Susannah Temko, ha sempre sognato di avere i superpoteri. Quello che lei definisce il suo superpotere, e che racconta nel suo TEDx, è arrivato quando aveva 16 anni, nello studio di un medico: l’intersessualità. Forse è la prima volta che senti parlare dell’intersessualità, è importante dire sin da subito che non si tratta di un orientamento sessuale, bensì di una condizione fisica genetica. Le persone intersessuali sono nate con variazioni fisiche relative a elementi del corpo comunemente collegati alla sfera sessuale.
“Sono intersex. Questo è il mio superpotere […] L’intersessualità è anatomia. Si riferisce a persone nate con una o più variazioni sessuali. Per esempio, i genitali, gli ormoni o i cromosomi possono uscire dalla concezione canonica di corpo maschile o femminile. In altre parole, i presupposti più basilari che abbiamo sempre fatto sulla nostra specie, ovvero che la sessualità sia binaria, sono errati”.
I generi canonicamente accettati e riconosciuti dalla società, ovvero maschile e femminile, sono talmente radicati nella cultura che sembra strano che possa esistere un altro genere, o un’altra tipologia di generi. L’intersessualità non è un difetto, non è una malattia, è una caratteristica che si differenzia da ciò che siamo abituati a vedere intorno a noi. La realtà è che le persone intersessuali sono sempre esistite e sono esattamente come tutte le altre.
“Io uso la metafora del supereroe, ma a dire il vero, noi siamo esattamente come voi. Le persone intersessuali rappresentano circa l’1,7% della popolazione […] Siamo davanti a voi mentre bevete il caffè, siamo seduti di fianco a voi sul treno e scegliamo se scartarvi o meno nelle app di dating”.
Allora perché non si parla apertamente dell’intersessualità? Perché quando si parla di genere si pensa solo a una sessualità binaria, in cui sei maschio oppure femmina, in cui su qualsiasi documento devi fare una X su M o su F per identificarti? Uscire dai canoni è complicato per l’essere umano. Siamo abituati a categorizzare tutto, a creare delle grandi tabelle mentali per avere ogni informazione pronta all’uso per quando ne avremo bisogno. Anche la legge e la medicina, che si pensano come discipline assolutamente neutrali, risultano piene di pregiudizi quando si tratta di intersessualità, e questo può avere effetti devastanti soprattutto per persone in giovane età.
“In medicina, i bambini intersessuali che sono nati con ambiguità legate ai genitali vengono operati senza il consenso, senza necessità mediche, in modo irreversibile, solo per rendere la loro anatomia (di per sé, sana) apparentemente più normale. […] A molte persone viene nascosta la verità relativa ai loro tratti intersessuali e a molti viene insegnato a tenerli nascosti”.
Una procedura medica che vuole normalizzare, nell’ottica di migliorare la vita di queste persone, ma che in realtà ne mina la libertà di scelta. Comunemente, nessuno sceglie per i bambini se farli essere maschi o femmine, semplicemente si nasce uno o l’altro. Allo stesso modo, le persone intersex nascono come individui sani ma per loro viene fatta una scelta, quando dovrebbero essere loro a dover decidere chi voler essere: anche semplicemente sé stessi. Di conseguenza, pensando di proteggere le persone intersessuali nascondendole o evitando di parlarne, i tabù relativi all’intersessualità rimangono molto estesi e sempre più soffocanti per chi li vive sulla propria pelle. Inoltre, le operazioni che vengono eseguite alla nascita in tanti casi condizionano la loro vita intera:
“Cosa faresti se quelle operazioni ti rendessero sterile? O se dovessi assumere medicine per il resto della tua vita, solo per rimpiazzare gli organi sani che ti sono stati tolti, e dovessi anche pagarle di tasca tua?”.
Quello che Susannah e tutta la comunità intersessuale chiedono è molto semplice:
“Il diritto di prendere decisioni sui nostri corpi e sulle nostre vite. Ci si riferisce anche alla salute dei genitali delle persone intersessuali come anormale o problematica. Ha senso. Se ci si riferisce a qualcosa come un problema, si sottintende che sia qualcosa da aggiustare”.
La loro richiesta è semplicemente quella di normalizzare la loro condizione, di non dover subire discriminazioni o ingiustizie per il semplice fatto di essere nati con alcune caratteristiche differenti rispetto alla maggioranza della popolazione. Susannah non nega l’esistenza delle categorie “uomo” e “donna”, semplicemente sostiene che la definizione e categorizzazione non sia così semplice:
“Il mondo è complesso e noi possiamo scegliere se vederlo nella sua bellezza o se negare l’esistenza di quella complessità, inserendo le persone in categorie binarie artificiali, aggiustando ciò che in realtà non è rotto e restringendo le nostre visioni”.
Le categorizzazioni a cui siamo abituati tante volte si rivelano limitanti, esistono tanti aspetti della realtà che non conosciamo o a cui siamo restii, semplicemente perché non ne siamo abituati. Prova a immaginare un mondo in cui ai bambini viene raccontata sin da subito la varietà e la bellezza di ciò da cui siamo circondati, bambini a cui di conseguenza non verrebbe neanche in mente che ci sia qualcosa di sbagliato negli altri, nei loro corpi o nelle loro scelte. Non esisterebbero discriminazioni, esisterebbe solo una varietà di persone tutte diverse tra loro e l’accettazione sarebbe un principio condiviso e sottinteso.
“Ho imparato la compassione e l’empatia verso una fetta più ampia della società. Ho avuto il tempo per amare il mio corpo e non giudicare quello degli altri. Ho sviluppato una forza e una speranza che credo sarebbe stata impossibile senza questa vita particolare”.
È proprio questo il senso di ciò che Susannah vuole trasmettere: grazie all'intersessualità e alle situazioni che ha vissuto ha imparato la capacità di entrare in empatia, di accettare l’altro senza condizioni, il non giudizio e la voglia di combattere per i propri diritti e per quelli della sua comunità. Susannah è un chiaro esempio di ciò che rappresenta davvero la diversità: un Superpotere!
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