Diventare grandi mentre tutti intorno demonizzano il sesso, mentre nessuno fa quello che vuole per paura, mentre il giudizio usurpa l’ascolto. Crescere soli, sessualmente. Potrebbe sembrare obsoleto, nel 2024, ma troppo spesso è ancora così. Ed è una conseguenza triste
e potenzialmente dolorosa non riuscire a sviluppare una consapevolezza sana del proprio corpo e di quello degli altri; di ciò che è piacere sessuale e di ciò che è disagio. Ne abbiamo parlato con Leni, psicosessuologa e Dottoressa in Psicologia clinica, con Master in sessuologia ed educazione sessuale, autrice del podcast Vengo anch’io e del libro Piacere mio. Le sue parole puntano a costruire uno spazio tutelato dove scoprirci e amarci. Dove scoprire gli altri, e amarli. Nella conversazione che qui leggerete, trovate alcuni dei dubbi e delle domande che ci hanno accompagnato mentre provavamo a crescere sessualmente. E a loro proviamo a rispondere. Perché sia passato il tempo in cui abbiamo trascurato la nostra educazione sessuale.

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Courtesy of Press Office
@DRLENI_MENTALSEXUALHEALTH, esperta in educazione sessuale e salute sessuale femminile, divulgatrice social, scrittrice e podcaster. Organizza incontri a tema; fra gli altri, da non perdere quelli al Six Senses di Roma e Ibiza.

Parli di “contro educazione sessuale”. Che cos’è?

«Le informazioni fuorvianti che ci hanno messo in testa da piccoli. Ci insegnano a non vivere la sessualità, o a viverla come qualcosa di sporco e sbagliato, da fare tardi e con un’unica persona. La nudità e la scoperta dei corpi non sono un’opzione. Tutto ciò poi riecheggia nei nostri cervelli quando cresciamo: così il sesso diventa un episodio pressorio. Ma non dovrebbe esserlo». Se in teoria ho de costruito queste informazioni fuorvianti, ma nella pratica mi sento ancora sbagliato? «Già la presa di coscienza è un enorme passo avanti. Una volta abbattuta la muraglia contro-educativa, si può costruire la propria identità sessuale: conoscere in modo approfondito il proprio corpo e come raggiungere il piacere anche da soli (con l’utilizzo di sex toy, o indagando le proprie fantasie sessuali)».

Come possiamo convincerci davvero che il sesso non è solo sinonimo di penetrazione?

«Non è qualcosa di cui dobbiamo convincerci. Il sesso non è solo eterosessuale o sinonimo di riproduzione della specie. Anzi. Se si identifica il sesso con la penetrazione e questa è l’unico scopo dell’incontro, la stessa arriva troppo in fretta, in un momento in cui la vulvo-vagina non è pronta, causando a volte condizioni dolorose o di anorgasmia».

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Holger Scheibe//Getty Images

Hai raccontato che il tuo dolore pelvico è stato diagnosticato con 15 anni di ritardo.

«A vent’anni sentivo dolore durante la penetrazione e nella vita quotidiana. La mia ginecologa non lo prendeva seriamente in considerazione, diceva che era normale, ma non lo era. Se si ha una fitta con l’ingresso del pene, anche se passa in fretta, la stessa è indice di una situazione pelvica non sana, che va fatta controllare da chi è specializzato. Anche perché si può risolvere. Quando avevo 36 anni, un’ostetrica mi ha diagnosticato la vulvodinia».

«Abbattuta la contro-educazione, costruiamo la nostra identità sessuale»

Ma quindi che cos’è il dolore pelvico?

«Tutte le condizioni dolorose della zona vaginale, dove si trova la muscolatura pelvica. Immaginatela come un’amaca che ha tre buchi: l’uretra, l’introito vaginale e l’ano. Questa ha un ruolo importantissimo sia fisico, perché sorregge gli organi interni, che emotivo: funziona come registratore che ricorda le nostre esperienze sessuali. Anche quelle stressorie si possono ripetere, con una contrazione del muscolo».

Come si conciliano femminismo e pratiche svilenti a letto?

«Non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra. Una è un innesco del processo eccitatorio dal punto di vista sessuale, l’altra è un’ideale in cui si crede. È soltanto una questione di come piace fare sesso».

Secondo te la coppia aperta è davvero una non monogamia etica?

«È etica nella misura in cui non va a ledere la sensibilità e la dignità di nessuna delle parti coinvolte».

Che consiglio daresti a chi vuole approcciarsi al sesso con le dating app?

«Di non fare online tutto ciò che non fareste mai nella vita in presenza. Rispettate la sensibilità e la disponibilità della persona che avete di fronte, anche da dietro lo schermo: quando ci si confronta con il corpo degli altri, fondamentali sono l’ascolto e il non giudizio».