In queste righe l’autrice Kit Jannar (nome di fantasia), una ragazza bisessuale, racconta un’esperienza sentimentale vissuta con Étienne (anch’esso nome di fantasia), conosciuto durante una rovente estate a Siviglia, dove entrambi avevano prenotato un alloggio in un ostello.

“Étienne era l'essere umano più mascolino che avessi mai visto in vita mia: spalle larghe, petto villoso e cosce possenti", così lo descriveva lei. [...] "Un tatuaggio dall'aspetto malvagio serpeggiava lungo le sue costole. Sembrava un giovane David Beckham, ma con muscoli più grandi”.

Pur non essendo lei Victoria Beckham, i due si erano trovati a vivere l’intimità sulla terrazza del dormitorio dove alloggiavano senza però riuscire a portare a termine quell’incontro. Poche ore dopo erano ripartiti lei per la Grecia e lui per la Francia e da quel momento non avevano più smesso di sentirsi. Così, dividendo le spese, lei era volata da lui per “finire ciò che avevano iniziato”.

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Un incontro fatto di passione (e non solo)

Ciò che era rimasto in sospeso poteva finalmente arrivare alla sua naturale evoluzione, ma quando lei aveva confidato ad Étienne la sua bisessualità, qualcosa era cambiato. Lui si era disteso sul letto e le aveva chiesto di dominarlo come se fosse una donna. Dopo un primo momento di panico dovuto al fatto che lei non aveva mai avuto esperienze di sesso anale, aveva deciso di provare ad approcciarsi così come lui le aveva chiesto. “Con le donne, come Étienne aveva in qualche modo intuito, ero attiva e attenta, sicura e generosa. Il mio piacere derivava principalmente dal guardarle provare piacere”, aveva raccontato ancora lei.

L’atmosfera aveva iniziato a farsi bollente quando, dopo essersi concentrata sui capezzoli e sul membro, si era spinta con le dita fino all’ano. Era stato in quel momento che lui aveva sussultato. Con calma e senza affrettare i tempi, lei ha continuato in contemporanea a praticare una fellatio mentre le dita nella parte posteriore scivolavano sempre più dentro. Entrambi avevano raggiunto l’orgasmo.

“Improvvisamente toccata dal fatto che si fosse concesso a me in questo modo vulnerabile, mi ero sdraiata accanto a lui e gli avevo avvolto il braccio attorno alla sua schiena muscolosa e alla spalla massiccia come per proteggerlo”.

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Dopo quell’esperienza, i ruoli erano stati “ripristinati” e lui era tornato a essere il maschio virile che si era presentato durante la vacanza a Siviglia. “Durante questi incontri, era come avessi davanti un uomo non come uomo ma come essere umano, finalmente libero da tutto il soffocante bagaglio culturale e sociale su cosa significhi essere un uomo o una donna in camera da letto o fuori. Eravamo solo noi, i nostri rispettivi sessi deliziosamente cancellati dal piacere”.

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Articolo tradotto da collaboratori esterni, per info e collaborazioni rivolgersi alla redazione