Tutti vogliono sapere di cosa parlano Taylor Swift e Travis Kelce quando sono a cena insieme. Che conversazioni hanno, la sera, prima di andare a dormire? Che cosa guardano su Netflix? Leggono gli stessi libri? Cosa li lega al punto da aver deciso di sposarsi? Quando la cantautrice si è messa con il giocatore di football in molti pensavano che non sarebbe durata e ora tanti rimangono scettici al punto che, dopo l'annuncio del loro matrimonio, online è riemerso un vecchio dibattito, quello sulle cosiddette "intelligence gap relationship".

Per i Swifties, Travis Kelce rappresenterebbe lo stereotipo dell'uomo sportivo con pochi interessi, semplicemente troppo poco colto per Taylor. Si tratterebbe dunque di una di quelle relazioni dove, come osservano i creator su TikTok ultimamente, c'è un divario a livello di intelligenza tra i partner o, più semplicemente, un gap a livello intellettuale e culturale. Ma si può davvero parlare di intelligence gap?



intelligence gap relationship che cos'è e perchè se ne parlapinterest
Jamie Squire//Getty Images

Esiste l'intelligence gap?

Secondo la psicologa e psicoterapeuta Stefania Romanelli uno dei problemi è che tendiamo a parlare di intelligenza in modo improprio. «Rischiamo di cadere in un equivoco», spiega, pensare che esista un solo tipo di intelligenza». Secondo l'esperta per molto tempo l’intelligenza è stata ridotta al QI, cioè il quoziente intellettivo, che misura soprattutto capacità logico-matematiche e linguistiche. «Ma dagli anni ’80», spiega Romanelli, «con la teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner abbiamo imparato che esistono diverse forme di intelligenza: ad esempio musicale, corporea, interpersonale». Esiste poi anche l'intelligenza emotiva, resa popolare da Daniel Goleman che riguarda la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le emozioni, proprie e altrui: «È un tipo di intelligenza che non ha nulla a che fare con i voti scolastici, ma che spesso fa la differenza nella vita quotidiana», dice la psicoterapeuta, «Quindi più che parlare di “gap” sarebbe più opportuno dire che ognuno porta in una relazione un diverso bagaglio di competenze cognitive, emotive e sociali».

Anche secondo Dazed, che ha dedicato un approfondimento al tema, il punto non è tanto l'intelligenza, qualsiasi cosa significhi, ma forse un generale approccio curioso e interessato alle cose, un certo spirito critico, la voglia di uscire dalla propria comfort zone e approfondire, fare domande, esplorare. «Ad esempio», scrive la giornalista Serena Smith, «un mago della fisica potrebbe non distinguere Salman Rushdie da Sally Rooney, ma potrebbe comunque entrare in sintonia con la passione per l'apprendimento del suo partner amante dei libri. Al contrario, tuttavia, un individuo curioso potrebbe annoiarsi con un partner che manca di una curiosità di base per il mondo che lo circonda».

E se fosse solo questione di avere interessi diversi?

È, quindi, più una questione di interessi, a prescindere che siano considerati più o meno colti. Se a lui piace la pesca e a lei l'arte contemporanea, potrebbero trovarsi ad avere un'idea molto diversa su come passare il weekend, o provare a interessarsi alle passioni dell'altro. Secondo Stefania Romanelli, la diversità in sé non è un problema. «Può diventarlo», spiega, «se viene vissuta come un segnale di distanza, o peggio, come una gerarchia: “io sono più colto di te, quindi valgo di più”. È lì che la relazione si incrina, perché dietro c’è un messaggio implicito di superiorità da un lato e di inadeguatezza dall’altro: John Gottman, nei suoi studi sulle coppie, ha dimostrato che il disprezzo è uno dei predittori più forti di rottura». Ognuno, quindi, dovrebbe essere libero di coltivare i propri interessi, senza che guardare Uomini e Donne diventi una ragione per venire criticati e sminuiti e senza porsi su un piano di superiorità autoreferenziale. «Il problema non sono gli interessi diversi, ma il venire meno della stima reciproca», spiega ancora la psicoterapeuta, «Al contrario, quando la differenza viene accolta con curiosità e apertura, diventa un arricchimento. Non serve che entrambi leggano gli stessi libri o abbiano gli stessi interessi: serve la capacità di dirsi “non condivido i tuoi interessi, ma mi interessa capire cosa conta per te, perché conti tu”».

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Jamie Squire//Getty Images

C'è, poi, un altro aspetto da considerare. Per alcune persone l'intesa a livello intellettuale può essere importante, persino fondamentale. Come osserva Dazed, quando, a lungo andare, l'attrazione fisica si esaurisce «servono più cose per mantenere viva la scintilla» e «Poter parlare di argomenti allo stesso livello è davvero utile». Non esistono, però, solo l'intesa fisica e quella mentale: c'è molto altro nel mezzo. «Una relazione si regge soprattutto sulla sicurezza emotiva», spiega Romanelli, «la certezza che, quando ne ho bisogno, l’altro ci sarà per me, che posso affidarmi senza paura di essere giudicata o abbandonata. Le ricerche lo mostrano chiaramente: quello che predice la soddisfazione relazionale non è avere gli stessi gusti o gli stessi riferimenti culturali, ma sentirsi visti, compresi e valorizzati. È questo che fa la differenza quando arrivano i momenti difficili». Si tratta, quindi, di un'intesa soprattutto emotiva, che riesce a tenere saldo il legame anche quando il resto viene meno. «Due partner possono avere interessi e background culturali diversissimi, ma se uno riesce a cogliere le paure dell’altro, a rassicurarlo, a dire con i fatti “puoi contare su di me”, allora l’intesa è profonda», conclude la psicologa, «L’intelletto può unire, ma è la capacità di rispondere alla vulnerabilità dell’altro che costruisce davvero un legame solido».