E così, ci siamo stancati anche delle app di dating. E dire che queste ultime, almeno le più famose, hanno cercato in tutti i modi di adeguarsi ai tempi che corrono per piacerci di più: si sono attrezzate per gli appuntamenti nel Metaverso e per rendere quelli al buio più gustosi, per riconoscere il ghosting a distanza di chilometri, persino per andare incontro alle esigenze culturali e sociali della popolazione di un dato paese. Dopo gli anni del boom pandemico, in cui per forza di cose non potevamo vedere nessuno, quando i match anche solo virtuali e il sexting erano le uniche due cose rimaste per creare dei legami, ecco che la online dating fatigue (ri)comincia a farsi sentire.

Si tratta di una fase ciclica, che già il The Atlantic teorizzava nel 2016: oggi, al termine fatigue, ovvero quella sorta di spossatezza mentale e psicologica che ci limita anche fisicamente, associamo soprattutto la stanchezza nei confronti del covid, la paura del contagio, l'angoscia delle restrizioni, delle quarantene, dei progetti che saltano. In realtà, come già suggeriva il The Atlantic in tempi non sospetti, questa sensazione, rivolta all'uso delle app di dating, era già molto presente a 4 anni dalla nascita di Tinder, online dal 2012, forse la piattaforma per incontri online più famosa e usata del mondo. All'epoca, il giornalista si chiedeva non tanto se le app di dating funzionassero, perché era ovvio che lo facessero (per alcune persone, almeno), bensì quanto fossero efficienti e quanto, al contrario, provocassero stress e ansia da prestazione sociale.

Insomma, ci siamo stufati di nuovo di cercare sesso e amore sulle app?

Forse, e la nascita di app a tempo come Thursday, attiva in America con parecchio successo dal 2021, è chiaro segno di questa tendenza. Thursday si accende solo il giovedì, funziona per 24 ore, poi si spegne: in quel lasso di tempo viene concentrata l'attività settimanale classica che dedichiamo ad altre app simili. Così, secondo gli intenti degli sviluppatori, si ridimensiona l'ansia dello swipe e del match. E si dedica il tempo in avanzo, praticamente tutti gli altri giorni tranne il giovedì, appunto, alla vita vera.

Alla base di questa spossatezza in relazione alle app di dating ci sarebbe la frustrazione relativa agli incontri, purtroppo sempre frequenti, con scammers e love bomber, nonostante i numerosi filtri ormai impostati sulle applicazioni per evitare a truffatori e catfisher (ovvero quelli che si fingono altro rispetto a ciò che sono realmente) di fare, letteralmente, strage di cuori.

In più, dopo due anni di digitale, è fisiologico desiderare incontri e appuntamenti reali, costruendo occasioni di relazione da vivere di persona e non da remoto. Le app di dating sono dunque solo in stand-by: torneranno a brillare, solo, non ora.