thread di Reddit, nelle conversazioni su relazioni finite male o mai iniziate e di diritto nello slang comune. Un termine utilizzato per un sentimento intenso (a tratti destabilizzante). Eppure, dietro questo termine che oggi sembra descrivere un malessere, c’è una storia più complessa (e meno negativa) di quanto i social vogliano raccontare. La limerenza è stata coniata per la prima volta nel 1979 dalla psicologa Dorothy Tennov, nel libro Love and Limerence: The Experience of Being In Love. Tennov non parlava di una patologia o di un difetto emotivo, ma di uno stato mentale legato all’innamoramento. Secondo la sua definizione, la limerenza è caratterizzata da pensieri intrusivi sull’oggetto del desiderio (chiamato oggetto limerente), da una forte dipendenza dell’umore dai suoi gesti e dalle sue risposte. Un’esperienza totalizzante, ma profondamente umana.



Quando la limerenza viene fraintesa come qualcosa da "curare"

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Nel dibattito contemporaneo, soprattutto online, la limerenza viene raccontata quasi esclusivamente dal suo lato più doloroso. Si parla di persone ferite o di amori non ricambiati (spesso non corrisposti) che lasciano segni profondi. In questo contesto infatti non sorprende che il termine venga percepito come qualcosa di negativo, una sorta di condizione da superare o addirittura da guarire. Questa fase però non coincide automaticamente con la sofferenza. Il dolore nasce quando manca la reciprocità. Moltissime relazioni sane e felici infatti sono iniziate proprio in uno stato limerente. Tennov stessa sosteneva che la limerenza non è l’opposto dell’amore maturo ma, al contrario, spesso il suo punto di partenza.

Perché accogliere i sentimenti (invece di scappare)

Per la Gen Z, parlare di limerenza serve soprattutto a smettere di sentirsi sbagliati. In un’epoca di messaggi visualizzati e mai risposti, è facile confondere l’interesse con la dipendenza. Diventa una lente per capire quando stiamo proiettando troppo su qualcuno e quando, invece, stiamo semplicemente vivendo una fase normale dell’innamoramento. Un fenomeno virale, che ci fa scappare sui social per sentirci più compresi. Se state leggendo questo articolo infatti è perché su questa tematica ci sono circa 32 milioni di visualizzazioni su TikTok, mentre "limerence psychology" ne ha accumulate più di 8 miliardi. E diciamocelo una volta per tutte: va bene crogiolarsi un po’. Sentirsi eccitati quando si invia un messaggio rischioso, provare le farfalle allo stomaco, controllare l'accesso su whatsapp e persino curiosare il profilo dell’altra metà sui social. Tutto normale. Il problema arriva quando l’ansia e l'esigenza di avere sempre di più (non in modo volontario) superano di gran lunga le aspettative. Da quando aspettare una risposta è diventato più importante che godersi il momento? In questo caso occorre premere il pulsante pausa per un piccolo reset emotivo. L'amore non dovrebbe essere una droga. Il punto, dunque, non è spegnere i sentimenti o controllarsi per forza a tutti i costi, ma capire cosa ci sta mancando. E, perché no, farci su un bel TikTok. Per sentirsi meno soli.