Tra tutte le frasi che ho letto ultimamente online ce n’è una che mi è rimasta più impressa di altre: è del deputato laburista Jess Philips e risale a Febbraio di quest’anno. «Non essere mai grato per il minimo indispensabile». Il tema era l’uguaglianza di genere e il contesto una conferenza dell’associazione The Fawcett. Per Philips la questione cruciale è la seguente: la lotta femminista non può - e non deve - accontentarsi del minimo indispensabile, ma lottare fino a che non otterrà davvero tutto ciò che le spetta.


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Miranda, Charlotte, Carrie e la cartolina di Aidan

Questa frase mi ha riportato alla mente il trailer della terza stagione di And Just Like That, sequel di Sex and the City a metà tra guilty pleasure e nostalgico. Nel trailer ci sono Carrie, Miranda e Charlotte che discutono sul valore della comunicazione nelle relazioni. Quando Carrie mostra loro la cartolina ricevuta da Aidan, Charlotte esulta in un moto di romanticismo, lasciando Miranda senza parole: «Ci stiamo davvero esaltando per una cartolina?» - chiede alle sue amiche. Carrie abbassa lo sguardo, in imbarazzo ma allo stesso tempo annuendo. Charlotte, invece, sembra tentennare.

Aidan è da sempre uno dei preferiti tra gli ex fidanzati di Carrie, già dai tempi di Sex and the City. Alla fine della seconda stagione di And Just Like That, però, avrebbe liquidato Carrie dicendole che non riusciva a dividersi tra lei a New York e la sua fattoria in Virginia, dove vivono i suoi tre figli, avuti dal suo precedente matrimonio.

Perché ci accontentiamo delle briciole?

La parte più interessante di questa storia, però, non riguarda tanto la dinamica tra Carrie e Aidan, quanto la presa di consapevolezza di Miranda, che redarguisce la sua amica Charlotte per la sua reazione fin troppo positiva a un gesto così basilare e scontato come l’invio di una cartolina a una persona “amata”.

Secondo la psicologa Sophie Mort, autrice di Unstuck, le aspettative sui comportamenti altrui sono un tema molto frequente anche nelle sedute con i suoi pazienti - e in fondo anche con i suoi amici.

(Un)Stuck

(Un)Stuck
Credit: courtesy photo

Accontentarsi delle briciole, secondo la dottoressa Mort, è davvero un brutto segno, perché tende a normalizzare i comportamenti incoerenti delle persone emotivamente non disponibili. Facendosi bastare il minimo indispensabile delle persone, il rischio è quello di finire per accettare tutto degli altri, anche le cose peggiori. Quello che conta, invece, è essere consapevoli del proprio valore e cominciare a settare degli standard che vanno al di là dei bisogni altrui.

La fame d’amore

Oggi, invece, quello che la dottoressa Mort riscontra è una fame emotiva di amore e di affetto, che porta le persone ad accontentarsi anche del boccone più piccolo. Il problema di fondo è che la maggior parte delle persone ha avuto relazioni con persone emotivamente non disponibili, insicure, incapaci di esprimere e verbalizzare le proprie emozioni. È inevitabile, quindi, che nel momento in cui una persona mostra un briciolo di interesse in più finiamo per aggrapparci a quelle briciole, nella speranza che valga più di quello che effettivamente è: un piccolo gesto basilare, che dovrebbe fare chiunque. Il minimo indispensabile, appunto.

Quando abbiamo una relazione con una persona emotivamente non disponibile, che ci lascia sempre sulle spine e ci fa sentire insicure a nostra volta, oscilliamo continuamente da uno stato ansioso a uno stato di sollievo. L’ansia è generata dall’assenza, spesso immotivata e prolungata; il sollievo arriva, poi, con la presenza, anche lei improvvisa e destinata a lasciare le famose briciole, lasciando la persona in una sorta di insoddisfazione perenne che può sfociare, però, nella dipendenza, abbassando drasticamente la nostra autostima e le nostre aspettative.

Rafforzare la propria autostima

Secondo la dottoressa Mort, quando ci emozioniamo troppo per il minimo indispensabile, rafforziamo il comportamento dell’altra persona, ma nel frattempo distorciamo la percezione di noi stessi.

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Craig Blankenhorn//HBO

Se ti abitui al minimo indispensabile, quando una persona ti tratta bene potresti non fidarti più, non vivere quel benessere come qualcosa di positivo, ma anzi rifiutarlo perché “noioso” e poco “emozionante”.

Ha ragione Miranda, dunque: non possiamo abbassare il nostro standard e accontentarci delle briciole. E ha ragione anche la dottoressa Mort: il minimo indispensabile è quello che serve a una persona per funzionare nel mondo, ma non è sufficiente per farci sentire innamorati. Impariamo a settare i nostri standard e definire i nostri limiti: solo così troveremo la persona giusta.

Tradotto da Cosmopolitan UK

Articolo scritto da collaboratori esterni, per info e collaborazioni rivolgersi alla redazione