Esiste un punto esattamente al centro fra le infinite intersezioni degli universi creativi di street art, moda, design, poesia, musica, danza, pittura, scultura. In questa storia, quel punto è un punto rosso. Si chiama Red Longo ed è una stella nascente nel mondo dell'arte. Originario dell'Etiopia, vive in Italia da quando è bambino e non ha mai smesso di creare piccoli mondi le proprie mani.
La sua arte oggi mescola linguaggi ed esperienze, culture e influenze: il suo ultimo progetto, sviluppato con l'artista Julio Alvarez Lavagnino di Destroy Studios, trasforma otto bandiere di altrettanti paesi in gonne, ciascuna indossata da dei modelli originari dal paese rappresentato sulle gonne. Il servizio fotografico, ambientato in uno sfasciacarrozze, cattura i protagonisti intenti nell’atto della distruzione, un potente simbolo della devastazione del mondo da parte di ogni nazione.
Nelle foto, le gonne-bandiera fluttuano in contrasto con il contesto ruvido e devastato del set, creando un potente commento visivo sui temi della nazionalità e dell'impatto globale delle azioni di ogni paese. Non è solo una dichiarazione di moda, ma una riflessione artistica sulle dinamiche di potere e responsabilità internazionali, lanciata durante la settimana della moda maschile a Milano, quando Red Longo ci ha portato nel dietro le quinte delle sue giornate, fra sfilate e backstage. Per questa occasione, Cosmopolitan Italia celebra questo artista con una cover digitale e un'intervista alla scoperta dei suoi sogni e progetti.
Partiamo da dov’è iniziato tutto. Cosa ti ha ispirato a essere un creativo?
«Ho sempre amato creare fin da piccolo. Già da bambino in Etiopia mi piaceva creare mini sculture col fango, poi crescendo ho sviluppato sempre di più la passione per l’arte e ho intrapreso gli studi per scoprire l’arte in tutte le sue forme».
Perché RED?
«Red è l’abbreviazione del mio nome etiope completo, Rediet. In più l’ho scelto come nome d’arte anche per una questione di una discriminazione razziale che ho subito appena arrivato in Italia dopo l’adozione. Non sopportavo i traumi vissuti in Africa ma neanch4 la nuova realtà in Italia dove venivo bullizzato per il colore della mia pelle. Stanco di questa guerra tra bianco e nero ho deciso di essere Rosso come il colore della terra in Africa con i quali facevo le mie prime sculture da piccolo. Da lì Red “il ragazzo rosso”».
Come la tua multiculturalità interagisce con la tua arte?
«La mia arte ha avuto diverse influenze. Oltre alle varie ispirazioni dei grandi maestri durante gli studi in accademia ciò che ha plasmato di più la mia ricerca artistica sono stati i graffiti. Tutto l’ambiente underground dei graffiti e le ricerche stilistiche oltre che la cultura vera e propria mi ha portato a esperimentare stili diversi. Successivamente, crescendo ho deciso sempre di più di abbracciare le culture del mio passato e raccontare le mie tele anche con un tocco di influenze africane, creando così delle opere che omaggino il mio passato in Africa e il mio presente in Europa».
La forma di creatività con cui ti senti più a tuo agio?
«La forma di creatività con cui mi sento più a mio agio resteranno sempre i graffiti. Oltre che per il movimento culturale e l’adrenalina durante le action i graffiti mi hanno dato l’opportunità di reinventarmi un nome, un simbolo, lasciandomi alle spalle tutti i problemi razziali perché nei graffiti non ci sono solo il bianco e il nero ma un arcobaleno di colori con cui posso esprimermi».
Qual è il ruolo d’arte oggi?
«L’arte come da sempre a oggi ha secondo me il ruolo di provocare il pubblico per esprimere un concetto che a parole nessuno di noi riesce a comunicare a pieno».
Che rapporto hai con la moda?
«La moda è stata una cosa inaspettata per me. Ci ho fatto un frontale senza accorgermene. Prima per me esistevano solo i graffiti ma dopo aver conosciuto un caro amico e artista che stimo @zoow24 ho visto l’opportunità di esprimermi in quel campo mettendoci del mio così affiancandomi al suo brand baddeal ho iniziato a fare i primi custom sui trench e a cominciare a girare nelle varie fiere da Milano Firenze Parigi ed eventi in cui non mi sarei aspettato .Conoscendo piu a fondo il campo del fashion mi ci sono appqssionato sempre di più e dopo diversi collaborazioni con brand che non mi sarei aspettato ho cominciato a un sogno di un giorno in cui potrò realizzare un mio brand personale».
Il tuo designer preferito?
«Martin Margiela».
Il tuo artista preferito?
«Pablo Picasso».
La tua città preferita?
«Parigi».
Come hai visto cambiare Milano?
«Ho sempre amato e odiato Milano. L’ho percepita a volte come una culla altre come una gabbia. Ma nel profondo è sempre stata una città dove ho potuto ritrovare il mio angolo per creare e conoscere persone con cui ho condiviso una visione e sono contento che a oggi sia una delle città dove ci sono scambi internazionali di giovani creativi da tutto il mondo».
Chi ti ispira?
«La vita, la natura, la musica, le persone. le esperienze. Penso esista un disegno a tutto, una tela più grande. Ogni episodio della mia vita, ogni persona che incontro nel mio percorso mi ha insegnato qualcosa in un modo o in un altro ha messo colore alla tela della mia vita».
Cosa ti è piaciuto di più di ultima fashion week?
«L’innovazione di Moschino dal punto di vista degli show a cui ho assistito. Lo stacco da Jeremy Scott, che ho sempre ammirato, fino a una nuova aria di freschezza nel ritorno di un brand storico nella visione del nuovo direttore creativo Adrian Appiolaza. Per il resto amo sempre conoscere persone nuove durante gli eventi parlare di passioni comuni e far nascere nuovi progetti».
Una tendenza che non ti stanchi mai di indossare?
«I baggy! Li trovo da sempre un capo semplice e cozy da indossare abbinandoli a capi di ogni genere. Una cosa che invece non indosseresti maiI pantaloni coi risvoltini...».
Qual è l’urgenza più stringente per la tua generazione?
«La sostenibilità e il mantenimento del nostro pianeta».
Cosa sogni per il tuo futuro?
«Un mondo senza conflitti. Un mondo dove non esistono disuguaglianzeDal punto di vista della mia carriera spero in futuro di continuare a lavorare con ciò che amo fare e coronare il mio percorso con un brand personale che abbraccia i miei ideali».
Gonne by Red longo e Julio Alvarez Lavagnino.
Direzione creativa: @redlongo e @spaziokoch
Fotografia: @giovannivarlonga
Fashion designer: @destroyscarface
Styling: @Alexatmvv
Models:
@isi
@charlesmatadin
@Shantibanton
@rayanneanet
@miutanii
@annaferretti
@lorenzobigi
Make up:
@ariannamiante
@ceciliaolmedi
@emmacisotto
















