Il tempo impiegato sulle dating app. Gli abbonamenti alle dating app. Poi gli aperitivi, i caffè per conoscersi, magari una cena, una gita fuori porta. Una vacanza che poi salta perché lui ti lascia all'ultimo e tu resti a piangere a Milano con 40 gradi. Forse, da più tempo di quello che vorremmo ammettere, il dating online è diventato, oltre a un'attività più o meno piacevole, anche una voce sul nostro saldo mensile, una spesa da mettere a budget.
Sempre più persone sono disposte a spendere per trovare l'amore e non è solo una questione di svagarsi e passare il tempo, ma anche di non sprecarlo, di metterlo a frutto, di investirlo, letteralmente. Nel bilancio costi-benefici si valuta di appaltare ad altri la ricerca.
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Spendiamo sempre di più per il dating online
Qualche tempo fa in un caffè di Londra un'amica mi ha raccontato di essere passata a Breeze, un'app di dating a pagamento. Funziona così: l'app seleziona per te alcuni profili e ogni giorno te li invia, se c'è compatibilità si passa direttamente a un incontro dal vivo, ma prima si paga. «Ogni appuntamento con Breeze include il match, l'organizzazione dell'appuntamento e un buono presso la location convenzionata», si legge nel sito web. Una volta nel locale, si avrà a disposizione uno sconto sul primo drink e, per il resto, si paga la libertà di non dover decidere nulla né se vedersi né quando vedersi, si salta la fase del tira e molla e della scelta del locale.
Secondo la mia amica, però, il punto non è tanto il servizio, quanto il livello di impegno che richiesto. In sostanza: se sei disposto a pagare, dimostri di avere un obiettivo già in partenza, non stai solo perdendo tempo. Breeze, che al momento non è disponibile in Italia, si colloca a metà tra un'app di incontri tradizionale e un servizio di Matchmaking. Negli Stati Uniti questo tipo di soluzione, molto più strutturata, sta diventando sempre più popolare: realtà come NYCity Matchmaking, Kelleher International e Three Day Rule stanno riportando una crescita significativa. «Il mese scorso abbiamo registrato il più grande fatturato nella storia dell'azienda, e siamo presenti sul mercato da 15 anni», ha dichiarato a Bloomberg Adam Cohen-Aslatei, CEO di Three Day Rule.
A differenza delle dating app (che pure offrono tutte degli abbonamenti e dei servizi plus a pagamento, a prezzi decisamente inferiori), nei servizi di matchmaking la scelta è in mano a chi gestisce il servizio, come gli amici quando distribuiscono i single ai tavoli del matrimonio ma su larga scala. I costi però sono alti: secondo Bloomberg a una donna sono stati chiesti quasi 8.900 dollari per sei mesi e 5.900 dollari per tre mesi da Three Day Rule. Si paga, in sostanza, perché qualcuno faccia il lavoro per noi, così da non doverci colpevolizzare per aver ignorato le red flag disseminate tra la bio e i selfie in palestra. Chissà, forse si potrà chiedere un rimborso per ghosting?
Se non abbiamo nemmeno il tempo di prepararci un pranzo decente, è difficile pensare che troveremo l'amore affidandoci al fato, all'incontro spontaneo mentre passeggiamo al parco. Le ore che abbiamo, però, vogliamo (e dobbiamo, è così che ci sembra) metterle a profitto, senza passare le serate a scrollare profili chiedendoci se il nostro futuro partner sarà «sportivo e appassionato di ceramiche», senza conversazioni in chat che non portano a nulla, ma anche senza il miraggio che possa capitare e basta. Il punto forse è che è in un certo modo rassicurante sapere che c'è qualcuno pagato per muovere il destino al posto nostro, libera dalla responsabilità di preoccuparsi ulteriormente per il futuro. Vogliamo dal dating quello che vorremmo dalla vita tutta di questi tempi: la leggerezza del caso ma senza i rischi, l'illusione della naturalezza, senza perdere davvero il controllo.










