La moda 2020 va a tutta velocità ma non dimentica l'heritage dei couturiers avanguardisti del secolo scorso. Se mettiamo a confronto la moda degli Anni 20 del primo Novecento con quella del nuovo ventennio, si ritrovano delle similitudini, dei concetti base messi a punto dai grandi sarti del passato e ormai integrate nel dna fashion. Ma quali sono le circostanze e per mano di chi è iniziata la grande trasformazione che ha contribuito a modernizzare la moda a cavallo tra la belle epoque e il primo grande conflitto? La curiosità ci spinge tra le pagine di storia per capire e dare un volto ai personaggi chiavi che hanno influenzato la moda degli Anni 20 di ieri e di oggi.
Il fascino della moda anni '20
Il 1900 segna un momento importante per la moda francese. Per la prima volta all'interno della Grande Esposizione Universale di Parigi viene allestito uno spazio nel Pavillion de l'Elegance dedicato alle creazioni di lusso delle case di moda più conosciute all'epoca.
Una vera novità. La moda finalmente usciva dagli atelier polverosi per essere esibita non più a una ristretta cerchia di clientela ma a un pubblico molto più vasto (equivale a una fiera o presentazione oggi). Per le maison è una opportunità unica per far conoscere la grandeur francese in fatto di stile. Sono tanti i sarti geniali che partecipano all'evento con le loro creazioni facendosi notare dalle signore dell'alta società (le uniche che potevano permettersi vestiti cosi costosi). A cominciare da Charles Frederick Worth, sarto dell'Imperatrice Eugenia, a lui si deve la creazione della Haute Couture per il suo gusto e per il lusso estremo delle sue creazioni. Madame Paquin, che oltre a ideare nel 1906 il primo defilè con la musica è stata la prima donna a imporsi in un ambiente fino ad allora maschile, tanto da essere eletta Presidentessa de la Grandes Esposition Universelle de Paris. E poi, Doucet, con le sue creazioni fluide e ricami preziosi, Redfern, suo il primo tailleur, Jeanne Lanvin la prima a diversificare le collezioni per ogni fascia di età; Vionnet inventa il taglio in diagonale e l'abito drappeggiato. Sono questi alcuni tra i nomi più prestigiosi dell'epoca.
Ma la figura più all'avanguardia, che ha proiettato la moda in avanti fast speed, è stata senza dubbio Paul Poiret. È lui che rifiuta la rigida silhouette a S ovvero il busto proteso in avanti per l'utilizzo di corsetti infernali, costrittiva al centro e che termina verso il fondo con una linea più ampia. Talvolta si aggiungevano alle mises già troppo ingombranti, colli alti inamidati e una crinolina per ottenere un didietro più voluminoso.
Una vera e propria rivolta contro il bustino che vede Poiret in prima linea. Suo il merito di aver liberato la donna da questo scomodo accessorio inventando la linea vague ( ad onda, che cade dritto dal seno, quello che oggi potremmo definire l'abito a tunica o in versione più sexy l'abito sottoveste).
La genialità e l'innovazione di Poiret non si fermano qui! Lo stilista introduce nelle collezioni i cappotti a kimono, le forme a kaftano, i pantaloni alla turca, l’oro e l’argento, il gusto per i colori vivaci (fino a quel momento di base si usavano il viola e il bluette). Grazie a lui furono introdotti colori come rosa e giallo, le stampe, spesso realizzate dall’amico artista Raoul Dufy, inventa la cappa che inserisce nelle sue collezioni, abbassa le scollature e si spinge oltre quando crea un abito elegante da sera con uno spacco vertiginoso sul davanti (una scelta audace ai tempi)!
Via il bustino, la donna poteva indossare una moda più libera permettendole anche una maggiore agilità nei movimenti. Le silhouettes più fluide diventano sempre più popolari anche in occasioni ufficiali come le corse dei cavalli a Longchamp o a Ascot.
La moda anni '20 torna nelle sfilate 2020
La ritrovata libertà si ripercuote anche sulle acconciature. All'inizio del XX secolo le Gibson Girls (illustrate per mano di Charles Dana Gibson) rappresentano un'immagine di donne giovani, indipendenti e sicure di sè, portano i capelli raccolti, dall'effetto morbido e spettinato. Poiret invece introduce i turbanti, più portabili al posto degli esagerati cappelli dell'epoca. A metà degli Anni 20 le Flappers, le più anticonformiste e ribelli, adottano il taglio maschile. Acconciature simili si possono vedere sui runway ancora oggi.
Nel 1910 si esibiscono a Parigi i Balletti Russi, i costumi di scena sono opulenti e ispirati all'Oriente. Poiret ne rimase affascinato e riporta abilmente l'orientalisme nelle sue collezioni. Era solito far indossare le sue creazioni alla moglie Denise modella e musa preferita. Longilinea e slanciata, la sua silhouette era più allineata con i modelli estetici di oggi ma decisamente in rotta con i modelli dell'epoca che vedevano la donna più robusta.
A Poiret si deve riconoscere una sperimentazione stilistica anche eccessiva con la linea a paralume ripresa anni dopo da altri stilisti negli Anni 60 o di modelli azzardati ma modernissimi come il jumpsuit datato 1927, la gonna entravé (diritta ma stretta all'altezza delle ginocchia che costringeva la donna a camminare a piccoli passi (inutile dire che non fu proprio un bestseller).
Nel 1912 Poiret gira l Europa spingendosi persino a New York. Era anche uomo di marketing e un ottimo comunicatore. È stato tra i primi a viaggiare con il suo gruppo di indossatrici in varie capitali del mondo e presentare le sue collezioni (quelle che oggi si chiamano trunk show), a ideare una sorte di brand extension (esattamente come alcune Maison oggi) firmando il suo primo profumo Nuit Persan oltre ai complementi di arredo. Alimenta la sua notorietà creando dei forti legami con alcune celebrities dell'epoca, sue clienti, come le ballerina Isadora Duncan e Mata Hari.
La modernizzazione della moda ha avuto una spinta forte sotto la guida geniale di Poiret e poco più tardi con Coco Chanel. Quest'ultima, nel 1926, crea il tubino nero che diventerà il capo più cult della storia della moda oltre a essere stato il primo capo prodotto e distribuito su larga scala.
Due secoli a confronto, ma le icone di ieri sopravvivono e le visioni geniali si fondano per osmosi, perchè la creatività è circolare, timeless. Non a caso gli Anni 20 del primo Novecento continuano a influenzare i runway del nuovo ventennio...































