Questa storia inizia in una cameretta di ragazza nel cuore della Spagna, con una macchina fotografica e una pila di vestiti adagiati sul letto. Ancora adolescente, Sita Abellan ha un'intuizione e cioè che la moda possa diventare il suo linguaggio e ancora, prima di averlo davvero capito, inaugura l'era di Tumblr e Fotolog.
Il resto fluisce come naturale conseguenza: Milano, le prime collaborazioni, i lavori editoriali, le commissioni che diventano sempre più grandi, fino a nomi come Fendi e Nike. In mezzo, una traiettoria che segue i suoi molti estri creativi: styling, direzione creativa, musica, tre figli, un EP pubblicato nel 2024. Per anni, racconta, ha vissuto tutto a una velocità tale da non avere il tempo di registrarlo davvero. Solo dopo, rallentando, ha iniziato a vedere il disegno complessivo. Oggi, in coda al Fashion Month durante il quale ha ospitato a Milano una cena con gli amici e collaboratori, per Sita inizia una nuova era. Ne abbiamo parlato qui.
Partiamo dall’inizio. Se ti chiedo di chiudere gli occhi e tornare al “momento zero”, qual è il tuo primo ricordo legato alla moda?
«I miei inizi con la moda sono molto intuitivi. Da piccola avevo già questa passione per vestirmi, per esprimermi attraverso i vestiti. Mia mamma mi ha sempre lasciato molta libertà, e questo è stato fondamentale. Mi ricordo che andavo nei negozi, sceglievo i capi che mi piacevano e poi lei tornava a comprarli per me. Era tutto molto istintivo, molto naturale. Non era ancora una cosa “pensata” come carriera. Poi ho iniziato a lavorare molto giovane, a circa 15 anni, come modella. Però già allora sentivo che non volevo fermarmi all’immagine: mi interessava la parte creativa, anche se non sapevo ancora darle un nome».
Quando hai capito che volevi lavorare nella parte creativa e non solo come modella?
«Durante l’università. Ho studiato pubblicità, anche se in realtà avrei voluto fare fashion design. È stato lì che ho capito che mi interessava la direzione creativa, lo styling, il potere del visual. Non sapevo esattamente cosa stessi cercando, ma ho iniziato a dare un nome a quella sensazione».
Perché non hai potuto studiare fashion design?
«Per una questione economica. Le scuole di moda sono molto costose, e spesso per avere più possibilità devi frequentare istituti molto riconosciuti. Io sognavo di studiare alla Central Saint Martins, ma non è stato possibile. Restando nella mia città, Murcia, non sentivo che studiare fashion design lì mi avrebbe portato dove volevo. Alla fine ho scelto pubblicità pensando di fare poi un master in moda e comunicazione. Però quella scelta mi ha comunque dato una base creativa importante».
Nel frattempo lavoravi già nella moda, giusto?
«Sì, lavoravo già come modella. Ma tutto è iniziato ancora prima, con Tumblr e Fotolog. Facevo foto a casa mia, mi costruivo immagini da sola. Mi piaceva moltissimo la fotografia — infatti inizialmente avevo iniziato a studiare comunicazione audiovisiva. Credo che quello che mi è sempre piaciuto davvero fosse creare immagini da zero. E anche lavorare con altri, collaborare. Anche se sì, ogni tanto ho bisogno di avere il controllo totale».
Quando hai capito che quella cosa poteva diventare davvero una carriera?
«Quando mi sono trasferita a Milano. Lì ho iniziato a rendermi conto che quello che facevo aveva un senso, che c’era un pubblico. Incontravo persone che mi dicevano: “Ti conosco da Tumblr”. Io quelle foto le facevo tra i 16 e i 18 anni, a casa mia, con pezzi presi ovunque, creando immagini anche un po’ folli per l’epoca. Prima ancora che arrivasse l’ondata dei social come li conosciamo oggi. A Milano ho iniziato a collaborare con agenzie, ho fatto i primi lavori editoriali e da lì sono arrivati sempre più progetti».
C’è stato un momento in cui hai detto: «Ok, ce l’ho fatta»?
«Non so se c’è stato un momento preciso. È stato tutto molto graduale. A un certo punto hanno iniziato ad arrivare tanti lavori, tanti clienti. Ma io non mi rendevo davvero conto di quello che stavo costruendo».
Guardando indietro, qual è un progetto che ti rende particolarmente orgogliosa?
«In realtà tutto quello che ho fatto mi rende orgogliosa, soprattutto pensando alla me bambina. Ci sono però alcune cose molto speciali: per esempio una borsa che ho disegnato in collaborazione con Fendi — ne esistono solo due, una nel loro archivio e una mia. Poi una scarpa con Nike, la cover di ODDA magazine con Kim Kardashian. Il punto è che ho fatto tutto molto velocemente. Ho avuto il primo figlio a 28 anni e ho vissuto a un ritmo incredibile. Solo recentemente, con una vita un po’ più stabile, ho iniziato a realizzare davvero tutto quello che ho fatto».
Com’è stato rallentare e guardare le cose con più lucidità?
«Importante. Avere figli mi ha aiutato a conoscermi meglio e a capire cosa voglio davvero. Ho sempre fatto quello che sentivo, sono sempre stata autentica, ma oggi sono più selettiva. Voglio essere più “precisa” in quello che faccio. E soprattutto dare priorità alla mia famiglia. È quello che mi rende davvero felice».
Se guardi a questa nuova fase della tua vita, su cosa vuoi concentrarti?
«Sicuramente continuare con lo styling e la direzione creativa — sono le cose che mi fanno più felice. Mi piace anche disegnare. E poi la musica. Anche se è la parte più difficile da gestire adesso, perché non posso stare in tour continuamente. Per me però moda e musica non sono separate: si nutrono a vicenda. Una ispira l’altra. Il mio EP, uscito nel 2024, l’ho lavorato per tre anni mentre ero incinta. Racconta molto di quella trasformazione. È stato un processo molto intenso e molto bello».
Il mondo creativo è cambiato tantissimo. C’è qualcosa che ti manca del passato?
«Sì, la profondità. I social mi hanno aiutato tantissimo — senza probabilmente non sarei dove sono oggi, venendo da Murcia. Però oggi tutto è molto veloce. Devi produrre continuamente contenuti, e questo mette pressione e spesso riduce la qualità. Si perde un po’ il senso del processo creativo».
E qualcosa invece di positivo che vedi oggi?
«La democratizzazione. È più facile entrare, farsi vedere, esprimersi. Questo è molto bello».
Hai un’icona di stile?
«Sempre la stessa: mia nonna. È una donna che si sveglia, anche se non vede bene, e si fa un eyeliner perfetto. È sempre curata, sempre elegante, anche solo per uscire a fare la spesa. Quando le persone la vedono, capiscono meglio perché io sono così».
Ultima domanda: se guardi al futuro, qual è il tuo desiderio?
«Trovare una pace mentale al 100%. E continuare a fare quello che faccio, per sempre. Ma trovando un equilibrio perfetto con la mia famiglia e i miei figli».
Photographer: Pablo De Pastors @pablodpastors
Stylist: Sita Abellan @sitabellan
Executive Production & Partnerships: Andrea Cristaudo @andreacristt / Woom Communication @woomcommunication
Production Assistant: Giulia Carraro @ggiuliacarraro
Line Production: Outopia Creatives @outopiacreatives / Natalia Ramírez @nataliaarm
Talent Management: Enrico De Candia @enricochaos / @sitamgmt
Press Office Coordinator: Simone Folli @simonefollistylist
MUA: Venus @venusplastik
Hairstylist: Miguel Jodar @mihosalon.hair
Stylist Assistants: Natalia Ramirez @nataliaarm / Mar Roca @marroam












