È possibile unire per davvero lo stile a un’intenzione virtuosa come il valore della sostenibilità? Cioè, francamente parlando, davanti a un capo di abbigliamento plasmato dallo sforzo di idearlo e produrlo secondo dogmi green, sono maggiori le volte in cui siamo rimasti delusi o i casi in cui la soddisfazione ha superato le aspettative? Domanda amletica. Se al netto del palese green washing oggi è ancora complesso capire se esistono marchi di moda sostenibile in grado di coniugare gusto ed etica, abbiamo provato a stilare una lista di 5 brand dall’animo illuminato dove il loro equilibrio tra stile e approccio etico ci soddisfa appieno. Dalle forme cult di stagione, alle crasi estetiche, a vincere sono le pratiche di recupero di materie prime dead-stock e una chiara inclinazione a fare upcycling intelligente, siamo pronti a innamorarci e a salvare sul telefono i nomi di questi 5 brand votati alla sostenibilità
Nong Rak, il progetto di lana e di amore thai-americano
Nong Rak in thailandese significa Young Love, amore giovane. Cherry e Home, americana lei, thailandese lui, si sono conosciuti e innamorati a Bangkok nel 2015. E da allora non si sono più lasciati. Una passione per la musica, l’arte e lo stile li ha uniti in questo progetto interdisciplinare che vede nella moda upcycled e sostenibile il perno più importante della loro creatività ruotare intorno a musica e fotografia. Il valore etico e sostenibile del progetto risiede nella maglieria. Soffice, colorata e pelosa, proviene da una lavorazione manuale di matasse di lana dead-stock a loro volta filate a mano e cercate in lungo e in largo per tutti gli Stati Uniti. A fianco del progetto di maglieria, tra cui spuntano cappelli mushroom che vanno sold out in tempo zero, il duo ha creato un canale di moda vintage selezionata davvero interessante. Una regola: one of a kind.
Chopova Lowena, etica ed estetica dell'uniforme folk
Tovaglie vintage e taffetà recuperate in Bulgaria e in Inghilterra. Così Emma Chopova e Laura Lowena, diplomate alla Central Saint Martin e accomunate da una passione per la cultura folk, durante il primo lockdown si sono concentrate nel produrre capi completamente upcycled dalla forte identità di recupero. Non solo Dua Lipa e le influencer più acute di Instagram sfoggiano le note gonnelline plissettate e goffrate a punto smock assemblate a mano in piccolo atelier in Bulgaria, il fenomeno Chopova Lowena cresce a vista d'occhio. Dietro a quella cifra ibrida nata dalla mescola di sfumature punkish su silhouette elaborate da costume folcloristico dell’Est Europa, risiede un concetto base profondissimo di moda sostenibile. Ogni tessuto è di recupero, lavorato da piccole realtà bulgare e italiane tutelate e sostenute sotto ogni aspetto sociale. Il loro processo produttivo tra materie prime e assemblaggio non è affatto semplice ma le due designer ne vanno orgogliose: si deve fare!
Almost on Time, da una felpa a un corsetto secondo Kayla Sade
Adesso siamo molto sensibili al tema del corsetto, ma Kayla Sade di Almost on Time ha portato questo elemento del malizioso mondo della corsetteria a un livello nettamente superiore. Non solo lo ha nobilitato come capo intimo a capo da esternare, ma gli ha dato un valore aggiunto perché frutto di un processo sostenibile di riuso e upcycling. I suoi corsetti sono interamente realizzati con felpe Nike second hand. Dobbiamo aggiungere altro? Ah sì, ci sono anche gli hoodie corset, felpe con cappuccio a cui è stato impiantato un bellissimo stringivita steccato in morbido cotone. Se si è interessati Sade realizza ogni capo da sola con l'aiuto di piccole sartorie di quartiere. Anche qui il tempo e la qualità non possono che andare di pari passo.
Per Duran Lantink, la moda sostenibile è circolare
La venerazione dello status moda per Duran Lantink non esiste. Olandese, diplomato alla Gerrit Rietveld Academie e al Sandberg Instituut, Lantinik è, ad oggi, il designer che ha davvero smantellato il concetto di stagionalità, culto del brand e concetto di lusso per rafforzare invece il pensiero innovativo di sostenibilità zero waste. Inserito nel 2019 nella lista ai LVMH Prize, il premio a sostegno dei giovani stilisti, è stato l’autore geniale dei mitici pantaloni vagina realizzati per il video di Janelle Monàe Pynk. Oltre ad assemblare capi da altri capi pre-loved, Lantink non si lascia intimidire dalle firme e taglia e smembra senza indugi in nome della creatività e della circolarità dei capi. È utile sapere che se si possiede nel guardaroba un suo pezzo, si può sempre riportarglielo affinché possa essere smontato e ricreato sotto una nuova forma. Never ending story.
La moda sostenibile di Morphine, tra ricerca vintage e upcycling
Morphine è certamente il nome del privè del nightclub Cocoricò di Riccione ma è anche il progetto trasversale voluto da Tommaso Vaiani e Macs Iotti, rispettivamente designer e art director, per dare corpo a una radicata passione per la moda e al suo indistricabile impatto culturale e sociale. Il collettivo propone al contempo una selezione di capi firmati provenienti da raffinati guardaroba in parallelo alla produzione di pezzi unici ottenuti grazie a un approfondito lavoro di upcycling; a corredo poi li affianca pure una selezione di riviste rare vintage. Questo è lo spazio perfetto dove il pezzo unico diventa il manifesto di un nuovo modo di pensare alla moda, fuori dagli schemi delle grandi distribuzioni, sempre più dentro alla personalizzazione. Morphine Compendium 01: Pazzesca è il nome della recente capsule di 37 pezzi presentata durante la Fashion Week milanese di settembre 2021. Capi completamente ottenuti da un complesso lavoro di manipolazione di tessuti e ricami adattato però a forme semplici e easy molto simile all'estetica degli abitanti ribelli di Zion in Matrix Reloaded. Non sarà mica un messaggio subliminale?

















