Con la crescente preoccupazione generata dal cambiamento climatico e dall'impatto dell'industria sull'ambiente, fare scelte sempre più consapevoli nei nostri acquisti è oggi più importante che mai. Soprattutto quando si parla di moda.
Secondo un rapporto stilato dalla Global Fashion Agenda, l'organizzazione danese per la responsabilizzazione sociale e ambientale della moda, infatti, i progressi registrati dall'industria nel 2019 non sarebbero ancora sufficienti ad allineare il settore agli standard necessari alla sua eco-sostenibilità. E mentre ai grandi marchi e ai colossi del fast-fashion viene richiesto più impegno, e la sottoscrizione di un patto di responsabilità per il 2020, sono proprio i brand che hanno fatto della sostenibilità il proprio presupposto, a indicare il percorso da intraprendere ai big.
Nel caso di Everlane, si tratta di un percorso illuminato dall'impegno alla trasparenza, che spinge il brand, sin dalla sua nascita, a comunicare il vero costo dei propri prodotti, i materiali impiegati per realizzarli e le condizioni dei lavoratori nelle fabbriche che collaborano con il marchio.
"Abbiamo deciso di impegnarci in questa direzione sin dall'inizio, a partire dal modo in cui vengono ripartiti i costi dei nostri prodotti. Dopo la catastrofe di Rana Plaza, abbiamo deciso di condividere con il pubblico i nomi e le foto delle fabbriche e dei lavoratori coinvolti, volevamo che le persone conoscessero da dove vengono i capi di Everlane. Da allora, abbiamo aumentato la nostra trasparenza anche nella sostenibilità. Il nostro obiettivo è dare maggiore visibilità ai processi produttivi. Non vogliamo solamente infondere più fiducia nei nostri clienti, ma dargli anche gli strumenti per fare scelte più consapevoli".
Everlane è un brand americano con uno store online attivo a livello internazionale (anche in Italia!) e con punti vendita a New York, San Francisco, Los Angeles e Brooklyn. Non si tratta di un marchio piccolo e indipendente e questo alza decisamente l'asticella della sfida, dato che una produzione più ampia rischia sempre di implicare un maggiore impatto sull'ambiente.
Il modello di business di Everlane, infatti, è quello dei grandi store dove puoi trovare tutto il necessario per la stagione. Solo che i capi d'abbigliamento sono realizzati per durare nel tempo, lo stile è basic per non passare mai di moda e, sul sito, puoi controllare come viene calcolato il costo di ciò che compri. In poche parole: sai precisamente quanti soldi vengono investiti nei materiali, nel lavoro per la realizzazione dei capi e nel trasporto.
"L'industria della moda è tra le più inquinanti al mondo ed è importante impegnarci per cambiare le cose e salvaguardare il futuro del nostro pianeta. Ci servono più brand che producano meno, e in maniera più sostenibile. Nel corso degli ultimi anni, abbiamo visto molte aziende svegliarsi e diventare più consapevoli del cambiamento climatico, ma ancora non basta. La responsabilità di Everlane è di fare il possibile affinché le cose migliorino, diventando un modello da seguire nel mondo della moda. Entro il 2021 contiamo di rimuovere tutta la plastica vergine impiegata nella nostro produzione e di inaugurare, in Vietnam, la fabbrica di denim più pulita al mondo. E questo è solo l'inizio del nostro percorso".
Scegliere capi sostenibili, poi, non significa necessariamente rinunciare all'ultimo trend, ma optare per un guardaroba duraturo e versatile che puoi abbinare praticamente con tutto, così non sei costretta a buttare niente a ogni cambio di tendenza (questo sì, che è sostenibile).
I fiori all'occhiello di Everlane per la moda autunno 2019 li trovi dando uno sguardo alla collezione denim, realizzata in una fabbrica alimentata al 45% da energia alternativa e da cui vengono prodotti mattoni per realizzare abitazioni con gli scarti dei prodotti. Gli ultimi arrivati in store, invece, sono i maglioni ReCashmere, fatti al 60% di cashmere riciclato e al 40% di lana merino. Il risultato è una collezione perfetta per la nuova stagione, con un'impronta di carbonio inferiore al 50% rispetto al cashmere standard.
"Sappiamo che è difficile cambiare la mentalità delle persone e che è più facile desiderare di avere un guardaroba sempre pieno di capi nuovi. Quando raccontiamo la storia dietro ogni prodotti che realizziamo e parliamo delle nostre fabbriche, cerchiamo di trasmettere l'importanza di fare acquisti più sostenibili. Potevamo scegliere di lavorare fuori dal mondo della moda e di fondare un'associazione no profit, invece abbiamo deciso di costruire un'attività in grado di contribuire a creare un sistema che anche gli altri brand possano utilizzare in futuro. Insomma, abbiamo scelto di cambiare le cose dall'interno".
















