Sul profilo Instagram di Jacqueline Luna Di Giacomo si alternano foto di lei col pancione, foto con il piccolo Enea, foto della sua vita quotidiana da neomamma. Sul profilo di Ultimo, invece, la vita privata rimane privata. Ci sono i concerti (dove Jacqueline è sempre presente), gli annunci ai fan, il racconto della sua vita tra palchi e studi di registrazione. Della loro vita da neogenitori, insieme, come coppia che ora condivide un figlio si sa pochissimo. Lo stesso vale per Mille Bobby Brown e Jake Bonjovi, anche loro neo genitori giovanissimi ed estremamente riservati, che hanno adottato una bambina e stanno costruendo una famiglia nella fattoria in Georgia dove vivono. «Siamo al 50-50 su tutto», ha raccontato la star di Stranger Things in una rara dichiarazione, «Ecco perché sono così grata di stare con lui: è semplicemente un padre straordinario». Eppure non è sempre tutto facile: l'attrice ha parlato anche della deprivazione di sonno che ti fa dimenticare persino che giorno è.

Che cosa succede quindi quando, nelle dinamiche di coppia entra in gioco la nascita e la gestione di un figlio? Quando le serate fuori diventano tentativi di farlo addormentare? Quando si è ancora giovani e molti dei propri coetanei fanno una vita diversa? «La coppia, che fino a quel momento si era definita come un “noi”, deve ora trasformarsi per fare spazio a un “noi più grande”», spiega la psicologa Benedetta Gasperini, «È un equilibrio nuovo, da costruire passo dopo passo, in cui l’intimità e la tenerezza devono convivere con la fatica e con nuove responsabilità». A questo si aggiunge il caos della vita odierna, il lavoro altalenante, la sensazione che il tempo non basti mai.




Genitori Gen Z: come cambia il rapporto di coppia?

Come spiega la psicologa, «La nascita di un figlio è una rivoluzione emotiva che cambia tutto: ritmi, priorità, ma soprattutto la relazione tra i partner. Non è solo un passaggio pratico, è un vero movimento interiore. Ognuno si trova a fare i conti con parti di sé più profonde: il proprio essere stato figlio, il modo in cui ha ricevuto cura, le fragilità e le aspettative legate alla maternità o alla paternità». All'interno della coppia, quindi, ognuno vivrà questo cambiamento in modo diverso e servirà tempo per ritrovare un nuovo equilibrio nel rapporto con il partner.

«Può diventare un’occasione di crescita o una fonte di crisi, a seconda di come i partner riescono a parlarsi e a restare in contatto», osserva la dottoressa Gasperini, «Quando si condivide la vulnerabilità e si riconoscono i bisogni reciproci, il legame può rafforzarsi e diventare più profondo. Ma se la comunicazione si interrompe, se tutto ruota solo attorno al bambino, può comparire distanza, senso di solitudine o frustrazione». A questo si aggiungono i cambiamenti di stile di vita, le difficoltà di adattamento nel gestire una nuova quotidianità: «La stanchezza, il poco sonno, i sensi di colpa, soprattutto nelle madri, rischiano di logorare la complicità. È un periodo in cui ciascuno deve ridefinire la propria identità: non solo genitore, ma anche individuo e compagno, con desideri e bisogni che meritano spazio».

I genitori di oggi

Queste problematiche sono sempre esistite, ma la vita delle generazioni precedenti era molto diversa da quella dei giovani di oggi che per la prima volta si trovano a costruire una famiglia. Spesso le donne non lavoravano ed era dato per scontato che fossero loro ad occuparsi della cura dei figli e della casa con una divisione dei compiti molto più netta. I ritmi di vita, poi, erano meno frenetici: oggi la sensazione è che il tempo vada faticosamente ritagliato negli intervalli liberi dal lavoro che si prende sempre più spazio, ma con minori soddisfazioni economiche. Anche gli svaghi sono diversi - si esce di più, si viaggia di più - e spesso si vive all'estero o comunque lontani dalla famiglia d'origine.

«I giovani adulti di oggi vivono in un mondo dove la libertà personale e l’autorealizzazione sono valori centrali. Diventare genitori può far paura perché sembra significare rinunciare a tutto questo: al tempo per sé, ai viaggi, alle passioni, persino all’idea di “poter scegliere”», spiega la psicologa, «A questo si aggiunge una precarietà economica diffusa e una rete familiare spesso più fragile, che lascia molte coppie sole». Manca il famoso villaggio, necessario per crescere un bambino senza impazzire, invece spesso a supplire è la tecnologia. «Lo smartphone può essere una risorsa, ma anche un rifugio: una fuga dalla fatica o dalle emozioni difficili», dice ancora Gasperini, «I social poi alimentano confronti continui: modelli di genitori perfetti, case ordinate, bambini sorridenti... ma la realtà è un’altra, più complessa e imperfetta. E questo scarto può generare ansia e senso di inadeguatezza».

Per cercare di adattarsi alla nuova situazione è importante mantenere un contatto con la realtà, le persone, il partner e le proprie passioni e necessità. «Cercare momenti di presenza reale, anche solo dieci minuti per parlarsi, guardarsi, ridere insieme», suggerisce l'esperta. E poi saper abbracciare i momenti di sconforto e la paura. «Non c’è nulla di sbagliato nell'avere paura. Le nuove generazioni hanno imparato a costruire se stesse attraverso la libertà: scegliere, muoversi, reinventarsi. L’arrivo di un figlio può far temere di perdere tutto questo, soprattutto se si vive in condizioni economiche precarie. Il denaro, da un punto di vista psicologico, rappresenta anche sicurezza, solidità, possibilità di prendersi cura. Quando viene a mancare, si può sentire vacillare tutto il resto, anche l’amore». A fronte di tutto questo, però, c'è la gioia di condividere una progetto di vita e scoprirsi genitori insieme. «Affrontare le fatiche può diventare un’esperienza trasformativa», conclude Gasperini, «scoprire di potersi sostenere, di restare una squadra anche nei momenti difficili, è ciò che fa crescere davvero una coppia».