Una volta, al netto dei tira e molla e dei giri di parole, c'era solo un modo per lasciarsi: dirselo. Certo, si poteva discutere delle modalità scelte: per SMS o a voce, con sincerità o con i soliti «Non sei tu, sono io». Magari c'era chi azzardava un «Restiamo amici», ma, in un modo o nell'altro, si arrivava a un qualche tipo di confronto. Oggi no. Non è più così da un pezzo, da un tempo abbastanza lungo da arrivare a clonare dei nuovi termini per i nuovi modi che abbiamo trovato per spezzarci i cuori. Il ghosting, ormai, è tanto noto quanto diffuso, mentre si conosce meno l'orbiting: in parte simile, altrettanto comune e forse ancora più insidioso.

Si parla di orbiting quando la persona con cui uscite o con cui avete una relazione inizia ad allontanarsi progressivamente da voi, pur rimanendo nella vostra "orbita", appunto. Continua a scrivervi di tanto in tanto, a mettervi like alle foto o a guardare le vostre stories su Instagram: la sua presenza la percepite chiaramente. È come un ghosting più soft, e quindi ancora più difficile da gestire a livello emotivo: «ti tiene nella sua orbita - abbastanza vicino da vedersi; abbastanza lontano da non parlare mai», spiega la blogger, Anna Iovine che per prima ha coniato questo termine nel 2018. Più di recente il fenomeno è stato studiato dai ricercatori Luca Pancani, Davide Mazzoni, Paolo Riva e Nicolas Aureli dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca che si sono chiesti quali siano le conseguenze a livello emotivo quando si finisce vittime di orbiting.

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Andrei Ureche

Orbiting: che conseguenze ha?

Nel loro studio "Ghosting and orbiting: An analysis of victims' experiences" hanno intervistato 208 giovani adulti per capire come ci si sente in caso di ghosting e orbiting e quali differenze ci sono rispetto a una rottura più diretta. Quello che è emerso è che, per quanto lasciarsi sia sempre doloroso (anche quando le cose vengono messe in chiaro e non ci sono più dubbi), nel caso del ghosting e soprattutto dell'orbiting il problema è l'incertezza. La sensazione iniziale è di impotenza: «Ero lì, ancora vivo, ma trasparente: ero in grado di agire, ma non di raggiungere l'altra persona» racconta uno degli intervistati.

Per descrivere la situazione, molti usano metafore simili o riportano semplicemente di essersi sentiti «presi in giro». Il problema dell'orbiting, infatti, è che non è facile da catalogare. «Onestamente, quando ho scoperto i primi segnali dell'orbiting, mi sono sentito apprezzato, perché in qualche modo sapevo di essere ancora nei pensieri di quella persona, nel bene e nel male» racconta uno dei partecipanti. L'orbiting, però, alla lunga ti sfinisce perché ti illude ma non porta a nulla: non a un riavvicinamento, non a una rottura definitiva.

«Quando accade», dice un'altra vittima di orbiting, «ci si sente confusi. Inizi a porti molte domande alle quali nessuna o più risposte possono essere plausibili». Ci si ritrova in un loop di domande ricorrenti senza capo ne coda: «Sentivo soprattutto confusione. Continuavo a chiedermi cosa potesse spingere quella persona a non cercarmi direttamente ma in qualche modo farmi capire che era lì e stava pensando a me». E ancora: «Non riuscivo a spiegarmi come fosse potuta finire nonostante le sue visualizzazioni e i mi piace sui social media continuassero come se nulla fosse accaduto». Questo non sapere porta a uno stato di immobilismo, senza davvero riuscire a mettere un punto e finendo, in mancanza di spiegazioni plausibili, a colpevolizzarsi, come riportano gli intervistati.

L'unica via d'uscita, come spiegano i ricercatori, si trova quando si tocca il punto di rottura e la vittima si trova a dover «scegliere se continuare a contattare l’altra persona o rinunciare». «Si arriva a un bivio: "Faccio di tutto per recuperare la relazione perduta" o "Lascio andare"». La prima strada può essere particolarmente insidiosa (con il rischio di ricominciare tutto da capo: si orbita più vicini poi di nuovo più lontani) mentre, per la seconda, viene aiuto la tecnologia: «L'ho bloccato», racconta uno dei partecipanti, «prima su Facebook e Instagram, poi anche su WhatsApp».

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