Cantante, compositrice, attrice e regista. Jane Birkin è stata tutto questo, ma anche molto di più. Non a caso poche ore dopo la sua scomparsa, avvenuta domenica 16 luglio, il presidente francese Emmanuel Macron l'ha omaggiata con il titolo di "icona". Se la sua voce e il suo volto resteranno per sempre impressi nella storia della musica e del cinema, il suo nome sarà legato per l'eternità al mondo della moda perché appartiene alla borsa griffata più desiderata di sempre: la Birkin di Hermès. Come spesso accade, il successo di questo indelebile sodalizio è da ricercare in una vicenda non programmata che ha origine in una fruttuosa fatalità. A raccontarla è stata la stessa attrice alla giornalista di moda Dana Thomas, durante una storica intervista che è stata poi riportata innumerevoli volte dai media di tutto il mondo. Non stupisce quindi che alcuni contorni di questa incredibile storia appaiano leggermente sfocati.

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È il 1983 — anche se alcuni riportano un anno in più— e Jane Birkin si trova su un volo Parigi-Londra operato dalla compagnia aerea Air France. Il caso vuole che su quello stesso aereo ci sia anche Jean-Louis Dumas, all'epoca designer per Hermès. I due si incontrano, forse sono persino vicini di posto, chiacchierano del più e del meno finché, non si sa come, a Jane cade una borsa piena di fogli (o forse è l'agenda). In ogni caso quei pezzi di carta si riversano inesorabilmente ai piedi dell'attrice e dello stilista. A quel punto, presa dallo sconforto, sembra che Jane esclami: «Nessuna agenda e nessuna borsa riescono a contenere tutti i miei fogli». Detto fatto. Dumas si propone di creare un nuovo accessorio appositamente per lei, capiente e al contempo elegante, una maxi bag abbastanza comoda per affrontare qualsiasi spostamento, senza però rinunciare allo stile. Pare che la maison francese ci impieghi solo qualche settimana per realizzare il primo prototipo di quello che poi sarebbe diventato l'oggetto del desiderio di molti.

La storia della celebre borsa Hermès di Jane Birkin

La prima Birkin bag fu arancione. C'era da aspettarselo, dato che il colore è da sempre il simbolo del brand. Il motivo? Anche qui ci vanno di mezzo una serie di vicende fortuite risalenti al periodo tra gli Anni '40 e i primi '50: la seconda guerra mondiale aveva causato una carenza di materie prime, tra cui i coloranti crema e senape che fino a quel momento avevano rivestito le scatole della maison. Così Emile Maurice Hermès, nipote del fondatore all'epoca alla guida del marchio, dovette ripiegare su una delle poche tinte disponibili, ovvero una vibrante tonalità di arancione. Nel tempo le vivaci confezioni sono diventate degli elementi identificativi e chiunque vedendole le associa al marchio francese.

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Oltre alla prima Birkin arancione, la cantante di "Je t'aime...moi non plus" ne ha possedute altre della stessa linea che hanno riscosso altrettanto successo. Tra queste, una una in pelle nera che nel 2011 è stata messa all'asta per raccogliere i fondi destinati alle vittime del terremoto del Tohoku in Giappone. Curiosità: la borsa è stata venduta con tanto di rosari buddisti e colorati ciondoli con cui Jane amava personalizzare i suoi accessori. Restando in tema, molte altre Birkin nel corso dei decenni sono state battute all'asta, con offerte da record che hanno contribuito a costruire il mito di questa it-bag. C'è stata, ad esempio, la Nilo Crocodile realizzata in pelle di coccodrillo albino e decorata da ben 245 diamanti. A venderla, durante l'asta organizzata a Hong Kong da Christie's nel 2016, è stato un anonimo collezionista asiatico alla cifra di 300.168 dollari.

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Per un po' questo prezioso pezzo è stato il modello della linea più caro mai venduto al mondo. Almeno fino all'anno successivo, quando una stessa versione è stata battuta per poco meno di 400 mila dollari. Al di fuori delle aste il costo di partenza di una Birkin è di circa 8 mila euro e può arrivare a più di 120 mila. Ma anche per chi è disposto a pagare queste cifre da capogiro, acquistarla è tutt'altro che semplice: ci sono lunghe liste d'attesa che variano da alcuni mesi fino a due o tre anni, in base alla scelta dei materiali e dei colori.