Qualche giorno fa Emily Ratajkowski ha detto su TikTok che trovare uomini decenti con cui uscire è diventata un’impresa impossibile. Ovviamente in molti non l’hanno presa bene e il video è stato prontamente rimosso, ma ormai il danno era fatto e il messaggio passato forte e chiaro. La dating fatigue è arrivata al punto che le ragazze sembrano preferire il celibato volontario alle app di incontri (vedi Julia Fox), dunque è chiaro che qualcosa non va. Ma, se i ragazzi agli appuntamenti sono una delusione, in molte sono convinte che la soluzione sia la terapia, green flag per eccellenza contro la mascolinità tossica.

Secondo il sondaggio dell’app di incontri Pure, il 92% degli intervistati preferisce uscire con persone che sono state o sono in terapia. Lo stesso vale per un sondaggio di Hinge: il 97% degli utenti preferisce uscire con qualcuno che si prenda cura del proprio benessere mentale. Questo vale soprattutto per le ragazze, tanto che alcune ormai lo scrivono persino nella bio su Tinder tra i requisiti del partner ideale: dev’essere in terapia o almeno esserci andato. La cosa, però, sta prendendo risvolti discutibili.

celebrities at the los angeles lakers gamepinterest
Allen Berezovsky//Getty Images

È vero, la terapia serve anche nelle relazioni: aiuta a migliorare il dialogo con il partner e sviluppa la consapevolezza di sé e dei propri problemi che è il primo passo per un rapporto sano. Nel dating, però, a tratti sembra diventata una moda: «Le donne eterosessuali hanno svelato i segreti di ciò che consideriamo green flag e gli uomini sono stati abbastanza intelligenti da costruirsi una personalità basata su questi», scriveva qualcuno tempo fa su Twitter. Sui social si parla, infatti di “therapy baiting” ovvero della terapia usata come esca per le donne. «Se nella bio ha scritto che va in terapia, scappa», commenta una ragazza su TikTok, e infatti, solitamente, chi ci va davvero in terapia, tende a non parlarne con leggerezza.

philadelphia union v los angeles football club 2022 mls cup finalpinterest
Kevork Djansezian//Getty Images

Secondo una ricerca di Hinge, solo il 9% delle persone in terapia si sente abbastanza a suo agio nel parlarne durante un date. Non che sia un bene: per quanto possa essere terribile trovarsi a un appuntamento con uno di quei maschi etero (eh sì, solitamente sono maschi e sono etero) che hanno reso l’andare in terapia il loro unico tratto distintivo, trovare il modo per parlare della propria esperienza con la salute mentale può aiutare. Certo, il modo giusto per introdurre l'argomento è importante: «Può trattarsi di un semplice accenno a qualcosa che avete discusso di recente durante una seduta», dice a Cosmopolitan USA il sessuologo e psicoterapeuta Todd Baratz, si può fare riferimento a una seduta o a un argomento di cui si è da poco parlato con il proprio terapeuta e aspettare che sia l'altro a farci delle domande. Non deve risultare per forza una grande rivelazione e nemmeno l'argomento primario della conversazione, ma la terapia può essere una parte importante della vita di una persona e dunque, a un certo punto della conoscenza, è normale che l'argomento possa emergere. «La vulnerabilità può essere motivo di connessione», aggiunge Logan Ury, direttrice di Scienze Relazionali di Hinge, «Se riuscirete a mostrare le piccole crepe nel vostro guscio, spesso difficili da condividere, le cose saranno paradossalmente più semplici».

celebrity sightings in new york city october 15, 2023pinterest
Gotham//Getty Images

Al netto di chi la usa come tattica d'approccio, oggi fortunatamente la terapia non è più un tabù ed è sempre più comune parlarne apertamente tra amici o conoscenti. «Prendersi cura della propria salute mentale (e parlarne!) è passato dall'essere qualcosa di strano a un must», aggiunge Ury, « Ma il modo in cui condividi le tue priorità nella cura di te stesso con un potenziale partner dipende interamente da te e da ciò che ti fa sentire a tuo agio. È una parte di te, ma non qualcosa che ti definisce».