Quante volte siamo cresciuti sessualmente sentendoci sbagliati. Una battuta di troppo di un amico dopo aver raccontato una storia di sesso, uno sguardo storto della compagna di banco in risposta alla rivelazione di un nostro kink; le richieste di esplicitare il nostro body count ai primi appuntamenti, le domande che ancora continuiamo a farci senza trovare risposte adatte. La narrazione intorno ai rapporti sessuali – ancora troppo spesso ancorata a pregiudizi e vergogna – è qualcosa che impatta molto chi li vive: in uno spettro culturale immerso nelle logiche patriarcali, nei retaggi religiosi e in quelli di un'educazione, a essere generosi, incompleta, vivere e praticare il sesso diventa l'opposto di ciò che dovrebbe essere. Invece che libertà e piacere, si incontrano sensi di inadeguatezza e di colpa, sia che uno voglia fare tanto sesso, sia che uno ne voglia fare di meno. Può capitare, infatti, nella nostra società e più facilmente fra i giovani, esposti alla recente iper-sessualizzazione dei contenuti accessibili, di fraintendere il significato dell'approccio sex-positive all'affettività e alla sessualità. Capace di rendere il sesso una pratica benefica positiva per tutti, se male interpretato può infatti causare gli stessi effetti indesiderati che cerca di contrastare. Ma cosa significa davvero essere sex positive? Quali sono gli insegnamenti della sex positivity? Per capirlo meglio e cercare di comprendere come rendere l'esperienza sessuale davvero positiva per ciascuno di noi, ne abbiamo parlato con Frida Affer, sex coach e founder di WOVO, una realtà milanese specializzata in sex toys, percorsi di consulenza e divulgazione sul benessere sessuale: questo è quello che abbiamo imparato.
Cosa significa essere sex positive: l'intervista alla sex coach Frida Affer
Cosa significa essere sex-positive?
«Essere sex-positive significa adottare un approccio aperto, rispettoso e non giudicante verso la sessualità, il piacere e l'intimità. Significa riconoscere il sesso come una parte naturale e sana dell’esperienza umana e della nostra identità. La sex-positivity celebra il consenso, l’autonomia, l’inclusività e la diversità, mettendo al centro la libertà di esprimere la propria sessualità in modo autentico e responsabile, senza vergogna o stigmatizzazione. Essere sex-positive non vuol dire fare o dover fare sempre sesso».
Ci fai alcuni esempi di comportamenti sex-positive e comportamenti non sex-positive?
«Alcuni comportamenti sex positive potrebbero essere parlare di sesso in modo aperto e rispettoso, senza imbarazzo e senza abbassare la voce, oppure rispettare le scelte sessuali altrui, anche se diverse dalle proprie; educarsi sul consenso e sulla salute sessuale; promuovere un’educazione sessuale inclusiva e scientificamente corretta; evitare giudizi morali verso chi pratica poliamore, BDSM, o altre forme di sessualità consensuale. Al contrario i comportamenti non sex-positive sono giudicare negativamente qualcuno per la sua sessualità o per il numero di partner; criticare pratiche sessuali consensuali perché ritenute "strane" o "sbagliate"; imporre un'idea rigida e normativa della sessualità; associarsi a stereotipi sessisti e fare slut-shaming. Ma anche sentirsi obbligati a fare sesso ed essere aperti a tutto per sentirsi sex positive, in realtà, non è sex positive».
La vergogna è ancora presente quando si parla di sesso? Perché secondo te?
«Sì, la vergogna è ancora presente perché viviamo in una società che per secoli ha stigmatizzato il sesso, relegandolo al privato, al peccato o al tabù. I retaggi religiosi, culturali e patriarcali hanno creato un sistema di controllo che ci spinge a vedere la sessualità come qualcosa di "sporco" o di cui non si può parlare liberamente. Questi condizionamenti si tramandano nelle famiglie, nelle scuole e nei media, generando un senso di inadeguatezza e di colpa».
Riguarda tutti o solo i giovani?
«La vergogna riguarda tutti, indipendentemente dall’età. È vero, però, che le e i giovani spesso si trovano a confrontarsi con un doppio standard: da un lato sono esposti a una cultura ipersessualizzata, dall’altro manca un dialogo aperto e sano sulla sessualità. Tuttavia, anche gli adulti cresciuti in contesti più repressivi portano con sé vergogne e blocchi profondamente radicati. Non è un problema generazionale, ma culturale. Inoltre, le e i giovani come le e gli adulti non hanno modelli di riferimento validi come portavoce del cambiamento.
E invece questa vergogna assume significati diversi a seconda del genere?
«Sì, e questa è una conseguenza dei ruoli di genere imposti dalla società patriarcale. Per le donne, la vergogna è spesso legata alla propria libertà sessuale. Se una donna è sessualmente attiva o esplorativa, rischia di essere etichettata negativamente (appunto, lo slut-shaming). La sessualità femminile è spesso controllata e repressa e, di conseguenza, il piacere orgasmico viene meno. Per gli uomini, invece, la vergogna può derivare dal non aderire allo stereotipo del "maschio alfa", sempre desideroso, performativo e virile. Mostrare vulnerabilità o disinteresse sessuale può essere visto come una debolezza. Questi binarismi sono dannosi per tutti, perché impediscono alle persone di vivere la propria sessualità in modo libero e autentico».
Sei ottimista per il futuro? Pensi che prima o poi supereremo il pregiudizio che il sesso sia sporco, sbagliato, da nascondere? Quando e come?
«Sì, sono ottimista. Credo che il cambiamento stia già avvenendo, grazie ai movimenti femministi, LGBTQIA+ e alle nuove generazioni che chiedono una cultura più aperta e inclusiva. Il superamento del pregiudizio avverrà con un’educazione sessuale completa, con l’accesso all’informazione e con un dialogo intergenerazionale. Ci vuole tempo, ma ogni volta che parliamo di sesso in modo sano, spezziamo un pezzetto di quel tabù».
Come possiamo adottare davvero un approccio sex-positive e non soccombere alle dinamiche di pensiero radicate in noi?
«Riflettere sui nostri pregiudizi e su come la cultura ci ha influenzato. Educarsi: leggere, ascoltare e confrontarsi con voci diverse dalla propria esperienza. Praticare l’ascolto attivo e il rispetto verso chi vive la sessualità in modo diverso dal nostro. Parlare apertamente di sesso con amici e partner, costruendo spazi di fiducia e sicurezza. Ricordarsi che il giudizio verso gli altri spesso è un riflesso delle nostre insicurezze: accettarsi è la chiave per accettare gli altri».
E invece, come possiamo spiegare a persone giudicanti cosa significa sex-positivity e perché è importante?
«Possiamo partire dalle basi: la sex-positivity non significa "fare tanto sesso" o "non avere limiti", ma promuovere il rispetto, il consenso e l’inclusività. Si tratta di riconoscere che ogni persona ha il diritto di vivere la propria sessualità in modo libero e autentico. La vergogna e il giudizio portano solo repressione e sofferenza, mentre un approccio sex-positive favorisce relazioni sane e consapevoli con sé stessi e con gli altri».
Hai consigli di letture o film riguardo la sex-positivity?
«Alcuni libri che posso consigliare sono Come as you are di Emily Nagoski Vengo Prima Io di Roberta Rossi; Il pene Felice di Aaron Spitz; La Zoccola Etica di Dossie Easton e Janet Hardy; In principio era il Sesso di Cacilda Jethá e Christopher Ryan. Per i film e le serie, i titoli che suggerisco sono Sex Education; Shortbus di John Cameron Mitchell; Kinsey di Bill Condon; Monica di Andrea Pallaoro; Pleasure di Ninja Thyberg.
Quindi com'è la tua idea di mondo sex-positive?
«La mia idea di mondo sex-positive è un mondo in cui ognuno può esplorare il proprio piacere senza vergogna o paura, dove il consenso è sempre alla base delle relazioni e la diversità sessuale viene celebrata, non giudicata. È un mondo in cui riceviamo un’educazione sessuale completa fin da giovani e in cui il sesso è visto come una parte naturale, gioiosa e fondamentale della vita umana».








