Tra il dire e il fare c'è di mezzo... una marea di guantini monouso, gel igienizzante e sguardi da colpo di fulmine. Per capire se il Decreto Ripartenza della Fase 2 circa la riapertura graduale dei negozi di abbigliamento e cura della persona funziona, sotto le scrupolose regole del distanziamento sociale, abbiamo deciso di andarci davvero a fare shopping. Un provato per te da una selezione random di negozi aperti da appena un giorno in pieno centro a Milano. Dove però in nessuno è stata controllata la temperatura corporea. Eccesso di fiducia?
La nostra è una passeggiata perlustrativa, un giro che parte dalle colonne di San Lorenzo nel quartiere Ticinese vicino ai Navigli, per risalire dritte verso il Duomo percorrendo via Torino: un viaggio post atomico tra vetrine deliziose allestite con vestiti color pastello, moda anni 90 e la desolazione delle tante saracinesche ancora tristemente serrate e mute.
Comprare nei negozi ti rimette al centro dell'acquisto
La prima sensazione è piuttosto straniante: davvero voglio entrare e ricevere tutta questa attenzione? I negozi sotto ai 40 metri quadri hanno l'obbligo di far accedere un solo cliente alla volta e questo significa averlo sotto la lente d'ingrandimento al 100%. E se invece avessi solo voglia di fare un giro window shopping saprò ancora difendermi dall'attacco del commesso in astinenza da prestazione?
♥ Considerazione numero 1: Prima di varcare la soglia del negozio pensa bene a una richiesta precisa del tipo "sto cercando un completo elegante" oppure "pantaloni a pois ne avete?" così lui/lei è contento di offrirti un servizio anche in caso negativo.
Tra i primi negozi aperti che incontro camminando c'è Alcott, dove aspetto qualche minuto prima di entrare. Sono le 10, non tutti gli orari dei negozi in generale hanno mantenuto il full day, alcuni infatti aprono alle 11. Sulla vetrina dello store un cartello avvisa di entrare solo se muniti di guanti e mascherina. Io però indosso solo la face mask. Mi viene indicato il gel igienizzante, forse quello basta. Invece non appena inizio a guardarmi intorno la commessa si avvicina per consegnarmi un guanto monouso da indossare sulla singola mano con cui intendo toccare i capi per vederli meglio. Scopro anche che non è consentito provarli, ma sarà possibile cambiarli entro due mesi di tempo dal giorno dell'acquisto.
Considerazione numero 2: per adesso possiamo dire addio all'utilizzo compulsivo del tatto. Dimentica quella meravigliosa abitudine di toccare distrattamente una maglia mentre con lo sguardo sei già alla salopette appesa un po' più in là, perché non è proprio possibile. Qui serve concentrarsi sulle sensazioni che la sola mano ti fornisce mentre scorre sui capi e contribuisce, insieme a vista e udito, a rendere un'idea della grana più o meno familiare di cotoni, viscose, tulle e denim. Uno sforzo meta sensoriale non indifferente. L'alternativa all'impossibilità di provare capi direttamente in negozio è il metro da sarta: campiona a casa le misure dei pezzi base e confrontali in store.
Basta con i camerini virtuali, il vero trip lo fai in quelli reali
Il tour dei negozi prosegue in via Torino, il prossimo aperto è Tally Weijl, sgombro di persone, invoglia per la palette cromatica pastello visibile al suo interno, dove camicie e top dalle maniche a palloncino mixano alla perfezione sia gli anni 90 che i Y2Y, cioè i duemila. Siccome porto ancora il guanto singolo decido di indossare un nuovo paio che trovo pronto all'ingresso. La commessa mi chiede subito se sto cercando qualcosa in particolare. Ovviamente rispondo di no, ma adocchio alla velocità della luce un bomber cropped in tulle bianco mesh a micro pois. Così decido di provarlo avviandomi ai camerini. Parliamo della sberla emotiva nel rivedersi a figura intera fuori dal contesto domestico con tutti i ridimensionamenti del caso che finisce con l'agevolare un flusso di coscienza inarrestabile: ok, forse ho esagerato con le pizze e gli aperi-chat. La prova avanza senza entusiasmo finché non ne trovo un altro in versione nera a quadri. Indecisa sui due modelli mi viene indicato di appenderli su uno stander al centro dei camerini dove immagino verranno vaporizzati per essere rimessi di nuovo in vendita.
Considerazione numero 3: diventeremo degli Harry Potter formidabili, ci vuole una certa abilità nello spogliarsi, sbottonarsi e ri-abbottonarsi con un paio di guanti di plastica non proprio traspiranti, larghi, in compagnia di un bavaglio museruola che ti fa soffiare come un mantice. Saremo meglio di Houdini.
Risalgo verso Piazza Duomo e mi tuffo da Mango, i negozi sportivi per adesso li metto in stand by. Come previsto dal Decreto Ripartenza i negozi aperti superiori a una metratura di 40 metri quadri devono indicare due passaggi differenti, uno per l'entrata e uno per l'uscita. Così fa anche Mango, da cui entro provvista di guanti ma che mi chiedono gentilmente di sanificare con una bella spalmata di gel. Prima di scendere in direzione del camerino, curiosa di provare un paio di pantaloni larghi, non posso non notare i vaporizzatori igienizzanti pronti a sanificare i vestiti esposti. Cioè, qui lo fanno prima e dopo. Una commessa gentilissima mi spiega poi che in caso di una spesa di 80 euro verrà applicato uno sconto del 30% sul totale e quindi, tanti auguri di buono shopping.
È il turno di United Colors of Benetton, il negozio affacciato su Piazza del Duomo angolo via Mazzini. La vetrina mi invoglia con quella serie di pezzi arcobaleno portatori sani di positività in questa dura ripartenza da Coronavirus. Entro, sanifico nuovamente i guanti e comincio il giro di perlustrazione. Lino, lino e ancora lino, che immagino essere croccante sotto le dita inguantate, ha tutto il sapore della moda estate 2020. E poi altre righe e capi full colors si alternano a cartelli informativi piazzati ad ogni angolo dello store pronti a illustrare come comportarsi senza compromettere l'esperienza shopping. Certo è che tra mascherine e qualche incertezza, la normalità dell'esperienza non potrà essere identica ai tempi del pre Covid-19. C'è chi è passato ieri a farsi un giro, ma solo oggi si è deciso a ultimare l'acquisto e c'è chi, come me, prova un blazer mono petto in lino blu (uh, che fantasia) sognando di sfoggiarlo presto a un cocktail.
Considerazione 4: perché tornare a fare shopping se ancora non sappiamo quando potremo indossare il nostro bottino sotto un profilo squisitamente sociale? Perché alla fine siamo fatti di carne, anche piuttosto molle, e a volte concedersi un momento vanity non fa proprio male a nessuno, tanto meno se stessi.
Zelante il servizio clienti Zara, così non rischi passi falsi
Concludo la mia prima sessione di shopping reale tra i negozi aperti oggi con Zara Milano, dove mi tocca fare un po' di fila prima di entrare. Non sanifico i guanti, il ragazzo alla porta mi dà l'ok, e punto dritta a un paio di pantaloni fluidi a vita alta color cioccolato. Il negozio è abbastanza trafficato tra clienti e addetti alla vendita e forse la distanza di un metro da una persona e l'altra è poco praticabile nonostante gli spazi siano davvero ampi. Per il fatto di non essere entrata ancora in nessun negozio di scarpe mi cade l'occhio su un paio di ballerine nere in tulle pois e alle loro gemelle décolleté con kitten heel. Adorabili. Oggi ho la fissa dei pois. Per provarle al volo ho però dovuto chiedere un paio di pedalini monouso, pena ammonimento sicuro. Proseguo lo shopping da Zara provando i pantaloni nei camerini dove, l'eccesso di zelo della fila scaglionata, ancora gel igienizzante e i tanti cartelli dettagliati, fanno salire l'ansia da prestazione, un po' come al controllo metal detector in aeroporto.
Considerazione 5: rispetto all'abitudine di comprare online, l'esperienza di acquisto in negozio live è ancora importante, la vista è sollecitata e le curiosità velocemente appagate. Imparare a farlo all'insegna del contenimento dell'istinto è dura, ma lo faremo in fretta.
Se al momento i grandi marchi della moda hanno pensato di offrire un servizio di extra coccola come gli appuntamenti in store one-to-one, per ovviare così inutili assembramenti e aumento dello stress, è altrettanto chiaro valutare di cosa si abbia davvero bisogno prima di essere colte da panico del tipo "non ne ho la minima idea". Fare fashion detox durante il lockdown ha come resettato il nostro stile: una chance extra per abbracciarne di nuovi.
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