La prima sera, Coma Cose hanno sceso le scale dell'Ariston fra i lustrini avvolgenti di California e l'eleganza stravagante di Fausto per tornare sul palco più ambito di Italia. Per la loro seconda esibizione hanno giocato con outfit classici in palette nera, per la serata dei duetti hanno sfoggiato accanto a Baustelle due coordinati in tartan. In attesa di scoprire le mise scelte dalla loro stylist Giorgia Cantarini per la finale, il duo indie più amato in gara condivide con Cosmopolitan in Gintoneria i segreti dei propri look, sempre firmati Vivienne Westwood. I cantanti hanno scelto insieme a Cantarini di indossare l'iconico brand britannico per il suo messaggio avanguardistico anche legato alla consapevolezza ambientale. Come ci hanno raccontato, Coma Cose sono grandi amanti anche della moda vintage, garanzia di sostenibilità, come quella che si trova sull'app di Vestiaire Collective, a cui dedichiamo un ringraziamento speciale.
La vostra è l'esibizione possiamo dire più emozionante di questa edizione. Come vi sentite dopo aver cantato?
C: «Siamo contenti, abbiamo ricevuto tantissimi messaggi di persone che si sono emozionate e ci hanno detto mi avete fatto commuovere. Era quello che volevamo»
Che cosa lo stile e la moda rappresentano nelle vostra arte?
F: «La moda è una cosa ampia e io e Francesca ci siamo riconosciuti anche per il nostro stile. Avevamo uno stile simile che fondamentalmente è a caso - e poi a caso è diventato cool. Un po' si nasce con uno stile e poi crescendo lo si definisce. Bisogna imparare un po' a osare e in questo Giorgia è bravissima a supportarci in questo».
A proposito di questo, Giorgia come stai costruendo l'estetica dei look dei ragazzi?
G: «È un lavoro che facciamo insieme, ci prendiamo davvero del tempo per noi. Ci vediamo, pensiamo, andiamo a fare shopping. Abbiamo iniziato a lavorare insieme quando io vivevo a Londra e ricordo che invitai i ragazzi per un weekend. Fu allora il nostro primo incontro stilistico perché andando in giro a trovare pezzi particolari e fare ricerca abbiamo capito cosa potesse funzionare. Per questa occasione, come diceva Fausto, abbiamo un po' osato, per esaltare entrambe le personalità che ci sono in questa coppia bellissima».
Com'è evoluto il vostro stile nel tempo rispetto alla vostra arte?
C: «Noi siamo in continuo cambiamento e partendo dalla musica ci piace affrontare nuovi generi. Io per esempio prima di conoscere Giorgia non mettevo scarpe con il tacco né tanto meno gonne. Mi ha fatto scoprire dei nuovi mondi».
Sul palco vestite capi Vivienne Westwood, cosa rappresenta per voi questa designer iconica che è da poco mancata?
C: «Alla fine siamo tornati a Londra. Vivienne è un'icona gigantesca di irriverenza, stile, avanguardia, indipendenza. Ha sempre percorso un binario suo rispetto al convenzionale».
G: «Lei si è sempre battuta anche contro le politiche industriali, diceva "comprate meno, ma comprate meglio". Questa è la cosa più sostenibile che si possa fare».
A proposito di sostenibilità, quant'è difficile oggi rispettarne i parametri quando si parla di celebrity styling?
G: «Non è una difficoltà, è più una questione di conoscenza. Quanto di più importante possiamo fare è informarci e realizzare che ci sono tantissime alternative eticamente prodotte, non inquinano, rispettano l'ambiente e hanno comunque un alto contenuto moda».
Quali strumenti si possono mettere in atto per questa ricerca?
G: «Siamo tutti e tre amanti del vintage e della ricerca. Sicuramente io cerco molto online, perché questo permette di spaziare e fare acquisti di capi anche molto particolari. Su tutti, io preferisco la piattaforma di Vestiaire Collective perché trovo sempre delle chicche davvero uniche per il mio archivio».












