Lo scorso anno, un sondaggio dell’OMS aveva dato l'allarme: l’uso del preservativo tra gli adolescenti sessualmente attivi risulta in calo, cresce la percentuale di rapporti non protetti con un conseguente aumento del rischio di infezioni sessualmente trasmissibili. Tra il 2014 e il 2022, infatti, la percentuale di adolescenti che hanno utilizzato il preservativo nel loro ultimo rapporto è scesa dal 70% al 61% tra i ragazzi e dal 63% al 57% tra le ragazze.
In Italia, poi, secondo il Centro Operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità, i casi di gonorrea sono aumentati del 50%, quelli di clamidia del 25%, quelli di sifilide del 20%, soprattutto tra i più giovani. «L'aspetto più rilevante è il coinvolgimento giovanile, in particolare i giovani under 25», aveva spiegato all'ANSA Barbara Suligoi direttrice Coa dell'Istituto Superiore di Sanità sottolineando come «la prevalenza della clamidia tra le ragazze di questa fascia d'età è del 7%, mentre sopra i 40 anni è appena dell'1%». Ora, però, l'azienda svedese nel settore del benessere sessuale LELO, ha deciso di andare a fondo con un ulteriore studio, un'indagine condotta da Censuswide nel luglio 2025 su Regno Unito, USAFrancia, Italia, Spagna e Svezia riguardo l’uso del preservativo in diverse fasce di età.
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I dati italiani sull'uso del preservativo
Se guardiamo al nostro Paese, i dati risultano lievemente più positivi rispetto ad altri, anche se i numeri rimangono bassi. Il 37,6% dichiara di usare il preservativo sempre e il 18,50% quasi sempre. In particolare, è la generazione Z a guidare l’aumento dell’utilizzo con il 41% (solo il 9% dichiara di usarlo di meno), seguono i Millennial con il 27% (15% lo utilizza di meno) e la generazione X con un saldo negativo: solo il 16% dichiara di aver aumentato l’utilizzo del preservativo, contro il quasi 19% che dichiara di averlo usato meno. In generale, il sentimento nei confronti dell’uso del preservativo sembra positivo: più del 66% degli italiani intervistati dichiara che la richiesta del partner di utilizzarlo viene vista come un segno di cura nei loro confronti. Il 17%, invece, pensa che la richiesta dipenda da una mancanza di fiducia sui propri o altrui trascorsi sessuali. In ogni caso la motivazione predominante per l’utilizzo del preservativo è la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.
La generazione X rimane la generazione più sensibile verso questo tema (52% delle persone intervistate), probabilmente perché è stata quella più esposta alla campagna d’informazione su HIV e AIDS tra gli anni Ottanta e Novanta. La generazione Y si attesta sul 43%, mentre i giovanissimi della Gen Z sul 51%. La seconda motivazione per l'uso del profilattico è invece la prevenzione delle gravidanze indesiderate: 28% degli intervistati della generazione Z, 37% della generazione Y e 27% generazione X.
Perché si usa poco il preservativo?
Non è il caso di abbassare la guardia per quanto riguarda l'uso del preservativo e la sensibilizzazione sul tema. Saranno inoltre necessari ulteriori studi per capire in che direzione stiamo andando. In base allo studio di LELO, ad esempio, si fa ancora piuttosto fatica a parlare di sesso in famiglia: la generazione Z prova disagio nel 45% dei casi, la generazione Y nel 38%. Solo la generazione X si sente più a suo agio a parlare di preservativi con i famigliari (52%). Risulta più facile invece parlarne con amici (67% degli intervistati si dichiara a proprio agio nel farlo) e con il partner (81%).
Un altro aspetto interessante è quello legato al piacere, dato che il 40% delle persone intervistate afferma che le sensazioni durante i rapporti sono migliori senza il preservativo. Per questo LELO si impegna a sviluppare profilattici in grado di coniugare sicurezza e piacere, come nel caso di LELO HEXTM Organic, realizzato in lattice di origine biologica, e arricchito con L-arginina, un amminoacido presente in natura che aiuta a promuovere il flusso sanguigno e può stimolare erezioni più solide e di lunga durata. La ricerca del piacere non dovrebbe cozzare con la necessità di avere rapporti sicuri e oggi è possibile tenere le due cose insieme. Serve, però, una cultura della prevenzione: è necessario concentrarsi sull’educazione sessuale e sulle campagne di salute pubblica, oltre a rendere gli anticoncezionali facili da reperire e a costi accessibili.












