È una questione di corpo, di libertà, di come ci guardano e di come ci guardiamo. È una questione che non ci hanno mai spiegato, né in famiglia né a scuola. Ricordo bene l’imbarazzo di non sapere come sono fatta, di scoprire da altri che le donne hanno qualcosa fra le gambe perfettamente compatibile con la penetrazione degli uomini. Alle medie non avevo mai guardato un porno, pratica invece diffusissima fra i giovani dell’altro sesso e, all’epoca, unico mezzo d’informazione accessibile, quindi non conoscevo l’ABC della mia natura.

I bambini erano informati su tutto, sapevano già come si faceva, quali erano le regole. Dall’altro l’oblio, costrette ad aspettare che qualcuno ci mostrasse le sue dinamiche. La disparità di genere inizia dalla libertà dell’uomo di indagare online, seppur con mezzi inverosimili, la pratica sessuale, dalla possibilità dell’undicenne che scopre l’erezione di non vergognarsi mentre mostra quale categoria di video preferisce ai suoi amici, perché sa benissimo che non verrà giudicato e che non subirà alcun trattamento diffamatorio.

Nell’evoluzione adolescenziale di una ragazza, le domande si moltiplicano e nessuno vuole darci le risposte che cerchiamo

Ecco quindi che, nell’evoluzione adolescenziale di una ragazza, le domande si moltiplicano e nessuno vuole darci le risposte che cerchiamo. Si forma una bolla pudica di imbarazzo intorno al nostro corpo proprio quando iniziamo a capire di essere desiderabili e che alcune parti di esso sono più gradevoli di altre. Così ci strizziamo di fronte allo specchio della nostra cameretta e mettiamo a confronto le nostre forme con quelle delle nostre amiche, di modelle sconosciute, di chiunque ci assomigli. La sessualità femminile, per me, è iniziata nello scoprire cosa può dare piacere e non quale sia il mio.

Questo dislivello provoca una limitazione estrema. Impari a credere che esistano brave ragazze e ragazze facili. Le prime non conoscono niente, sono vergini, spaventate e attendono di avere un rapporto sessuale felice, quasi fiabesco. Le altre sono, in realtà, uguali alle precedenti, hanno le stesse paure e curiosità, ma mentre tentano di soddisfarle, qualcuno intorno a loro – lo stesso che le desidera - decide che la scoperta del sesso non è cosa per la loro età. Eppure sesso si fa in due, il più delle volte, ma in quanto donne, non siamo abilitate a giocare come i ragazzi.

Se lo facciamo per fare figli va bene, altrimenti siamo solo divertimento

Questa narrazione misogina mi ha sempre bloccata, al punto da crederla valida e allontanarmi da tutto ciò che riguardasse la ricerca del piacere. Per questo ho iniziato a nascondermi, a evitare di avere una relazione sentimentale e sessuale, tanto meno rapporti occasionali. Nella fase fondamentale della scoperta del proprio corpo, dei legami affettivi, del sesso, mi sono rintanata nella mia inesperienza causando di fatto un ruolo di subordinazione o dipendenza nelle mie relazioni successive, fino alla prima età adulta.

Mi sentivo una bambina incapace di gestire le mie emozioni e i miei desideri, mentre il mio corpo era abbastanza maturo per conoscere e farsi conoscere.

Andare a letto con qualcuno significa costruire uno spazio emotivo e fisico libero e consenziente

Non mi vergogno di scrivere che a vent’anni ho fatto per la prima volta sesso, e non mi vergogno nemmeno di ammettere che solo dopo ho capito che avrei potuto farlo con altre persone in libertà, sicurezza e consenso. Quelli erano gli anni in cui si iniziava a parlare di quest’ultima magica parola, che ha assorbito e assorbe in sé tutto il significato del sesso che cerca la nostra generazione. Andare a letto con qualcuno significa costruire uno spazio emotivo e fisico libero e consenziente, in cui non per forza deve esistere l’amore, ma almeno il rispetto reciproco e il desiderio di giocare insieme senza giudizio.

Questo era quello che cercavo da ragazzina, e questa è l’unica forma di rapporto sessuale che voglio vivere.

Da donna, il piacere sessuale resta però una ricerca pericolosa, o comunque imprevedibilmente poco sicura. I dati dicono che facciamo meno sesso dei nostri genitori, e in un’ottica eterosessuale non fatico a immaginare quali siano i motivi. Accanto all’evoluzione delle piattaforme social, che in qualche modo hanno costruito sì una rete sociale virtuale, ma anche spezzato o rallentato i legami di vicinanza fra le persone, e costruito nuove esperienze sessuali digitali, c’è la paura di subire una violenza.

Mi capita spesso di vedere video TikTok di ragazze volontariamente nubili per il terrore di trovarsi di fronte l’uomo abusante di turno. Così smettiamo di fare dating, di conoscere attivamente qualcuno, di fare sesso occasionale. Ma anche con questa tutela estrema non è detto che riusciremo a salvarci, perché è soprattutto nelle relazioni che esistono abusi domestici, violenze sessuali e femminicidi, come è successo a Sara Campanella e Ilaria Sula, uccise per mano di uomini incapaci di accettare un rifiuto.

Vorrei che l’equilibrio maschilista del sesso crollasse a picco senza lasciare traccia, che sia questo a fare silenzio e noi a fare più rumore

Spostarci da oggetti a soggetti è un’operazione che solo da qualche tempo ci siamo imposte di fare, e lottiamo perché tutti gli uomini comprendano tale spostamento. Vorrei che l’equilibrio maschilista del sesso crollasse a picco senza lasciare traccia, che sia questo a fare silenzio e noi a fare più rumore.

Cosmopolitan ha pubblicato un’inchiesta nel tentativo di portare alla luce un’istantanea del nostro modo di vedere e vivere il sesso, di mostrare il nuovo modello generazionale della sfera sessuale. I risultati, che trovate nel numero in uscita, raccontano un’Italia fragile, che chiede più formazione affettiva e sessuale, stanca delle dating app, che vuole tornare al contatto, ma soprattutto pronta a parlare di sesso. Che sia monogamo, poliamoroso, omosessuale o queer, vogliamo parlare del perché abbiamo fatto fatica fino ad ora, del perché vogliamo più libertà e consenso, del perché parlarne possa essere il motore per imparare a gestire i rapporti, conoscere i nostri corpi, le malattie, la masturbazione, l’orgasmo e, soprattutto, cosa significa essere vulnerabili insieme, senza paura.