(UN)Dressing
Cosa significa togliersi i vestiti? Il processo è così banale che non prestiamo tanta attenzione alla bellezza di questa routine e non pensiamo alla sua unicità. In questo racconto, vi mostriamo i “buchi della serratura” da cui alcune persone ci hanno permesso di sbirciare. Dopo aver completato il progetto, il fotografo Shishkin l’ha condiviso con Ksenia Chilingarova, caporedattrice della rivista Badlon e sua amica di lunga data. Colpita dalla forza degli scatti, li ha trasformarti in un libro.
Sento i tuoi occhi correre lungo la mia spina dorsale. È mattina presto, l’alba è già finita, e la luce filtrata dalle tende tocca la nostra pelle. Ho il respiro corto, cerco di rallentare il battito, ma è impossibile allontanare la mia mente da questa stanza. Voglio stare dove sono e vibrare con il mondo. Mi sento ridicola al pensiero di provare così tanta emozione. Sento le tue dita sfiorare il colletto della camicia, non ti vedo, ma so che stai per abbracciarmi. Chiudo gli occhi e faccio passare un bottone alla volta fuori dall’asola, per te è stato più semplice, hai sfilato quella vecchia t-shirt lasciandola cadere a terra. Mentre mi baci il collo, la calpesto per errore. Al primo contatto mi accorgo che i nostri vestiti avevano costruito una membrana troppo spessa.
Ci impedivano di conoscere la nostra temperatura, di sentire cosa stavamo nascondendo all’altro. Adesso, c’è solo verità. Finalmente mi giro e noto dietro di te uno specchio. Non ricordavo fosse lì. Ho passato tanto tempo fra queste pareti, eppure oggi sembra la prima volta. Costretta a guardarmi riflessa, ancora con le calze e la gonna, intravedo quella voglia che continua a crescere con me, con noi. Vedo anche il tatuaggio sulla tua schiena, lo ricordavo più intenso, ma non ha importanza. Porto le mani sui fianchi e, con un gesto simile a quello che facevo da bambina alla scuola di danza, apro la zip e abbasso la mini con i collant. Ho ancora le scarpe indosso. Il flusso di quel momento viene spezzato da una mossa brusca nel tentativo di slacciarmi le sneaker. Ti avvicini per aiutarmi, facciamo presto.
Adesso è il tuo turno, e sarà il mio sguardo a disegnare i contorni del profilo che ancora non vedo. Quando ci spogliamo succede qualcosa che accade solo a teatro. Siamo uno di fronte all’altra, immersi in un silenzio finto perché sentiamo tutto, sentiamo anche quello che tentiamo di non rivelarci. Voltandomi noto le nostre figure ribaltate nello specchio e mi ritrovo lontana da quell’istante. Non siamo così belli. La luce passa attraverso i centimetri che ci separano e diventiamo ombre. Percorro la mia sagoma e non c’è niente che non va. Incrocio il mio sguardo quasi al buio, sono calma e il mondo vibra con me.

















