Ci sono oggetti che non sono solo dei semplici oggetti. Come talismani, ricordano momenti speciali, incontri inaspettati, esperienze incredibili. È il caso delle carte di Yugi-Oh, delle sorprese che troviamo dentro un uovo Kinder o delle calamite comprate come souvenir durante le vacanze estive. Oppure è il caso delle spille che, come in molti avranno potuto notare, da quando sono cominciate le Olimpiadi di Milano Cortina hanno cominciato a spopolare sui social e per le strade, nei pressi delle location scelte per ospitare le varie competizioni. Collezionarle è una vera e propria gara nella gara – leggi alla voce «pin trading»: una lunga e straordinaria storia, che affonda le proprie radici oltre un secolo fa.
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Milano Cortina 2026, tutta la storia delle spille delle Olimpiadi
Le prime Olimpiadi dell’era moderna si svolgono ad Atene nel 1896. Per identificare giudici, atleti e allenatori vengono assegnati piccoli distintivi in legno di colore diverso: blu per i primi, rosa per i secondi, rosso per i terzi. Le pin per come le conosciamo oggi, realizzate in metallo, compaiono agli inizi del Novecento. È solo qualche anno più tardi, tuttavia, che diventano oggetto di scambio (in tutti i sensi): dall’edizione del 1924 gli atleti iniziano a scambiarsele in segno di amicizia, rispetto e sportività. Fino agli anni Settanta tutto questo riguarda unicamente gli addetti ai lavori, ma dalle Olimpiadi di Los Angeles del 1984 le cose cambiano: il fenomeno si amplia e comincia a coinvolgere una fetta sempre più ampia di pubblico. Non a caso, dal 1996, le spille diventano ufficialmente uno strumento di marketing: dalle squadre ai brand sponsor, passando per le istituzioni e persino i singoli atleti, tutti producono la propria pin, con tanto di logo e grafica a tema, da distribuire sugli spalti durante le gare.
Da allora, le spillette olimpiche sono diventate un vero e proprio oggetto di culto, da collezionare per entrare a pieno nel mood della competizione, animato da sportività, condivisione e sana competizione. È come se il pin trading fosse l’ultima disciplina dei Giochi: una gara nella gara, proprio come sci, hockey, curling e pattinaggio sul ghiaccio, capace di appassionare tutti celebrando il senso più autentico dell'evento. È per questo che i veri pinhead scambiano persino i pezzi più rari, anche se non manca chi li rivende su siti come eBay a prezzi stellari.
Da indossare su zaini, cappellini da baseball, borse, giacche e badge appesi al collo, tra le spille maggiormente desiderate spiccano quella raffigurante Snoop Dogg mentre fuma durante le Olimpiadi di Parigi 2024, quella di Pikachu dello stesso anno, quella a forma di cuore di Simone Biles con la sua firma incastonata e molte altre ancora. Per qualcuno, però, la più preziosa potrebbe benissimo essere una pin di cui quasi nessuno conosce l’esistenza: perché lo scopo di questo sport sarà sempre costruire ricordi autentici (da portare sempre con sé).















