L'ultimo imperatore della moda non c'è più. Valentino Garavani si è spento oggi all'età di 93 anni. Con lui scompare una figura che ha segnato in modo indelebile la storia dell'alta moda: una vita e una carriera che meritano di essere ripercorse.
Valentino, chi era
Valentino Garavani nasce l'11 maggio 1932 «in un caseggiato umbertino nel centro di Voghera - così scrive Antonio Armano nel libro Vip-Voghera Important People— Due piani, facciata giallastra vagamente neoclassica, interno con appartamenti di ringhiera, di fronte il mercato coperto». È il secondogenito, dopo la sorella Wanda, di Teresa de Biaggi e Mauro Garavani, un commerciante di articoli elettrici. Valentino sviluppa sin da piccolissimo una innata passione per i figurini: scarabocchia sui libri di scuola elementare modelli di abiti che paiono corolle di fiori rovesciate. E mentre in strada i bambini giocano a calcetto, lui trascorre il tempo libero nel negozio di tessuti della zia, dove impara i nomi delle stoffe francesi: «Dentelle. Faille. Taffetà. Mousseline. Crêpe georgette».
Anche al liceo si dimostra poco interessato agli studi, tanto che i compiti pomeridiani vengono facilmente dimenticati per seguire un corso da figurinista a Milano e al contempo apprendere il francese: forse sa già che il Paese della Ville Lumière sarà la sua prossima destinazione. E infatti a Parigi ci va non molto tempo dopo, con un piccolo supporto da parte dei genitori.
La moda, la sua vita
Dopo aver studiato stilismo alla prestigiosa École de La Chambre Syndicale de la Couture, frequenta la scuola per eccellenza di ogni artista: la bottega. Entra prima da Dessès e poi a Guy Laroche, mentre si immerge totalmente negli ambienti creativi, ricchi di charme e lusso della capitale francese: «Erano i tempi in cui le donne si cambiavano tre, quattro volte al giorno - racconterà tempo dopo - il parrucchiere era importante come il calzolaio. Mentre la (Viscontessa) de Ribes si preparava, io schizzavo le sue idee. Di solito indossava quei piccoli nulla neri che erano tutto». Verso la fine degli anni Cinquanta torna in Italia e va Roma, prima come allievo di Emilio Schuberth, poi come collaboratore di Vincenzo Ferdinandi, finché nel 1957 apre il suo primo atelier in Via Condotti, anche qui con l'aiuto del padre e di altri soci. Ma gli inizi non sono quelli sperati, soprattutto dal punto di vista finanziario, un campo in cui Valentino stesso non sa come muoversi. Si rivela salvifico l'intervento di Giancarlo Giammetti, un architetto che, al contrario del couturier, con la finanza ci sa fare così tanto che sarà lui a farsi totalmente carico della parte manageriale della casa di moda, lasciando piena libertà creativa a Valentino. Tra i due nasce un duplice sodalizio: quello sentimentale che si protrarrà per 12 anni e quello professionale, destinato a durare per tutta la vita.
Il sodalizio con Giancarlo Giammetti
La consacrazione ufficiale della coppia avviene a Firenze nel 1962: i due esordiscono nella maestosa Sala Bianca di Palazzo Pitti con una collezione che conquista tutto il parterre, tra stampa e buyer americani. A seguito del debutto, Vogue France dedica a Valentino la copertina ed è la prima volta per un italiano sulla cover del magazine francese. Gli anni Sessanta segnano l'ascesa della casa di moda nel panorama internazionale, soprattutto quando raggiunge gli Stati Uniti. Qui la storia di Valentino si lega indissolubilmente con quella di alcune donne celebri, destinate a diventare icone di stile senza tempo. Tra i primi incontri c'è quello con Elizabeth Taylor, diva di Hollywood per la quale il couturier firmerà l'abito delle nozze con Larry Fortensky.
Un altro importante sodalizio sboccia durante un evento di beneficienza al Waldorf Astoria di New York, dove Valentino conosce Jackie Kennedy che dopo la tragica morte del marito (e poi anche del cognato) decide di abbandonare l'America e sposare nel 1968 l'armatore greco Aristotele Onassis, indossando un abito in pizzo color avorio della maison italiana.
E ancora. Nel corso dei decenni successivi fino ai primi anni Duemila, Valentino farà di molte altre dive e regnanti le sue muse, come Farah Diba, Sharon Stone, Sophia Loren, Julia Roberts e Anne Hathaway, vestendole con creazioni che riscriveranno la storia della moda. Alcune di queste, saranno rese inconfondibili da quella seducente punta di rosso che diventerà il colore identificativo del brand: «È il mio portafortuna — dichiarerà — una donna vestita di rosso non sbaglia mai». Si dice abbia "scoperto" la nuance al Teatro dell'Opera di Barcellona, all'alba della sua carriera: lo sguardo catturato da un'anziana signora che aveva indosso un abito in velluto cremisi.
Nel 2007 Valentino cala il sipario sulla sua immensa carriera. Già nel 1998 aveva venduto il marchio alla casa tedesca HDP, poi rilevato nel 2002 dal Gruppo Marzotto. L'addio viene annunciato dopo le celebrazioni per il 45esimo anniversario della maison. I festeggiamenti vanno in scena al Tempio di Venere, cuore del Foro romano, con uno spettacolo maestoso, corredato da fuochi d'artifici e danzatrici aeree vestite in rosso Valentino. Le immagini dell'evento vengono poi inserite dal regista Matt Tyrnauer a chiusura del documentario Valentino: L'ultimo imperatore che racconta gli ultimi due anni di attività dello stilista. «Come dicono gli inglesi, il momento perfetto per andarsene è quando la festa non è ancora finita», scrive in una lettera di commiato intitolata "Adieau". Il testimone passa prima ad Alessandra Facchinetti, poi al duo Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli. Quest'ultimo è stato da solo alla guida creativa della maison fino al 2024.
Quest'anno l'imperatore della moda avrebbe spento 94 candeline. E nonostante si fosse ormai da tempo allontanato dai backstage delle passerelle, l'essenza del suo genio è stata più volte evocata da chi dopo di lui ha preso in mano le redini di un prezioso lascito stilistico che ha fatto la storia del costume e che ha lasciato un'impronta indelebile nell'immaginario di tutti.



























